Euro

Il discorso di Draghi dopo le elezioni tedesche

Il significato delle parole del presidente della Bce al Parlamento Europeo: fino a che c'è lui in sella, la politica monetaria resta accomodante

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Andrea Telara

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Di sicuro la coincidenza di date è dovuta al caso. Ma è curioso che Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea (Bce), abbia parlato in un' occasione pubblica importante proprio il giorno successivo alle elezioni politiche tedesche, tenutesi domenica 24 settembre e terminate con l'exploit dell'estrema destra dell'AfD.

Proprio ieri, infatti, il presidente della Bce si è presentato a un'audizione al Parlamento Europeo di Bruxelles, presso la Commissione Affari Economici. E lì, di fronte a una esplicita domanda sul responso delle urne tedesche, Draghi si è giustamente trincerato dietro un secco no comment, accettando di parlare di ciò che gli compete: la politica monetaria dell'Eurozona.


Politica monetaria accomodante

Che cosa ha detto di preciso il presidente della Bce? Le sue sono state parole di ottimismo: “l'espansione economica è ora stabile e ampia in vari settori”, ha dichiarato Draghi, ”sottolineando che il pil di Eurolandia crescerà quest'anno del 2,3%, più del previsto, per poi planare verso l'1,7-1,8%  nel biennio successivo”.

Tuttavia, l'inflazione dell'Eurozona si è attestata ad agosto attorno all'1,5%, a un livello ancora ben al di sotto dell'obiettivo del 2% che sta scritto nello statuto della Bce. Da qui a fine anno, l'aumento dei prezzi dovrebbe addirittura rallentare un po', per poi tornare a crescere  nel medio periodo. Di conseguenza, ha sottolineato Draghi, “serve ancora un livello molto elevato di accomodamento monetario”.


Il Quantitative Easing continua

Detto in parole povere, per il presidente della Bce è ancora presto per parlare di una risalita dei tassi d'interesse . Ed è presto pure per liquidare velocemente il Quantitative Easing (Qe), il massiccio programma di acquisti di titoli di stato e di obbligazioni dell'Eurozona, con cui la Banca Centrale sta stimolando la ripresa economica. Una decisione sui tempi di uscita dal Qe verrà presa probabilmente nel prossimo vertice della Bce di ottobre ma oggi Draghi ha dimostrato di non avere molta fretta.

Può dunque armarsi di pazienza Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, la banca centrale tedesca, che interpreta le istanze del  sistema finanziario della Germania e non  fa mistero di voler vedere il Quantitative Easing giungere al capolinea già nella tarda primavera del 2018, seppur in maniera graduale per evitare traumi.

In attesa di un governo (a Berlino)

Weidmann non fa mistero neppure di aspirare alla successione di Draghi, quando nel 2019 scadrà il  mandato dell'attuale presidente della Bce. Per arrivare al traguardo, ovviamente, il numero uno della Bundesbank ha bisogno del sostegno del governo tedesco, quello nuovo che nascerà grazie al responso delle urne. Dopo le sorprendenti elezioni di domenica scorsa, però, le trattative per formare  un nuovo esecutivo a Berlino sembrano destinate a durare a lungo. Intanto, Super Mario Draghi va avanti con la sua politica monetaria accomodante.

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