Irlanda, i pericoli di un'economia che cresce troppo

Pil, investimenti ed esportazioni a ritmi record, ma un assetto finanziario ancora traballante può vanificarne gli effetti espansivi

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– Credits: Kevin Foy / Alamy

Claudia Astarita

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L'economia irlandese è ripartita, ed è ripartita alla grande. Lo confermano non solo l'andamento dei fattori che sono alla base di una crescita economica forte ed equilibrata, come tasso di sviluppo, deficit, inflazione, tasso di occupazione, eccetera), ma anche i giudizi positivi espressi dalle istituzioni finanziarie internazionali e dalle agenzie di rating.

Nel 2014 l'economia irlandese è cresciuta del 7,7 per cento. Un record per il paese e per il resto dell'Eurozona, reso possibile da un'impennata trainata da investimenti (+1,8 per cento nell'immobiliare) ed esportazioni (+13 per cento). Come se non bastasse, le stime per i prossimi due anni parlano di una crescita che non scenderà sotto la soglia del 3/4 per cento, valore ancora una volta in netta controtendenza con la media del Vecchio Continente, ferma al 2.

Perché l'Irlanda sta crescendo tanto

Dublino è stata premiata per il modo in cui ha saputo gestire le proprie finanze negli anni duri dell'austerità o valori tanto incoraggianti nascondono problemi di altro tipo? Sia il Guardian che il Financial Times si sono porti questa domanda, arrivando a concludere che nonostante siano stati fatti molti passi avanti, il peggio non sia ancora del tutto passato. 

Il punto è che nonostante il tasso di crescita sia ripartito, il paese non ha risolto tutti i suoi problemi. La disoccupazione resta piuttosto altra (circa il 12 per cento), e lo stesso vale per il debito pubblico (120 per cento del Pil), e non è così automatico che il nuovo gettito fiscale generato dal dinamismo del mercato locale permetterà al paese di accumulare abbastanza risorse per abbatterlo del tutto. Non va poi dimenticato che l'economia irlandese è piccola, e dipende moltissimo dalle esportazioni e dall'andamento dei suoi principali mercati di riferimento. Quindi se il resto dell'Europa non riparte, anche Dublino, prima o poi, ricomincerà a risentirne.

Crescere troppo è rischioso?

Se da un lato l'Irlanda può essere contenta dei risultati ottenuti dopo essere stata costretta, nel 2010, a chiedere un salvataggio record dal valore complessivo di 85 miliardi di euro, dall'altro sarebbe troppo rischioso cantare vittoria oggi. L'assetto finanziario del paese è traballante (a titolo di esempio, vale la pena ricordare che la quota di crediti non parformanti, vale a dire di attività che non riescono più a ripagare il capitale e gli interessi dovuti ai creditori in mano a Bank of Ireland ha superato il tetto record del 70 per cento), e nel contesto europeo che ancora arranca anche crescere troppo può diventare un problema. O almeno questa è l'opinione degli esperti di economia del Financial Times Robert Armstrong e Oliver Ralph. Una corsa agli investimenti potrebbe essere mortale per l'Irlanda oggi. Ma i capitali tendono ad andare laddove i fondamentali dell'economia sembrano stabili.

Cosa deve fare Dublino

Per evitare problemi Dublino e la Banca Centrale irlandese dovrebbero essere messe nelle condizioni di poter controllare autonomamente politica monetaria e tasso di interesse, rendendo temporaneamente meno conveniente investire in Irlanda mantenendo i margini per invertire questo trend nonappena le finanze nazionali lo permetteranno. Ma visto che priorità attuali della politica monetaria europea dipendono dalle esigenze di paesi come Francia, Germania, Italia, e non dall'Irlanda, che ha esigenze opposte alle loro, tutto questo non potrà succedere.

Gli investitori alla ricerca di guadagni facili, quindi, sono stati avvertiti, e anche Dublino sa di non potersi permettere di abbassare la guardia, pena la vanificazione immediata di tutti gli sforzi fatti fino ad ora. 


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