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Grecia-Europa: rischio stallo per le trattative

Nessun passo avanti tra Atene e il Brussel group. Entro giugno Tsipras non avrà più soldi nelle casse dello Stato. E la Grexit è più vicina

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Un uomo davanti al Parlamento greco con la bandiera e un cartello: "Nostro Signore Gesù Crito, Salva la nostra Grecia" - 30 aprile 2015. – Credits: LOUISA GOULIAMAKI/AFP/Getty Images

Ancora una volta, l’odissea della Grecia non sarà risolta al prossimo vertice europeo, previsto per l’11 maggio. O meglio, questo è ciò che gli analisti finanziari, e in realtà anche molti policymaker, si attendono. E il giorno successivo, il 12 maggio, la Grecia guidata da Alexis Tsipras, dovrà ripagare al Fondo monetario internazionale (Fmi) circa 760 milioni di euro. Il tempo è ormai finito e per Atene si è aperto quel limbo che, in assenza di un accordo per nuovi aiuti, la porterà a finire la liquidità entro fine giugno, nella migliore delle ipotesi, o entro fine maggio, nella peggiore.

È forse lo scoramento il sentimento più diffuso fra i componenti del Brussels Group, la vecchia troika composta da Fmi, Banca centrale europea (Bce) e Commissione Ue, con l’aggiunta dello European stability mechanism (Esm). Uno scoramento per lo stadio di avanzamento dei lavori preparatori in occasione dell’Eurogruppo di lunedì prossimo, ma anche per il corto circuito negoziale con i funzionari greci, anche dopo il commissariamento del ministro delle Finanze Yanis Varoufakis.

Il team dei negoziatori ellenici, composto da Euclid Tsakalotos, Nikos Theocarakis, George Chouliarakis e dal vice premier Yannis Dragasakis, fatica a trovare dei punti di vicinanza con le richieste del Brussels Group.

Due le ragioni. La prima, ideologica, perché la formazione dei quattro non è propriamente vicina a quella dei funzionari europei, tacciati di essere gli autori delle politiche economiche fallimentari che hanno aggravato la situazione di Atene. Nonostante Dragasakis abbia rimarcato che l’intenzione è quella di raggiungere un accordo, è palese che le divergenze siano ancora molte. La seconda, politica, perché Tsipras tiene ancora le redini delle trattative, e ha dettato la linea ai quattro negoziatori.

Nessun compromesso su riforma delle pensioni e riforma del mercato del lavoro, cioè i due capitali in cui le parti in gioco - Brussels Group da una parte e Grecia dall’altra - sono più distanti. E non è un caso che il ministro tedesco delle Finanze Wolfgang Schäuble abbia comunicato di non aspettarsi più di tanto dal summit di lunedì prossimo.
“La palla è nel campo dei greci”, fa sapere Schäuble. Ed è vero.

Come ci spiega un funzionario della Commissione Ue “ci sono sempre meno speranze che il dialogo vada sui binari giusti, capaci di portare la Grecia fuori dalla situazione attuale”. Colpa, secondo lui, “della mancanza di responsabilità dei politici greci”, che stanno “portando al suicidio un’intero Paese”. Speranze affievolite a Bruxelles, crisi di liquidità in Grecia, possibile crisi di fiducia nell’area euro.

È questo il quadro che si prospetta entro fine mese, senza un reale accordo fra i partner internazionali e Atene, che rimane subordinato alla presentazione di una lista di riforme strutturali da parte del ministero delle Finanze greco.

In ogni caso, nelle sale operative delle entità finanziarie serpeggia la convinzione che anche lo scenario peggiore, il Grexit, ovvero l’uscita della Grecia dall’area euro, possa essere gestita con tranquillità. Merito delle innovazioni nei meccanismi di gestione delle crisi introdotte negli ultimi tre anni dalla Commissione Ue e dalla Bce. Secondo Azad Zangana, European economist di Schroders, “le probabilità di un’uscita della Grecia dall’eurozona sono aumentate e probabilmente si aggirano attorno al 40%”.


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