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Grecia fuori dall'euro, le conseguenze per l'Italia

Cosa potrebbe accadere al nostro paese nel caso di un abbandono dell'Eurozona da parte di Atene, verso cui siamo esposti per 60 miliardi di euro

Andrea Telara

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“Gli effetti sui mercati di un default della Grecia sarebbero limitati”. Sono le parole rassicuranti pronunciate nei giorni scorsi dal ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, per commentare le ipotesi che la Repubblica Ellenica non riesca a pagare tutti i propri debiti. Secondo Padoan, infatti, oggi l'Eurozona dispone di molti anticorpi in grado di impedire una nuova crisi sistemica come quella del 2012, quando il governo di Atene finì in bancarotta per la prima volta. Questi anticorpi sono rappresentati innanzitutto dal quantitative easing della Banca Centrale Europea ma anche dagli sforzi fatti da alcuni paesi come l'Italia, per raggiungere una maggiore solidità finanziaria rispetto al passato.


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Nonostante le parole rassicuranti di Padoan, però, negli ultimi mesi gli analisti delle case d'affari hanno messo in evidenza diversi aspetti tutt'altro che trascurabili, di fronte ai quali è difficile stare sereni a cuor leggero. Più che l'ipotesi di default della Grecia (che non sarebbe il primo, visto che c'è n'è già stato uno nel 2012), a fare paura sono soprattutto le conseguenze di una possibile uscita della Repubblica Ellenica dall'Unione Monetaria Europea. In questo caso, secondo le previsioni elaborate circa un mese fa da Goldman Sachs, la sopravvivenza dell'euro non sarebbe in discussione ma potremmo assistere a una nuova impennata dello spread tra i Btp e Bund, cioè il differenziale di rendimento tra titoli di stato italiani e tedeschi con scadenza a 10 anni.


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Secondo Goldman Sachs, lo spread potrebbe tornare velocemente tra 350 e 400 punti base (3,5-4%), contro i 130 punti di oggi. In questo scenario, il governo italiano sarebbe costretto a pagare molti interessi in più per finanziare il proprio debito pubblico, con una maggior spesa di almeno 4-6 miliardi di euro all'anno. Nulla di drammatico, anche se l'avverarsi di uno scenario del genere non rappresenta certo una buona notizia per il nostro paese. Stesso discorso se si considera che, abbandonando l'euro, la Grecia tornerebbe ad adottare una moneta nazionale come la vecchia Dracma, che probabilmente perderebbe subito terreno sul mercato dei cambi (molte previsioni parlano di una svalutazione del 40-50%). In tal caso, bisogna chiedersi subito cosa accadrebbe ai crediti che l'Italia vanta nei confronti della Repubblica Ellenica, che oggi sono tutti denominati in euro. Mentre le banche del nostro paese non sono affatto esposte verso il debito greco, altrettanto non si può dire per il governo di Roma.


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Secondo i calcoli elaborati tempo fa da Barclays, l'Italia è esposta verso la Grecia per la bellezza di 60 miliardi di euro. La fetta più consistente è rappresentata da 10 miliardi di euro di prestiti bilaterali concessi nel 2010, a cui vanno aggiunti altri 27 miliardi erogati attraverso il Fondo Salva Stati: l'organismo che oggi detiene gran parte del debito greco e che è partecipato dall'Italia per una quota del 17-19%. Come se non bastasse, non va dimenticato che il nostro paese (tramite la propria banca centrale) è anche azionista della Bce che, negli anni scorsi, ha acquistato un buona dose di titoli di stato greci. Conti alla mano, la quota di debito ellenico a cui è esposta l'Italia tramite la Bce è di 4,8 miliardi circa. Infine, gli analisti di Barclays hanno messo nel conto pure l'esposizione del nostro paese verso la Repubblica Ellenica tramite il Target 2, il sistema di pagamenti transfrontalieri dell'Eurozona, che transitano attraverso le banche centrali di ogni paese.


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All'interno di Target 2, la banca nazionale greca risulta debitrice verso gli altri membri di Eurolandia per svariate decine di miliardi di euro, con la quota di pertinenza dell'Italia che ammonta, secondo le stime elaborate nei mesi scorsi dagli analisti di Barclays, ad almeno 20 miliardi di euro. Nel complesso, dunque, il nostro paese vanta un credito (diretto e indiretto) verso la Grecia che ammonta appunto a circa 60 miliardi. Anche se il ministro Padoan si sforza di essere rassicurante, il possibile ritorno alla dracma di Atene non sarà una passeggiata neppure per l'Italia.


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