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Il destino della Grecia è ancora nelle mani della troika

L’Ue è pronta a fare uscire Atene dal programma di sostegno, ma anche a fornire una nuova stampella di liquidità per il Paese. Ecco come

Germania-Grecia: Samaras non ci sara'

Avrà anche ritrovato l’accesso ai mercati obbligazionari. Sarà anche uscita dalla recessione. Ma la Grecia ha ancora molta strada da fare prima di essere considerata al sicuro. È per questo che la troika composta da Fondo monetario internazionale (Fmi), Banca centrale europea (Bce) e Commissione europea è concorde nel concedere alcuni vantaggi ad Atene in vista dell’uscita dal programma di salvataggio. Condizioni più favorevoli sui prestiti, particolari linee di credito e più tempo a disposizione. Resta però l’incognita maggiore: come abbassare il fardello del debito pubblico, la cui dimensione non ha eguali nell’eurozona.

Siamo pronti a uscire dal programma di salvataggio Antonis Samaras, primo ministro greco

La sfida di Samaras

Quando alla fine dell’estate il primo ministro ellenico Antonis Samaras affermò di voler far uscire il Paese dal piano concordato con la troika, che ha fornito circa 240 miliardi di euro al Paese, a Bruxelles qualcuno ha sorriso. Sembrava una boutade. Eppure, la determinazione di Samaras era molta. Detto, fatto. La Grecia è pronta a uscire dal bailout. L’economia però è devastata. La crisi ha lasciato come eredità un tessuto industriale distrutto, un sistema bancario ancora vulnerabile e un debito pubblico fuori dall’ordinario. Come ha fatto notare la banca statunitense Citi, “non è possibile pensare a una Grecia senza assistenza finanziaria una volta terminato il programma di sostegno esistente”. Non si può pensare e non ci si penserà. Anche Samaras infatti sta pensando a soluzioni alternative, in grado di traghettare la Grecia verso acque più tranquille.

 

La stampella dello Esm

È per questo che il ministro ellenico delle Finanze, Gikas Hardouvelis, sta negoziando con lo European stability mechanism (Esm), il fondo salva-Stati permanente dell’eurozona, una via d’uscita. Nello specifico, si tratta di una Enhanced Conditions Credit Line (ECCL), una specifica linea di credito prevista dallo Esm. Tramite la ECCL, Atene potrà avere un supporto di liquidità continuo anche al di fuori del programma della troika. Una soluzione in grado di soddisfare sia la Grecia sia l’Ue. Infatti, anche il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem si è detto favorevole a questa soluzione: “C’è l’intenzione ad andare verso questa direzione, che è ritenuta desiderabile anche dal Fmi”. Senza l’avvio di una forma di sostegno, spiegano i funzionari europei, sarebbe troppo difficile per Atene. La permanenza sui mercati obbligazionari, fanno notare i portavoce di Dijsselbloem, potrebbe essere compromessa facilmente, costringendo il Paese a chiedere un nuovo programma di salvataggio. E tutti, tanto Bruxelles quanto Atene, vogliono evitare che si torni a parlare della Grecia come un Paese non in grado di pensare a sé stesso. 

Siamo vicini a un’intesa per l’apertura di una linea di credito dello Esm verso la Grecia Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo

Le ultime indiscrezioni

In ogni caso, non si attenuano le indiscrezioni riguardo a un eventuale intervento straordinario per ridurre il debito pubblico, arrivato a quota 174,9% del Pil secondo i database del Fondo monetario internazionale. Dopo il Private sector involvement (Psi) del 2012, ovvero le perdite forzate applicate sui bond ellenici detenuti dai creditori privati, potrebbe essere l’ora dell’Official sector involvement (Osi), stesso concetto del Psi ma imposto ai creditori ufficiali, come la Bce e il Fmi. Le voci che arrivano dalla City e da New York vedono un Osi entro la prima metà del 2015. Ma esiste il concreto sentore che si tratti di fandonie, in quanto più volte sia il Fmi sia la Bce hanno smentito la presenza di discussioni sul tema. Del resto, per la Bce sarebbe impossibile, da un mero punto di vista normativo, accettare perdite sui bond greci in portafoglio. Questo perché si violerebbe l’articolo 123 del Trattato sul funzionamento dell’Ue, che proibisce alla Bce di effettuare finanziamento monetario. Applicare un haircut, volontario o no poco importa, ai titoli di Stato ellenici in pancia, equivale a ciò. E quasi sicuramente porterebbe il Paese a un nuovo default sovrano, dopo quello del 2012. Le regole dell’International swaps and derivatives association (Isda), l’organo che regola le controversie sui fallimenti sovrani, non ammette sconti: se viene applicato un haircut sui titoli di Stato circolanti, quel Paese è dichiarato insolvente. 

La Grecia non è finanziariamente indipendente Citi

La strada verso la tranquillità

Il percorso che porterà la Grecia fuori dal pericolo, nonostante un’economia che sta dando segni di ripresa, è ancora lunga. Senza l’aiuto dell’eurozona e dei creditori ufficiali, che detengono circa il 70% del debito pubblico ellenico, non sarà possibile alcuna soluzione. Ma tutti vogliono evitare un nuovo bagno di sangue. Ecco perché sarà necessaria l’apertura di una nuova linea di credito. Fuori dal programma di bailout, ma comunque dipendente da esso. Il destino della Grecia, ancora una volta, è nelle mani della troika. 

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