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Il Quantitative easing: cosa serve perché funzioni

Le banche potrebbero decidere di non vendere nemmeno un Btp per non abbassare il loro patrimonio. Quindi l'operazione di Draghi è inutile? No, se...

Marco Cobianchi

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Dopo gli applausi a Mario Draghi, a questo punto, bisogna anche chiedersi quali saranno gli effetti del Quantitative Easing sull’economia, sulle imprese e, quindi, sulle banche.

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Ogni considerazione deve partire da un dato e, cioè, che sull’Italia dovrebbero piovere circa 120-125 miliardi dgli oltre 1100 che il presidente della Bce ha deciso di stanziare per riportare l’inflazione europea intorno al 2%. Ma, ed ecco il punto forse poco evidenziato, solo una parte minoritaria di questa somma arriverà nelle casse delle banche nazionali. Perché? Perché gli istituti di credito potrebbero decidere di non vendere i 410 miliardi di titoli di Stato che hanno in portafoglio per il semplice fatto che gli acquisti della Bce (soprattutto attraverso Bankitalia), pari a 60 miliardi al mese, faranno aumentare i prezzi (e, quindi, diminuire i rendimenti) e questo significa che se si tengono i Btp in cassa vedranno salire il patrimonio e questo, in una fase di grande attenzione della Bce sui bilanci bancari, potrebbe essere un incentivo a non vendere.

Eccesso di liquidità

Potrebbe, questa decisione, diminuire la loro propensione ad aumentare il credito all’economia reale? Forse no: le banche italiane, infatti, hanno un eccesso di liquidità. Secondo una grande banca, che su questo ha realizzato uno studio apposito, anche se le banche italiane non vendessero nemmeno un Btp all’interno dell’operazione di Qe della banca centrale, potrebbero aumentare il credito di una percentuale compresa tra il 5 e il 7% rispetto ad oggi.

L'importanza delle riforme strutturali

Questo significa che le banche italiane venderanno Btp alla Bce solo se si troveranno di fronte ad una domanda maggiore di credito da parte di imprese e famiglie e perché questo avvenga occorrono le famose riforme strutturali che infondano fiducia nelle imprese, abbassino le tasse, taglino drasticamente la burocrazia e convinca le società che è il momento buono per fare nuovi investimenti. Ecco perché la politica, in questo momento, è cruciale. Ed ecco perché, senza una decisa azione riformatrice in campo economico, il Qe rischia di fallire.

In ogni caso gli effetti ci saranno, ma saranno soprattutto indiretti. Il primo sarà il calo del costo della raccolta. Il tasso su un deposito vincolato a 12 mesi offerto dalla banca è infatti relazionato al tasso di un Btp: scendendo il rendimento del Btp scende anche il rendimento di un deposito vincolato liberando risorse che possono essere investite altrove. In pratica cala il costo della raccolta.

Le imprese ne beneficeranno comunque

Il secondo effetto indiretto riguarda proprio il credito alle imprese. Attualmente i tassi applicati a quelle con alto merito di credito sono già bassissimi ed è diventato molto difficile per le banche farsi concorrenza sui clienti premium, quelli che sicuramente ripagheranno il debito contratto. Quindi le banche cominceranno a guardare alle imprese con un merito di credito inferiore, e questo significa che anche l’impresa con qualche difficoltà o che deve affrontare l’internazionalizzazione, l’espansione della gamma dei prodotti, che prima era scartata dalle banche perché gli investimenti erano considerati troppo rischiosi, adesso può trovare banche che, grazie agli effetti indiretti del Qe, possono decidere di investire anche su di lei.

Questo è quello che si spera che accada. Naturalmente se la borsa continuerà a crescere, le banche saranno più propense a fare trading ad alto richio, ma ad alto guadagno, piuttosto che sostenere la, comunque più rischiosa, economia reale.

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