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Perché l'Europa non concederà maggiore flessibilità all'Italia

Il Tesoro sta negoziando per ritardare di un anno l’equilibrio di bilancio strutturale. Ma Bruxelles non sembra disposta a concessioni

Renzi-padoan

Fabrizio Goria

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Alla Francia hanno concesso più tempo. Per l’Italia, con ogni probabilità, non sarà così. Il campo è quello che più fa impensierire il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ovvero l’equilibro di bilancio strutturale. Le negoziazioni fra Roma e Bruxelles per ritardare di un anno, dal 2015 al 2016, il raggiungimento di questo obiettivo sono già cominciate. Ma quasi sicuramente si tradurranno in un nulla di fatto. Colpa della mancanza di una visione di lungo periodo, unita a un ritardo nell’adozione di quelle misure durature, e non una tantum, delle quali Roma ha bisogno. 

I conti pubblici italiani restano a rischio Moody’s


I funzionari del ministero del Tesoro stanno già affilando le armi, in attesa del ritorno di Matteo Renzi dalla sortita negli Stati Uniti. L’obiettivo del dicastero di Via XX Settembre è quello di ottenere più tempo, o meglio più flessibilità, per il raggiungimento del pareggio di bilancio strutturale. Lunghe telefonate, fitti scambi di email e incontri formali e non: la macchina del lobbying è cominciata. Anche perché mancano pochi giorni alle decisioni della Commissione Ue sui conti pubblici italiani. Prima si voleva attendere la revisione del Pil, così come del debito e del deficit, dopo l’introduzione del nuovo sistema contabile Sec 2010, che sembra aver dato respiro alle casse italiane. Di qui, l’idea di chiedere 365 giorni in più, in modo da "liberare risorse per la spesa in conto capitale, quella per gli investimenti, capaci di farci riaggianciare la ripresa", ci spiega un funzionario del Tesoro. È questa la flessibilità che Palazzo Chigi vorrebbe. 

Va fornita flessibilità a chi fa le riforme Matteo Renzi


Già, perché la ripresa bisogna riagganciarla, dato che pure il ministero di Padoan ha rivisto al ribasso le stime di crescita del Paese, vedendo il ritorno ufficiale della recessione. “La spesa corrente è in progetto di calare con la spending review, mentre la spesa per interessi passivi sul debito è già calata - continua il funzionario -, quindi ci pare lecito chiedere più margini di manovra alla Commissione Ue”. La risposta, però, potrebbe gelare gli entusiasmi del Tesoro. 

COS'È IL SALDO DI BILANCIO STRUTTURALE
Prima di sapere come potrebbe evolversi, bisogna capire cosa è il saldo di bilancio strutturale. Si tratta di uno dei parametri più importanti per i funzionari della Commissione europea, ed è rappresentato dal rapporto fra entrate e uscite di uno Stato, al netto delle misure una-tantum e di altre misure temporanee. In pratica, i celebri 80 euro di bonus introdotti dall’attuale governo, se non ripetuti in modo continuativo, non rientrano nel saldo di bilancio strutturale. Capire cosa entra e cosa esce a livello di medio periodo, per la Commissione Ue, è fondamentale per avere una prospettiva sullo stato di un Paese membro. Se il taglio della spesa pubblica è solo lineare (riguarda cioè solo uno specifico anno), la Commissione può chiedere di migliorare l’entità di tale sforbiciata, in modo da rendere sostenibile nel lungo periodo quella voce di spesa.

Nessuna deviazione dal Patto di stabilità e crescita Wolfgang Schäuble


In ambito europeo, il calcolo del saldo di bilancio strutturale non è semplice. Prima di tutto bisogna fare una stima del rapporto fra Pil potenziale e output gap, che è la differenza fra la prima voce e il Pil effettivo. Poi, si fa una stima dell’elasticità delle spese e delle entrate pubbliche rispetto all’output gap, in modo da ottenere la componente ciclica del bilancio. Una volta trovata quest’ultima cifra, bisogna sottrarla, insieme alle misure una tantum, all’intero saldo, fatto da il totale delle entrate e dal totale delle uscite. Più è alta la spesa corrente e più è alto il numero delle componenti una tantum, come nel caso dell’Italia, più è difficile che nel lungo periodo un bilancio sia sostenibile. 

Chi ha spazio fiscale dovrebbe aiutare chi non ne ha Mario Draghi


La Francia, in tempi non sospetti, aveva chiesto (e ottenuto, sebbene con difficoltà) un anno in più per raggiungere l’equilibrio di bilancio strutturale. “La situazione era diversa, in quanto l’Eliseo ha promosso un concreto piano di riduzione della spesa corrente, su un orizzonte temporale di medio periodo”, fanno notare dal gabinetto di Jyrki Katainen, vicepresidente della Commissione con la delega agli Affari economici e monetari. Per Roma, la questione è diversa. “Siamo ancora in attese di risposte su quanto promesso negli ultimi mesi”, replicano in modo secco. Senza contare che fra pochi giorni si saprà se e quanto l’Italia ha accolto le raccomandazioni specifiche richieste dalla Commissione prima dell’estate. Se il risultato dovesse essere negativo, la flessibilità sarebbe un ricordo. E con essa, tutte le negoziazioni fatte finora. Del resto, il do ut des richiesto è chiaro da tempo: prima le riforme strutturali, poi le concessioni.

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