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Grecia, cosa rischia l'Italia con Tsipras

Il nuovo premier greco vuol rinegoziare il debito pubblico. E per i paesi creditori, Italia compresa, non è proprio una bella notizia

Andrea Telara

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Circa 40 miliardi di euro. E' la cifra (frutto dei calcoli dell'agenzia Bloomberg) di cui si parla da giorni riguardo all'esposizione dell'Italia nei confronti del debito greco. Il nuovo primo ministro della Repubblica Ellenica, Alexis Tsipras, leader della nuova sinistra di Syriza, ha dichiarato però la propria volontà di rinegoziare l'indebitamento pubblico di Atene, che è ancora insostenibile per il suo paese nonostante l'haircut, il taglio secco attuato nel 2012 che ha comportato una riduzione di oltre il 50% per il valore dei titoli governativi ellenici. Ora, visto che l'Italia rientra nel novero dei creditori della Grecia per la bellezza di 40 miliardi, sorge spontaneo un interrogativo: quali conseguenze potrebbe avere, per il nostro paese, una nuova “sanatoria” sulle pendenze finanziarie del governo di Atene?


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Per cercare una risposta a questa domanda, bisogna però scandagliare un po' più a fondo la composizione dell'indebitamento pubblico ellenico, che ha una fisionomia ben diversa rispetto a 3 anni fa. L'ammontare totale dell'esposizione finanziaria di Atene (dati di ottobre 2014) è di 320 miliardi di euro, di cui il 17% (54 miliardi circa) è in mano ai privati. Un altro 10% (32 miliardi) è del Fondo Monetario Internazionale mentre l'8% (quasi 26 miliardi) fa capo alla Banca Centrale Europea , a cui va aggiunto un ulteriore 3% (poco più di 9 miliardi) della banca centrale greca. Totale: circa 120 miliardi di euro in tutto. Quasi 200 miliardi, cioè il 62% del totale, è invece in mano ai governi dell'Eurozona, Italia compresa. In particolare, il nostro paese ha concesso alla Grecia un prestito bilaterale di 10 miliardi di euro nel 2010, non appena la Repubblica Ellenica è finita sull'orlo del crack. Questi sono gli unici soldi dati direttamente da Roma ad Atene, iscritti tra gli attivi del nostro bilancio pubblico (in qualità di crediti). Poi, però, bisogna mettere in conto le risorse che la Grecia ha ricevuto dal Fondo Salva Stati (Efsf) e dal Meccanismo Europeo di Stabilità (Esm) che hanno garantito ad Atene un sostegno complessivo di circa 140 miliardi, a cui l'Italia ha contribuito per la parte che le spetta, cioè per il 17-19% del totale, equivalente a circa 25 miliardi.


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Dunque, per calcolare l'esposizione totale del nostro paese verso la Grecia, Bloomberg ha messo assieme diverse voci: non soltanto l'ammontare dei prestiti bilaterali concessi da Roma e la quota italiana del Fondo Salva-Stati e  dall'Esm, ma anche i finanziamenti della Banca Centrale Europea e del Fondo Monetario Internazionale, il cui capitale è partecipato anche dal nostro paese (con delle quote che ammontano, rispettivamente, al 12% e a poco più del 3%). Poiché queste due istituzioni sono partecipate dall'Italia, infatti, anche una parte dei crediti della Bce e dell'Fmi sono di pertinenza del nostro paese, in proporzione alla quota posseduta. Va ricordato, però, un particolare importante: il contributo dato dall'Italia alla Repubblica Ellenica attraverso Fondo Salva-Stati ha seguito una modalità  particolare. I soldi non sono stati infatti sborsati direttamente dai singoli paesi, che in realtà hanno versato soltanto una quota ridotta. In realtà, gran parte delle risorse sono state raccolte tramite l'emissione di obbligazioni (bond) con rating tripla A, collocate sul mercato dallo stesso Fondo. Con questa operazione, i singoli stati dell'Eurozona (Italia compresa) oggi svolgono per lo più il ruolo di garanti dell'Efsf di fronte ai suoi creditori, cioè di fronte ai titolari delle obbligazioni.


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L'Italia, nello specifico, fornisce una garanzia per la quota che le spetta, cioè per il 19% del totale. A parte i dettagli, però, una cosa è fuori discussione: se il Fondo Salva-Stati dovesse avere dei problemi nel recuperare i crediti che vanta nei confronti di Atene,  per il nostro paese non sarebbe certo una buona notizia. Visto che le casse del governo di Roma non sono piene zeppe e che il nostro indebitamento pubblico è sopra il 130% del pil, dover rispondere sul mercato anche per l'esposizione finanziaria dell'Efsf sarebbe davvero una bella gatta da pelare.


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