Redazione Economia

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La Ue è chiamata a risposta chiara e coerente alla netta vittoria del 'no' nel referendum di ieri, voluto dal premier greco Alexis Tsipras.

Il risultato finale - 61,3% per il 'no' - rende il governo di Atene più forte e legittimato alla rinegoziazione delle condizioni di aiuto alla crisi del debito. In questo senso vengono anche interpretate le dimissioni di Yanis Varoufakis da ministro delle finanze, da molti dei negoziatori considerato uno dei maggiori ostacoli alla formazione di un clima di maggiore fiducia reciproca.

La risposta di Bruxelles comincia con un summit straordinario dei Paesi della zona euro convocato per martedì pomeriggio, preceduto da un eurogruppo.

A chiedere un vertice 'ad hoc' dell'area euro sulla Grecia sono stati la cancelliera Angela Merkel e il presidente francese Francoise Hollande nel corso di una telefonata avvenuta in vista dell'incontro che si svolgerà domani sera a Parigi.

L'iniziativa è stata sollecitata anche dall'Italia. Il premier Matteo Renzi, a quanto si e' appreso, avrebbe detto chiaro e tondo a Parigi e Berlino che non si può andare avanti con il 'format a due', ma che serve il coinvolgimento di tutti i leader e delle istituzioni Ue.

Grexit probabile secondo le banche
Intanto crescono i timori e le prese di posizione su una possibile Grexit. Una prospettiva che, per JpMorgan e anche per la banca Barclays, è ora "la più probabile".

Merkel e Hollande hanno concordato sulla necessità di rispettare l'esito del referendum. Ma altri importanti esponenti della politica europea sono stati meno diplomatici.

La durezza dei tedeschi e dei polacchi
E mentre l'Italia spinge per tornare al tavolo delle trattative al più presto possibile e lo stesso premier greco sottolinea che il 'no' non è una rottura con l'Ue, il vicecancelliere tedesco Sigmar Gabriel osserva invece che "Tsipras ha distrutto l'ultimo ponte verso un compromesso tra Europa e Grecia".

Una posizione molto simile a quella della premier polacca, secondo la quale "se i dati verranno confermati, alla Grecia rimane soltanto una strada: l'uscita dall'eurozona. I greci, che io rispetto molto, sono vittime di una leadership politica populista".

Ed anche dal solitamente cauto Belgio si avverte, attraverso il primo ministro e il ministro delle Finanze, che il risultato del referendum "è probabilmente un brutto colpo per l'avvenire dell'Europa" e che il concretizzarsi o meno dell'ipotesi di una Grexit dipenderà dalle proposta che Atene presenterà ai suoi partner.

Condannati a trattare
Anche se il 'no' della Grecia rappresenta una sconfitta per le politiche di austerità imposte dall'Eurogruppo e per la posizione in favore del 'sì' assunta dalla Commissione Ue - che si è limitata a un laconico commento in cui "prende atto e rispetta" il risultato del voto - le due parti sono condannate a trattare, partendo dall'attuale condizione di separati in casa, o per salvare in qualche modo il matrimonio celebrato all'insegna dell'Euro oppure per avviarsi verso il divorzio, cioè la Grexit.

La strada maestra resta quindi quella del dialogo.

Da Atene il portavoce del governo ha detto che la Grecia farà "tutti gli sforzi possibili per arrivare a un accordo" con i creditori "anche entro 48 ore". Secondo Renzi, che ha convocato il ministro Padoan per domattina, "si dovrà tornare a parlare, e la prima a saperlo è proprio Angela Merkel.

Non rifacciamo il trattato di Versailles
Lavoriamo in stretto contatto con i nostri partner europei", ha poi aggiunto. Sulla stessa lunghezza d'onda il ministro francese dell'Economia, Emmanuel Macron: "Dobbiamo riprendere i negoziati politici.

Non rimettiamo in scena il trattato di Versailles", ha esortato, invitando i governi europei a non punire la Grecia come avvenne con la Germania dopo la prima guerra mondiale.

Difficile riannodare i fili del dialogo
Certo che ora sarà più' difficile riannodare i fili del dialogo, e non solo per colpa delle 'scorrettezze politico-diplomatiche' di cui è stato accusato Tsipras.

Le divisioni nell'Eurozona
Bisognerà anche superare le divisioni tra falchi e colombe esistenti all'interno dell'Eurozona.

Cioè tra chi non vede come un dramma l'uscita della Grecia dall'euro - come il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble - e chi invece vuole fare di tutto per tenere Atene all'interno della moneta unica. Ma bisognerà fare anche i conti con chi se sente ora beffato, almeno dal punto di vista politico, da quanto accaduto con la Grecia.

Portogallo, Irlanda, Spagna e Cipro, tutti Paesi che per ottenere gli aiuti internazionali hanno dovuto applicare pesanti programmi di tagli e riforme voluti da Ue, Bce e Fmi. E che non sono affatto disposti a fare sconti a Tsipras.(ANSA)

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