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Perché la Grecia è appesa alle agenzie di rating

La Bce non rifinanzierà Atene perché i titoli di stato non sono affidabili secondo S&P's e Moody's, sotto inchiesta per aver commesso gravi errori

Marco Cobianchi

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Il motivo per il quale la Bce non può fornire liquidità alle banche della Grecia è semplice. Gli istituti di credito ellenici alimentavano le proprie casse mettendo a garanzia dei soldi di Francoforte i titoli pubblici emessi dallo Stato greco. La Bce ha una regola, però, quella che non può accettare titoli pubblici che le agenzie di rating classificano come junk, cioè "spazzatura", con scarse probabilità di rimborso. Ci sono eccezioni? Sì: la Bce può continuare a far finta che quei titoli pubblici siano titoli di grado superiore solo se il paese emittente si sottopone alla cura della Troika, come ha fatto in questi anni la Grecia.

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Il governo Tsipras e il suo ministro-star Varoufakis hanno però annunciato, fin dai primi giorni del suo mandato, che “la troika è morta” escludendo, quindi, la possibilità che il suo Paese si sottoponga ancora ai dettami della Bce, Unione Europea e Fmi. A quel punto Mario Draghi, capo della Bce, è stato costretto ad annunciare lo stop al rifinanziamento delle banche greche perché avrebbero continuato a farsi dare soldi dando in garanzia titoli di uno Stato che non dà garanzie di volersi rimettere in linea con gli standard richiesti dalla Bce in quanto a stabilità finanziaria.

Il punto centrale del meccanismo, quindi, sono le agenzie di rating: sono loro che stabiliscono se un titolo pubblico della Grecia, e di qualsiasi altro emittente, è “buono” o “cattivo” e sono loro, quindi, a stabilire se la Grecia può continuare a rifinanziarsi dalla Bce oppure no. E, in definitiva, sono loro a stabilire se Atene può o meno restare nella moneta unica. Standard & Poor’s e Moody's sono, insomma, i veri soggetti che decidono sulla salute di un Paese, visto che le regole della Bce stabiliscono che la banca centrale europea debba uniformarsi ai loro giudizi.

La questione è delicata, perché se le due agenzie di rating sbagliano o manipolano il rating, buona parte del sistema finanziario occidentale finisce gambe all’aria, esattamente come è successo tra il 2007 e il 2008, gli anni dello scoppio del crack americano. Allora le agenzie di rating sbagliarono clamorosamente stabilendo che le obbligazioni garantite da mutui immobiliari erano affidabilissime mentre invece erano state quelle che hanno fatto esplodere la crisi bancaria.

Ma hanno davvero "sbagliato"? Che si tratti di un "semplice errore" di valutazione di quei titoli è molto dubbio. In Usa, epicentro della crisi, sono in corso due inchieste a questo proposito. La prima, in realtà, si è già conclusa. Sul banco degli imputati c’era Standard & Poor’s, una delle due più importanti agenzie di valutazione del rischio, che ha accettato di pagare una multa stratosferica, pari a 1,5 miliardi di dollari per aver gonfiato i rating proprio dei bond che sono stati all’origine della crisi. La tesi del governo Usa è stata quella che S&P’s ha depistato gli investitori dando una falsa rappresentazione dell’affidabilità a obbligazioni garantite da mutui immobiliari, esattamente quelli che sono collassati all’inizio del crack della finanza Usa tra il 2007 e il 2008.

La seconda inchiesta, appena iniziata, riguarda Moody’s: anche lei è accusata degli stessi reati per i quali S&P’s è scesa a patti: rating fuorvianti sui bond immobiliari e adesso anche questa agenzia rischia un’altra mega-multa da miliardi di dollari. In entrambi i casi, ed è l’aspetto più inquietante della vicenda, l’errata valutazione dell’affidabilità di quei bond non sarebbe da attribuire ad un “semplice errore”, ma sarebbe una scelta arbitraria dei manager di entrambe le agenzie: dalle email sequestrate risulta, infatti, che gli analisti sia di S&P’s che di Moody’s erano coscienti che l’affidabilità di quelle obbligazioni era molto inferiore rispetto a quello che loro stessi stavano comunicando al mercato.

L’affidabilità delle agenzie di rating, insomma, non è affatto così granitica e, nonostante questo, la Bce continua a uniformare le proprie decisioni sulle loro valutazioni. Il problema è che la maggior parte dei meccanismi finanziari occidentali si basano proprio sulle valutazioni di Standard & Poor’s e Moody’s dimostrando di non aver imparato nulla dall’esperienza  del 2008: affidare le proprie decisioni a valutatori esterni è un rischio enorme, non solo perché ci si sgrava della responsabilità di prendere decisioni sulla base della propria professionalità, ma perché affidare il sistema finanziario a valutazioni che possono essere manipolate, come dimostrano le due inchieste americane, significa attribuire a due istituzioni che non sono al di sopra di ogni sospetto il destino dell’euro.

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