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Grecia: l'ultima speranza di Tsipras

L’Eurogruppo è terminato male. Ma al vertice del 16 febbraio si potrebbe "rifare il trucco" all'accordo esistente per trovare una soluzione

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Fabrizio Goria

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BRUXELLES - Qualcuno lo ha definito “uno dei più duri bracci di ferro nella storia dell’euro”. Serrato è serrato, duro è duro, ma l’esito sarà comunque positivo. È questo ciò che pensano i funzionari europei e i leader delle cancellerie, da Berlino a Madrid. Ma la partita sul destino della Grecia è ancora lunga e rischia di non chiudersi con il risultato sperato. Atene vuole un nuovo programma di salvataggio, l’eurozona lo rifiuta, Mosca sta a guardare. E tutto si deciderà lunedì prossimo, quando l’Eurogruppo si riunirà nuovamente per decidere come trovare una soluzione per la Grecia. 

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Le idee della Grecia

“No, nessuno di noi vuole uscire dall’euro, questo è categorico”. Il ministro ellenico delle Finanze, Yanis Varoufakis, ha così spiegato che l’opzione di una Grecia fuori dalla zona euro è irrealistica, Arrivato a Bruxelles per l’Eurogruppo straordinario deciso da Jeroen Dijsselbloem, numero uno del consesso dei ministri finanziari della zona euro, Varoufakis non ha nascosto le sue intenzioni. Parlando coi giornalisti fuori dal Lex building, eccezionalmente sede dell’Eurogruppo al posto del Justus Lipsius, il ministro ellenico si è detto fiducioso sul risultato finale delle trattative sul debito del suo Paese. Sentimenti analoghi arrivano anche dal primo ministro greco Alexis Tsipras. I più negativi sono i titolari del Tesoro dell’area euro, come il tedesco Wolfgang Schäuble. A denti stretti ha spiegato ai giornalisti che c’è l’intenzione di non concedere alcuno spazio di manovra per una rinegoziazione del programma di salvataggio per la Grecia. “C’è un piano, è stato approvato, è stato votato. Questo è quanto”, ci dice una fonte diplomatica tedesca.

Eppure, Atene continua a domandare cinque cose: un nuovo programma di sostegno, un prestito ponte fino a giugno, l’estromissione della troika, uno swap sul debito pubblico tramite obbligazioni perpetue e l’emissione di bond indicizzati alla crescita economica. Cinque idee che non sono accettate su alcun fronte dai partner dell’area euro. 

No, nessuno di noi vuole uscire dall’euro, questo è categorico Yanis Varoufakis


Lo stallo

Le trattative, attualmente, sono a uno stallo. La Grecia continua a rifiutare la supervisione della troika composta da Fondo monetario internazionale (Fmi), Banca centrale europea (Bce) e Commissione Ue. E caldeggia l’ipotesi di chiedere un sostegno di expertise all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), che ha già ribadito che non ci sarebbe alcun problema. “Dobbiamo decidere noi quali riforme ci servono, non persone esterne, incapaci di leggere il nostro Paese”, ha detto ieri Tsipras. Una posizione chiara, reiterata anche dal capo economista di Syriza, John Milios, presente a una tavola rotonda sulla ristrutturazione del debito pubblico organizzata a Bruxelles dal think tank Bruegel. “La cura della troika si è rivelata fallimentare, quindi perché dovremmo portarla avanti? Non c’è altra via che un nuovo accordo per il salvataggio della Grecia. Ma senza l’intromissione di soggetti esterni, o informali”, ci spiega Milios. 

La speranza 

I margini operativi per una soluzione condivisa, tuttavia, non sono molti. “La Grecia non vuole la troika, ma allo stesso tempo vuole essere lasciata libera di prendere tutte le decisioni in modo autonomo”, spiega. “Il problema è che Tsipras ha un mandato elettorale chiaro, quello della rinegoziazione del programma di salvataggio, e lo deve portare avanti”, continua. È così. Se il leader di Syriza non manterrà gli impegni con i suoi elettori, allora perderà il consenso politico. Varoufakis, spiega chi lo conosce bene, combatterà fino alla fine. “In realtà è proprio una scheggia impazzita. Non è conosciuto nell’ambiente politico e quindi può giocarsi l’arma dell’incertezza. È spiazzante”, continua il funzionario europeo. Al prossimo Eurogruppo di lunedì, dicono le indiscrezioni, Varoufakis arriverà con due programmi. Il secondo è da considerarsi solo nel caso le trattative diventino troppo dure per Atene e comprende la richiesta di una ristrutturazione forzata del debito pubblico greco. Come fatto nel 2012 quando, tramite il Private sector involvement (Psi), fu applicato un haircut agli obbligazionisti privati. Questa volta, dicono i rumor, la svalutazione del valore nominale si avrebbe sui bond detenuti dai creditori ufficiali, ovvero Fmi, Bce e Ue. In pratica, una minaccia. “Non credo che si arrivi a questo punto, siamo abbastanza sereni sul fatto che possa esserci un buon finale”, conclude il funzionario Ue. Buon finale, tuttavia, potrebbe significare anche solamente effettuare un’operazione di maquillage ed cambiare la forma, almeno verbale, della troika. Invece che visite periodiche di un consesso informale, missioni specifiche della Commissione Ue.

L’opzione Russia

Sullo sfondo, in attesa di lunedì, c’è la Russia di Vladimir Putin. Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha ieri detto che “Mosca è pronta ad aiutare la Grecia, qualora avesse bisogno di un sostegno economico e lo chiedesse. Noi siamo qui, a braccia aperte”, ha detto Lavrov dopo l’incontro con il corrispettivo ellenico Nikos Kotzias, recatosi al Cremlino su invito di Putin. Un abbraccio che, nel caso non si arrivasse a un accordo con l’Eurogruppo, per Atene potrebbe rivelarsi mortale.

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