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La Grecia otto anni dopo la crisi: le due facce di Atene

Ultimato il programma di aiuti, il Fondo monetario internazionale elogia le misure di austerity adottate, ma solleva dubbi sulla sostenibilità del debito pubblico

Acropoli di Atene

Gabriel Vallin Frangoulis

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Il 21 agosto termineranno i programmi di aiuti concessi alla Grecia nel 2010, ma i rischi di un nuovo allarme sono tutt'altro che superati. È quanto emerge dall'ultimo rapporto del Fondo monetario internazionale.

Da un lato il Fmi elogia le misure di austerity adottate finora, dall'altro solleva dubbi sulla sostenibilità del debito pubblico negli anni a venire.

La crisi della Grecia nel 2009

La crisi ellenica iniziò nel 2009, quando il governo Papandreou annunciò il reale stato delle finanze pubbliche: un deficit pubblico pari al 14 per cento del Pil (e non il 6 per cento come dichiarato dai precedenti governi) e un rapporto debito/Pil pari al 115 per cento. Indicatori falsificati, del tutto in contrasto con quanto prescritto dal trattato di Maastricht.

La situazione mise in allarme i mercati al punto da rendere il debito pubblico insostenibile e costringere Atene a chiedere soccorso all'Europa e al Fmi. Dal 2010 a oggi, la cosiddetta Troika (Banca centrale europea, Fondo monetarioe Commissione europea) ha concesso prestiti alla Grecia pari a circa 320 miliardi di euro, subordinati alla realizzazione di un rigido piano di contenimento della spesa pubblica e di liberalizzazione dei mercati.

Gli sforzi di Atene per uscire dal tunnel

Dopo otto anni, caratterizzati da gravi tensioni sociali, disoccupazione record al 28 per cento, nonché una recessione economica che ha fatto perdere oltre il 25 per cento del proprio Pil, la Grecia sembra pronta a uscire dal tunnel della crisi e tornare sui mercati finanziari. Nel suo rapporto, il Fmi si sofferma sulle politiche economiche intraprese in questi anni, che hanno contribuito a ridurre il peso dell'enorme debito pubblico, a riequilibrare la bilancia commerciale e a rilanciare la crescita economica.

Tali sforzi, secondo il rapporto, hanno condotto la Grecia verso un aumento del Pil reale dell'1,4 per cento nel 2017 e un atteso 2 per cento nel 2018. Anche rispetto alla disoccupazione, che oggi sfiora il 20 per cento, si prevede una riduzione nei prossimi cinque anni fino a raggiungere l'auspicato 14 per cento. Tuttavia, come avverte l'istituto con sede a Washington, "i rischi sono stati ridotti" ma non del tutto eliminati.
Il rapporto dell'Fmi raccomanda di continuare gli sforzi per superare definitivamente le conseguenze della crisi, ma soprattutto per favorire una maggiore produttività, competitività e inclusione sociale.

Perché la Grecia è ancora vulnerabile

La preoccupazione maggiore riguarda la sostenibilità del debito ellenico che, secondo il Fondo monetario, tornerà ad aumentare nel giro di un ventennio, se non saranno adottate tutte le misure adeguate per contenere le finanze pubblichee mantenere così l'accesso ai mercati finanziari.

Oltre alla finanza pubblica, anche la debolezza del settore bancario, la dipendenza dal controllo dei movimenti dei capitali e l'elevato, seppur ridotto, tasso di disoccupazione sono tutti elementi che contribuiscono a rendere la Grecia un Paese ancora economicamente vulnerabile. Inoltre, la precarietà della situazione socio-economica continua a riflettersi nelle drammatiche condizioni di vita che tutt'oggi interessano un importante percentuale di popolazione.

Durante questi anni il numero di famiglie che vivono in contesti di estrema povertà è più che raddoppiato, raggiungendo la soglia del 21 per cento. Una situazione che ha messo in allarme anche il Fmi, che nel suo rapporto finale raccomanda al governo greco l'attuazione di misure concrete volte al contrasto della povertà.

Lo sguardo rivolto alla crescita

Ciononostante, il percorso di austerità che nell'ultimo decennio ha interessato vari Paesi europei sta per volgere al termine. Intanto, Atene si prepara a riappropriarsi della sua sovranità economica. "La Grecia ha raggiunto questo punto grazie ad enormi sacrifici" osserva il Fondo monetario. "Ora è giunto il momento di consolidare tali risultati e portare avanti con determinazione le politiche intraprese finora, soprattutto per garantire un ritorno alla crescita e alla prosperità economica".

Nel frattempo, arrivano buone notizie dal turismo. Nel 2018 la Grecia si prepara a superare il record di arrivi del 2017. Secondo le locali autorità portuali, nel luglio 2018 nelle isole egee sono arrivati 148.385 passeggeri e 15.400 auto. Esattamente un anno fa erano, rispettivamente, 140.007 e 12.217.


(Articolo pubblicato sul n° 34 di Panorama in edicola dal 9 agosto 2018 con il titolo "Le due facce di Atene")


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