La quarta rivoluzione industriale: dove ci porterà

I pro e i contro dell'era contemporanea alla luce delle nuove tecnologie applicate (soprattutto) all'informazione

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Manifestazione in India contro la censura su internet – Credits: RAVEENDRAN/AFP/GettyImages

Claudia Astarita

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Klaus Schwab, fondatore del World Economic Forum, afferma che siamo all'inizio della quarta rivoluzione industriale. La prima ha usato l'acqua e la forza del vapore per meccanizzare la produzione industriale, la seconda l'energia elettrica per creare la produzione di massa, la terza si è basata sull'informatica per automatizzare quest processo. Oggi, la quarta rivoluzione industriale è caratterizzata da una fusione di tecnologie e internet.

La quarta rivoluzione industriale

I primi a comprendere questa nuova fase dell'industrializzazione globale avevano immaginato un futuro diverso, nel quale la rete avrebbe risolto molti problemi, anziché crearne di nuovi. Nelle visioni utopistiche dei primi anni di internet, le nuove tecnologie non avrebbero trasformato solamente l'economia, ma anche la politica e avrebbero reso le nostre società sistemi sempre più perfetti, garantendo raffinate forme di democrazia diretta.

Il caos generato da internet

Questo non sembra essere avvenuto. Anzi, c'è chi argomenta che la diffusione della rete non abbia contribuito a rendere l'elettorato più saggio, ma che spesso i cittadini non siano in grado di raccapezzarsi in società rese ancora più complesse proprio dalle tecnologie dell'informazione. Non è mancato, ad esempio, chi si sia scagliato contro il suffragio universale dopo che il Regno Unito ha inopinatamente deciso per referendum di uscire dall'Unione Europea o dopo che Donald Trump ha conquistato la Presidenza degli Stati Uniti. A queste critiche si aggiungono altri sintomi che indicano come le democrazie occidentali siano in crisi: il basso livello di partecipazione, il riaffacciarmi di sentimenti nazionalisti che parevano sopiti per sempre. Elementi che proprio la rivoluzione digitale avrebbe dovuto escludere, garantendo uno spazio virtuale nel quale informarsi e interagire e in cui le migliori opinioni avrebbero prevalso.

Rivoluzione tecnologica e democrazia

È ora in corso un approfondito dibattito su cosa potrebbe emergere dalla situazione attuale. Si moltiplicano le voci che individuano nell'epoca contemporanea un momento di svolta e indicano la strada da percorrere. Il politologo Tim Dunlop, ad esempio, sostiene che l'assunto delle infinite possibilità a disposizione di tutti create dal progresso si sia dimostrato fasullo e che l'idea di poter essere gli artefici della nostra condizione sociale sia ormai diventata ridicola. L'opinionista Peter Lewis mette in luce come la risposta non possa risiedere in quei corpi intermedi che hanno ben funzionato nei primi decenni del Dopoguerra: sindacati, associazioni, partiti, tutti vittime di un'apparentemente irreversibile crisi.

Il ruolo delle élites

Alcuni propongono una soluzione che può essere considerata provocatoria, specie in tempi di messa in discussione di tutto ciò che è establishment, ma che merita un approfondimento. È il caso, ad esempio di James Traub del Centro per la Cooperazione Internazionale, il quale dalle colonne di Foreign Policy offre una ricetta controcorrente: secondo Traub, è arrivato il momento per le élites di sollevarsi contro le masse ignoranti, rovesciando l’assunto secondo cui ogni posizione individuale abbia diritto di cittadinanza, anche se contraria al buon senso, alla scienza e alle lezioni della storia. Un altro opinionista statunitense, Andrew Sullivan, ricorda come ormai sia assodato che il Ventunesimo Secolo abbia reso la democrazia un affare mediatico e individua una possibile soluzione ai problemi attuali sempre nelle élites, le quali hanno ancora un ruolo importante da giocare. Non perché nemiche della democrazia, come qualcuno ritiene, ma perché forniscono l'ingrediente fondamentale per salvare la democrazia da sé stessa. L'establishment politico può essere sconfitto e demoralizzato, piegato alle dinamiche del web, ma per Sullivan non è questo il momento di desistere dal prendere l'iniziativa.

La quarta rivoluzione industriale e l'economia

Paura e insoddisfazione generalizzate per i tanti problemi dell'epoca contemporanea è certamente condivisibile, soprattutto perché é la prima volta che i paesi avanzati dell'Occidente sembrano andare indietro anziché avanti. L'economia rallenta, la disoccupazione cresce, le prospettive sul futuro si fanno sempre più cupe, e la popolazione è sempre più disorientata.

La quarta rivoluzione industriale non è ancora arrivata al suo apice, ma di certo ha già dimostrato che, come tutte le rivoluzioni che l'hanno preceduta, ha bisogno di essere ben canalizzata per poter far emergere il suo potenziale positivo. Fino ad oggi ci siamo lasciati travolgere dalle nuove tecnologie, non le abbiamo governate, e questo eccessivo laissez faire ha contribuito alla creazione e al peggioramento di tanti dei nostri problemi attuali. Se vogliamo sopravvivere alla quarta rivoluzione tecnologica, però, dobbiamo considerare che senza un'efficiente ridistribuzione di opportunità e risorse la trasparenza delle informazioni garantita dalla rete rischia di trasformarsi in una forza distruttiva. Ecco perché resta prioritario trovare un modo per cavalcare l'onda della rivoluzione tecnologica per garantire prosperità e sviluppo a chi ancora non è riuscito ad affrancarsi completamente dalla povertà. Per le élites, favorire la ridistribuzione può anche significare essere costretti ad accettare qualche rinuncia. Se però la posta in gioco e la stabilità, il caos di questo periodo storico potrebbe essere un buon incentivo per indurre tutti a lavorare per un compromesso sostenibile.

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