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Ecco perché la Grecia fa di nuovo paura

Antonis Samaras ha indetto il voto presidenziale. Una scommessa che potrebbe perdere e far salire al governo la sinistra radicale di Tsipras

Grecia

Fabrizio Goria

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Dicembre colpisce ancora. Come nel 2009, quando scoppiò il primo scandalo sui conti pubblici, e come nel 2011, quando si iniziò a parlare di uscita dall’eurozona, anche nel 2014 il dicembre della Grecia è di passione. Il primo ministro Antonis Samaras ha infatti indetto nuove elezioni presidenziali, nell’estremo tentativo di porre fine all’incertezza politica nel Paese. Una scommessa che rischia di provocare più danni che benefici. 

La Grecia ha bisogno di certezze Antonis Samaras

Cosa è successo
180 voti per sopravvivere. È questo ciò che serve a Samaras nel prossimo round elettorale in parlamento, previsto per il 17 dicembre. Il suo candidato alle presidenziali, Stavros Dimas, deve infatti arrivare a questa quota. Nel caso così non fosse, si aprirebbe una crisi di governo ancora più pesante di quella odierna. Del resto, erano mesi che la posizione di Samaras era in bilico. E lui, per dare un segnale, ha deciso di premere sull’acceleratore. Le tensioni intorno alla situazione che sta vivendo Atene hanno avuto un significativo riscontro sia sui mercati obbligazionari sia su quelli azionari. Infatti, la Borsa di Atene ha lasciato sul terreno quasi 13 punti percentuali nella seduta di ieri, facendo segnare il peggiore ribasso da 27 anni. Nemmeno nei giorni più bui la Grecia era arrivata così in basso. 

Il Paese può farcela da solo, ma serve fiducia Antonis Samaras

Le negoziazioni con l’Ue
Samaras è consapevole che i rischi sono tanti. In primis, perché il Paese sta negoziando l’uscita dal programma di salvataggio della troika composta da Fondo monetario internazionale (Fmi), Banca centrale europea (Bce) e Commissione Ue. Questo passaggio doveva avvenire entro la fine dell’anno corrente, complice il ritorno alla crescita economica del Paese, ma l’incertezza politica ha giocato un ruolo forte. Attualmente, così non sarà. Come ha ricordato il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, mancano ancora le condizioni perché la Grecia possa tornare a viaggiare in modo autonomo sui mercati obbligazionari. Delle due l’una: o viene meno l’incertezza o per Atene è troppo oneroso rivolgersi agli investitori internazionali. 

Siamo determinati nel supportare ancora la Grecia Jeroen Dijsselbloem

Il problema del debito pubblico
La superficie su cui si muove la Grecia non è mai stata così scivolosa. Anche dopo i 240 miliardi di euro dei vari programmi di salvataggio e il Private sector involvement (Psi), cioè la riduzione forzata del debito applicando un haircut agli obbligazionisti privati, il rapporto fra debito e Pil non è mai stato così alto. Nello specifico, secondo le ultime stime macroeconomiche della Commissione Ue, si toccherà il 174,9% del Pil nell’anno che si sta concludendo. E sebbene la recessione sia terminata, la strada verso la stabilità è ancora lunga. Come ha ricordato anche il Fmi, il Paese necessita ancora di riforme strutturali in grado di alleggerire il peso dello Stato. Quindi, su tutti gli altri, riduzione del personale pubblico e razionalizzazione del sistema fiscale. Ma non solo. Le privatizzazioni dovranno essere portate avanti in modo più veloce, e non come accaduto negli ultimi anni. 

La Grecia rimane dipendente dalla troika dal punto di vista finanziario HSBC

Se Samaras vince 
Gli scenari che si aprono sono due. Se Samaras vince la sua scommessa, la Grecia sarà in grado di continuare la negoziazione con la troika e ci sarà un sollievo sui mercati finanziari. Ma soprattutto, il Paese potrà essere in grado di richiedere una stampella all’Ue. È per questo che il ministro ellenico delle Finanze, Gikas Hardouvelis, ha trattato per mesi con lo European stability mechanism (Esm), il fondo salva-Stati permanente dell’area euro. Hardouvelis e i partner europei hanno negoziato l’utilizzo di una Enhanced Conditions Credit Line (ECCL), una speciale linea di credito in grado di traghettare Atene verso lidi più sicuri di quelli odierni. E l’ultimo Eurogruppo ha confermato l’intenzione di fornire alla Grecia un supporto ulteriore: due mesi di estensione del programma di salvataggio e apertura di una linea di liquidità aggiuntiva. Misure fondamentali per la sopravvivenza del Paese. 

I mercati dovrebbero fidarsi della Grecia Pierre Moscovici

Se Samaras perde
Ma se Samaras non sarà in grado di ottenere i 180 voti, la strada verso le elezioni generali sarà segnata. E con esse, arriverà la vittoria, quasi scontata, di Syriza. Il partito della sinistra radicale guidato da Alexis Tsipras ha già detto che, in caso di vittoria, renderà nulli tutti gli accordi sottoscritti fra il Paese e la troika. Secondo Bank of America-Merrill Lynch sarebbe una “tragedia greca”, capace di gettare il Paese nel caos. Riforme strutturali stoppate, rinegoziazione del debito (con conseguente estromissione dai mercati obbligazionari) e possibile ritorno del Paese in recessione sono le tre opzioni viste dalla comunità finanziaria internazionale come possibili se Tsipras andasse al governo. “Il programma politico di Syriza è distruttivo, non ha intenzione di ricostruire il Paese, ma di spaccarlo”, ha scritto ieri Citi in una nota. Nonostante questo, il supporto nei sondaggi elettorali non è mai stato così elevato. 

Il programma di Tsipras è distruttivo Citi

E Bruxelles?
Proprio come nel 2009 e nel 2011, la Grecia torna a spaventare. Per ora da Bruxelles si minimizza e non si vuole parlare di una nuova vampata della crisi ellenica. “I mercati dovrebbero essere fiduciosi nella mossa di Samaras”, ha detto il commissario Ue agli Affari economici e finanziari. Osservando in che modo hanno reagito ieri, di fiducia non ne hanno così tanta. 

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