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Procedura d’infrazione cos’è e come funziona

Cosa prevedono le regole europee se il nostro Paese venisse sanzionato per debito eccessivo: una multa o il congelamento dei fondi di Bruxelles

Dombrovskis_Moscovici

Andrea Telara

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Multa o congelamento dei fondi. Ecco i due possibili provvedimenti a carico dell’Italia dopo che l’Europa ha bocciato la Manovra Economica vorrà davvero mettere in atto una procedura d’infrazione ai danni del nostro Paese, cono lo scopo di punirlo per non aver rispettato le regole di bilancio. Come sa bene chi ha seguito le cronache politiche degli ultimi mesi, la manovra economica per il 2019 presentata dal governo Conte è stata bocciata dalle autorità di Bruxelles. La commissione Europea ritiene troppo alto il livello di deficit preventivato, pari al 2,4% del pil, e vuole maggiore impegno nella riduzione del debito pubblico.

Multa o blocco dei fondi

Poiché Roma ha risposto picche accettando solo piccole modifiche alla manovra, si fa strada dunque l’ipotesi di una procedura d’infrazione prevista dai Trattati europei. Cosa accadrà di preciso? Una delle possibilità previste dalle regole comunitarie è che venga comminata al nostro paese una sanzione in denaro, fino a circa 9 miliardi di euro, corrispondente allo 0,5% del pil nazionale.

Un’altra opzione possibile, a seconda delle decisione presa Commissione di Bruxelles, è che vengano congelati i fondi che il nostro Paese riceve ogni anno dall’Unione europea: un tesoretto che vale la bellezza di oltre 73 miliardi di euro. Infine, non va scartata neppure l’ipotesi che vengano bloccati i finanziamenti concessi all’economia italiana dalla Banca europea degli Investimenti o che venga interrotto il programma di acquisto di titoli di Stato della Banca centrale europea (Bce).

Procedimento a tappe

Va detto, però, che la procedura d’infrazione, se davvero sarà attuata, non scatterà dall’oggi al domani. Innanzitutto, dovrà essere messa in cantiere dalla Commissione Europea, che si esprimerà in proposito entro il 21 novembre. Poi la palla passerà al Consiglio Europeo, organismo che riunisce i capi di stato e di governo dell’Ue e che darà il suo parere entro i primi di dicembre. Nel frattempo, sulla possibile procedura d’infrazione a carico dell’Italia si esprimerà con un parere anche Ecofin, che riunisce i ministri dell’economia e delle finanze dei paesi membri dell’Unione.

Se tutti questi organismi decideranno di “punire” l’Italia, la procedura d’infrazione verrà attivata il 22 gennaio del 2019. Gli effetti però non si vedranno subito, ma probabilmente a partire da marzo-aprile prossimi. Le sanzioni saranno calcolate infatti in base alla gravità della violazione dei Trattati e periodicamente, cioè ogni 6 mesi, i tecnici dell’Unione Europea si recheranno in missione in Italia per controllare lo stato dei nostri conti pubblici. Il muro contro muro tra Roma e Bruxelles, insomma, sembra solo agli inizi.


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