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Inflazione e incertezze, le conseguenze della Brexit per gli inglesi

La sterlina si svaluta, le importazioni costano di più, e gli imprenditori non sanno che fare, perchè non è chiaro in che direzione voglia andare il paese

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– Credits: Scott Barbour/Getty Images

Brexit: se ne è parlato tantissimo e ora l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea sembra caduta nel dimenticatoio. Ma gli effetti iniziano già a farsi sentire, a partire dal fatto che la sterlina si è fortemente deprezzata. E questo non può non influire sull'inflazione, come ogni buon manuale di macroeconomia insegna.

Oggi, il 31% del prodotto interno lordo britannico se ne va per l'acquisto di beni e servizi importati, che con la sterlina debole sono automaticamente diventati più cari. Secondo gli esperti, tutto questo potrebbe tradursi in un importante incremento aggiuntivo del tasso di inflazione. Che verrà sicuramente avvertito dai consumatori, considerando che attualmente il tasso è pari allo 0,6%.

In altre parole, la prima conseguenza immediata del Brexit sarà, per i cittadini comuni, quella di spendere di più per fare la spesa tutti i giorni. E quindi di avere meno denaro da risparmiare e mettere da parte, con potenziali conseguenze negative per tutto il sistema economico.

Più soldi spesi per acquistare beni importati, infatti, equivale a meno soldi risparmiati per investimenti e acquisti di beni prodotti nel proprio Paese, in un circolo vizioso potenzialmente senza fine, come spiega bene The Economist.

Ma il cittadino comune dovrebbe subire presto anche altre conseguenze dirette della scelta di votare SÌ al referendum. Proprio l'incertezza che ha caratterizzato gli ultimi mesi potrebbe fare ulteriori danni.

Il fatto che ancora non si conoscano la tempistica e le linee strategiche dei negoziati per portare Londra fuori dall'UE è un motivo più che sufficiente a rallentare gli investimenti: meglio aspettare che il futuro sia più prevedibile che immettere sul mercato capitali proprio in questa fase.

L'effetto sarà che le imprese britanniche faranno più fatica e, probabilmente, si troveranno ad alzare i prezzi al consumo. Di nuovo, altre pressioni inflattive. A questo si aggiunga che i prezzi delle materie prime sui mercati internazionali potrebbero ricominciare a salire, e il quadro assume tinte ancora più fosche.

La Banca d'Inghilterra ha già aggiornato le sue previsioni sul tasso di inflazione per il biennio 2017-2018, ipotizzando che possa superare la soglia del 2%. E non è escluso che debba rivedere le proprie stime al rialzo.

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