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Perché il pareggio del bilancio strutturale solo nel 2017

La debolezza dell'economia italiana ha indotto il ministro Padoan a decidere unilateralmente il ritardo: ma servirà una nuova manovra?

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Fabrizio Goria

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Italia in recessione anche per il 2014. È questo dunque quello che emerge dalla nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (Def), diffusa ieri, che prevede una contrazione del Pil del Paese pari a 3 decimali per l’anno in corso.

Debolezza strutturale
E pure il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, non ha potuto far altro che constatare la debolezza, quasi strutturale, dell’economia italiana.
Non solo. In virtù di ciò, Padoan ha deciso unilateralmente che il raggiungimento del pareggio di bilancio strutturale avverrà nel 2017, con due anni di ritardo. Una scelta, già fatta dalla Francia, destinata a creare tensioni con la Commissione europea.

I dati sono quelli noti da tempo. Dopo gli allarmi di Fondo monetario internazionale (Fmi) e Commissione, e dopo la doccia fredda dell’ISTAT, che aveva certificato il ritorno della recessione in Italia nel secondo trimestre dell’anno, anche il Tesoro ha dovuto rivedere al ribasso le proprie stime di crescita.

Il debito
L’Italia registrerà un calo dello 0,3% del Pil alla fine del 2014. Il debito, complice l’attuale congiuntura economica composta da stagnazione, deflazione e basso flusso di investimenti esteri, salirà fino a quota 131,7 del Pil a fine 2014 e fino al 133,6% nel prossimo.
In realtà, come ha sottolineato il Tesoro, l’impennata del debito è frutto anche di un processo di privatizzazioni che sta andando a rilento, molto più che le stime iniziali.

Una scelta già fatta dalla Francia, destinata a creare tensioni con la Commissione europea

Deficit/Pil
Appare sotto controllo, seppure di poco, il rapporto deficit/Pil: 3% nell’anno in corso, 2,9% il successivo. Numeri che però sono in netta contraddizione con quanto stimato sia nel finale del 2013 sia a inizio 2014.

Il peggioramento della situazione economica sta costringendo Roma a un pericoloso dietrofront. Altro che crescita. Altro che rilancio delle attività economiche. Nulla di tutto ciò sta avvenendo. Inoltre, c’è da attendersi che nei corridoi della Commissione Ue guardino con sospetto le parole del presidente del Consiglio Matteo Renzi relative al Tfr. “Stiamo pensando di dare i soldi che arrivano dalla Banca centrale europea (Bce) alle piccole e medie imprese per i lavoratori”, ha detto ieri.
Questo perché “se diamo il Tfr in busta paga si crea un problema di liquidità per le imprese”, ha sottolineato. Il problema, fa notare stamattina un alto funzionario della Commissione, “non sono tanto gli annunci, che possono restare fini a loro stessi, quanto l’effettiva veridicità di quanto proposto”.

Come far arrivare i prestiti della Bce dalle banche alle imprese, dato che i vincoli posti dall’istituzione guidata da Mario Draghi sono pochi? Obbligare per legge gli istituti di credito a un livello minimo di prestiti al settore privato? Nessuno lo sa.

Il pareggio strutturale dal 2015 al 2017
Intanto, però, il fronte più difficile per Palazzo Chigi e Tesoro è un altro. Le negoziazioni fra Padoan e lo staff di Jyrki Katainen, vice presidente della Commissione con la delega agli Affari economici e monetari, sono iniziate alcune settimane fa.

Quando cioè era palese che il beneficio della revisione del Pil secondo gli standard contabili Sec 2010 non sarebbe stato abbastanza per mettere in sicurezza uno degli obiettivi con cui l’Italia si è impegnata con l’Ue, ovvero il pareggio strutturale nel 2015.

Padoan lo ha ricordato ieri: “Visto il quadro macroeconomico deteriorato è lecito invocare le circostanze eccezionali già previste dalle regole Ue per rallentare l’aggiustamento strutturale del bilancio e rinviare al 2017 il pareggio”. Pareggio previsto dal Fiscal compact e sottoscritto dall’Italia negli anni passati.

Non è dolce la realtà con cui si è scontrata l’Italia quando, nella prima parte dell’anno, ha invocato una maggiore flessibilità sulle regole contabili. Dopo i secchi rifiuti arrivati da Berlino e Bruxelles a un cambio in corsa dell’architettura di bilancio, vincoli compresi, Roma sta cercando di trovare una quadratura. Padoan ha ribadito che lo spazio per misure in grado di rivitalizzare la crescita ci saranno già nella legge di stabilità su cui sta lavorando il governo. Il condizionale è però d’obbligo. Tutto dipende da come saranno giudicati i target italiani.

Legge di stabilità
La parola ultima spetta alla Commissione. E, in quest’ottica, i prossimi quindici giorni saranno cruciali per capire se la legge di stabilità prodotta dal Governo di Matteo Renzi raccoglierà l’approvazione di Bruxelles. Ma soprattutto, saranno utili per comprendere come la Commissione Ue deciderà sul pareggio di bilancio strutturale. Se è vero che la Francia ha ottenuto più tempo per rimettere a posto i propri conti pubblici, è altrettanto vero che Parigi ha messo sul piatto un ambizioso programma di tagli alla spesa pubblica. Padoan ha escluso una nuova manovra aggiuntiva, ma nel caso Bruxelles non concedesse altro tempo a Roma, un aggiustamento ulteriore diventerebbe realtà.

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