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Il popolo greco e i risparmi che finiscono

Quasi la metà dei cittadini ha dichiarato di usare i soldi sul conto per pagare bollette, spese di tutti i giorni e affitto. E i depositi bancari volano via

Grecia

Fabrizio Goria

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La crisi della Grecia si vede anche, e soprattutto, nell’economia reale. O meglio, nelle sfide che tutti i giorni devono affrontare i cittadini greci per restare a galla. Sono sempre di più coloro che per le spese quotidiane fanno affidamento ai risparmi. Quasi la metà, secondo un recente sondaggio. E mentre non c’è chiarezza sul destino di Atene, i depositi bancari hanno ripreso a volare via, verso luoghi più sicuri che i forzieri delle banche elleniche. 

Il sondaggio

Nello specifico, secondo un sondaggio condotto a metà febbraio dall’istituto sul lavoro della Confederazione generale dei lavoratori greci (GSEE) e dall’Associazione dei consumatori ellenici (EEKE), il 47% ha dichiarato di aver dovuto prelevare risorse dai conti di risparmio per pagare bollette, spesa di tutti i giorni e affitto. Di contro, il 16% ha spiegato di aver dovuto chiedere un prestito in banca, o presso una società finanziaria. Attualmente, come ricorda il quotidiano ellenico Kathimerini, è una percentuale minore rispetto al settembre 2014, quando fu condotto un analogo sondaggio. Ma nel frattempo le cose potrebbero essere peggiorate.

Il 47% dei greci ha dichiarato di aver dovuto prelevare risorse dai conti di risparmio per pagare bollette, spesa di tutti i giorni e affitto Sondaggio GSEE - EEKE

E il tasso di risparmio?

Nel terzo trimestre del 2014 (ultimi dati disponibili) sia il livello dei risparmi dei cittadini greci sia il loro tasso di risparmio in confronto al reddito disponibile era ai minimi dal 2006. Se è vero che è aumentato di qualche decimale proprio nella seconda metà dell’anno passato, è altrettanto vero che sono otto i trimestri consecutivi (dal primo del 2013) di deflusso dei risparmi. E considerate le difficoltà nelle trattative per il salvataggio di Atene tra il governo di Alexis Tsipras e il Brussels Group composto da Fondo monetario internazionale (Fmi), Banca centrale europea (Bce), Commissione Ue e European stability mechanism (Esm), è possibile che la tendenza non sia cambiata in questi primi mesi del 2015. 

L’incognita turismo

Lo scenario a breve termine dell’economia reale ellenica non è buono. Anzi, è perfino peggiore delle stime del governo Tsipras, il quale aveva garantito, nei mesi scorsi, che uno dei maggiori driver per l’economia del Paese sarebbe stato il turismo. Ebbene, secondo un sondaggio della tedesca Gfk, ripreso sempre da Kathimerini, ha evidenziato che nei primi quattro mesi del 2015 il numero di prenotazioni alberghiere in Grecia da parte di turisti teutonici è calato dell’1,2% su base annua. E dire che storicamente proprio la Germania è il primo partner turistico del Paese. "Il declino è stato particolarmente accentuato nel periodo tra febbraio e aprile, sintomo che l’incertezza sul futuro del Paese ha influito nelle scelte turistiche", spiega Gfk. A beneficiare è stata soprattutto la Spagna, con Canarie e Baleari in testa, a cui hanno fatto seguito Turchia, Cipro e Croazia. Secondo Gfk nel 2015 il numero totale dei turisti tedeschi in Grecia sarà inferiore ai 2,5 milioni registrati nel 2014. Un’altra grana per il Paese.

In aprile i depositi bancari sono calati di circa 5 miliardi di euro, contro i 1,91 miliardi registrati in marzo Fonti bancarie greche

La fuga dei depositi continua

A peggiorare ulteriormente la situazione dell’economia domestica c’è lo stato in cui versano i depositi presso gli istituti di credito greci. Secondo fonti bancarie contattate da Reuters, in aprile è aumentata ancora la velocità di ritiro dei depositi bancari, totalizzando una fuga di circa 5 miliardi di euro, contro gli 1,91 miliardi registrati in marzo. Se questi dati fossero confermati dalle statistiche ufficiali, diventerebbe realtà il quadro dipinto dalla banca statunitense J.P. Morgan nei giorni scorsi. Infatti, analizzando i dati della banca centrale greca, i depositi sono calati sono passati dai 177,845 miliardi di euro di fine novembre ai 149,035 miliardi di fine marzo, gli ultimi certificati. E J.P. Morgan aveva stimato che i flussi in uscita per aprile e maggio avrebbero portato il livello dei depositi sotto quota 140 miliardi di euro. Anche in questo caso, il timore per un mancato accordo tra il Brussels Group e le autorità elleniche, con la conseguente possibile insolvenza del Paese, ha trainato il deflusso. Più passa il tempo senza un’intesa, più aumentano i ritiri dei depositi, più le banche greche vanno sotto pressione, più l’economia interna ne risente. Un circolo vizioso che rischia di affondare la Grecia più velocemente del previsto. 

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