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Manovra 2018, perché l'Europa l'ha quasi bocciata

La Commissione Ue vuole più sforzi nella riduzione del debito e teme che, sulle pensioni, l’Italia smantelli le sue riforme

“C’è il rischio che non venga rispettato il Patto di Stabilità”. E’ l’avvertimento che Valdis Dombrovskis, vice-presidente della Commissione europea, assieme al suo collega Pierre Moscovici, commissario per gli affari economici dell’Ue, hanno lanciato all’Italia dopo aver esaminato le misure contenute nella Legge di Stabilità, la manovra economica per il 2018 che è in corso di approvazione in Parlamento. 

Anche quest’anno, dunque, l’Italia è un po’ un osservato speciale che, in occasione della Legge di Bilancio, riceve qualche punzecchiatura da Bruxelles, se non una vera e propria tirata di orecchi sui suoi conti pubblici. In particolare, Dombrovskis e Moscovici rimproverano al nostro paese di non approfittare di questa fase di crescita economica, seppur moderata, per ridurre il più possibile il debito

Il fardello del debito 

Piuttosto, secondo la Commissione europea, il governo di Roma appare concentrato su misure che fanno aumentare la spesa: ha sbloccato i contratti dei dipendenti pubblici e ha ammorbidito le riforme pensionistiche degli anni scorsi che hanno indubbiamente un carattere strutturale, perché legano l’età di uscita dal lavoro alle aspettative di vita della popolazione. 

Questo legame verrà allentato un po’, seppur soltanto per alcune categorie professionali che svolgono lavori usuranti. Si tratta di correzioni non particolarmente dispendiose, è vero. Ma a Bruxelles vorrebbero che tutte le risorse, o almeno gran parte,  fossero concentrate su un  solo fronte: la riduzione del rapporto tra debito e pil, che nel 2017  in Italia si attesterà sul 132,1%, il livello più alto in Europa, fatta eccezione per la Grecia (+179,6%). Francia e Spagna, pur avendo avuto una crescita del debito assai consistente durante la crisi, sono comunque ferme a un debito/pil del 96-97%. 

Troppi interessi da pagare

Soltanto per pagare i gli interessi sull'indebitamento, l’Italia spende ogni anno 75 miliardi di euro. Si tratta di una cifra calata di circa l’11% rispetto al 2012, quando Eurolandia era in crisi, lo spread alle stelle e i rendimenti dei titoli di Stato (percepiti come molto rischiosi) erano schizzati all’insù, in una fascia compresa tra il 3 e il 6%. Ma la nostra spesa per interessi si è ridotta grazie soprattutto alla mano salvifica della Banca centrale europea, che ha inondato di liquidità i mercati e portato il costo del denaro sotto zero.

 Cosa accadrà al debito italiano quando i tassi cominceranno a risalire? Ecco la domanda che  Dombrovskis e Moscovici pongono al governo di Roma, in attesa di avere una risposta convincente.

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