Frexit, Grexit, Italexit: perché spaventano i mercati

Tornano le tensioni sul debito dell'Ue: questa volta oltre al Btp si allarga anche lo spread tra Bund e titoli di stato francesi

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Il leader del Front National Marine Le Pen – Credits: JEAN-SEBASTIEN EVRARD/AFP/Getty Images

Massimo Morici

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Dopo Brexit, ecco di nuovo Grexit. E come se non bastasse, anche Frexit e Italexit. Sembra uno scioglilingua e, invece, sono i quattro eventi più temuti dagli investitori dell'area euro. Quattro eventi estremi, ma probabili (come poi è accaduto con Brexit) che potrebbero portare, nel caso peggiore, a un’eventuale rottura dell’Eurozona e, quindi, della Ue. 

A dimostrarlo, ancora una volta, sono le rinnovate tensioni registrate sul debito governativo europeo, dove sono si sono ampliati gli spread tra Bund e gli altri titoli di stato europei: quello con il Btp ha toccato quota 200 punti, l'OAT francese è salito ampiamente sopra i 70 punti nei giorni scorsi, il livello più alto dal 2014.

Ricordiamo che lo spread misura la differenza tra il rendimento dei titoli di stato decennali di un paese e quelli tedeschi, che fanno da riferimento per l'area euro, calcolata in punti base: ad esempio, a una differenza di rendimento di un punto percentuale (diciamo 2 per cento contro 1 per cento) corrisponde uno spread di 100 punti base.

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Marine Le Pen fa paura
"A differenza di sei anni fa, quando toccò a me, questa volta per la verità sono anche gli altri spread che si alzano un po': ad esempio quello della Francia rispetto alla Germania, che di solito era incollato, si è alzato, il che significa che c’è un fenomeno italiano ma forse c’è anche un fenomeno europeo" ha commentato l’ex presidente del Consiglio Mario Monti, ospite di Otto e mezzo su La7.

Il riferimento è al 9 novembre 2011, quando il Btp toccò il picco di 574 punti (chiusura a 550), portando alle dimissioni l'allora premier di centrodestra Silvio Berlusconi, il 12 novembre, sostituito appunto dall'economista bocconiano a capo di un governo tecnico. Quei livelli oggi sono lontani, ma a detta degli esperti questa situazione sui mercati indica uno squilibrio latente lontano da un’imminente risoluzione.

La vittoria di Brexit e Trump ha infatti galvanizzato le destre (e non) populiste europee che sperano di fare altrettanto alle prossime tornate elettorali. Quest'anno tocca alla Francia, alla Germania e ai Paesi Bassi, che permetteranno di misurare la vera entità di questo attacco alla globalizzazione e l’impatto sulla Ue.

A preoccupare è soprattutto la Frexit minacciata dalla leader dell'estrema destra francese, Marine Le Pen, che ha annunciato domenica scorsa l’intenzione, in caso di vittoria, di indire un referendum per far uscire il paese transalpino dall’euro, dalla Ue e dalla Nato.

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G
recia e Italia
All’incognita Le Pen si sono aggiunti i timori sull’instabilità politica in Italia, con lo spettro di elezioni anticipate che potrebbero portare alla vittoria movimenti antieuropeisti come il M5s (Italexit), e il nuovo monito del Fmi alla Grecia, che rischia ancora una volta di uscire dall'euro: le trattative tra il Paese ellenico e i creditori internazionali in fase di stallo e se il debito non verrà ridotto, Atene potrebbe rischiare nuovamente una crisi di liquidità. Detto altrimenti, siamo di fronte a una nuova Grexit.

L’ascesa del populismo è un problema non da poco per la Bce alle prese con l’aumento dell’inflazione: a pochi passi dall’obiettivo del 2 per cento il programma andrà inevitabilmente incontro a un ridimensionamento, ma a marzo avrà inizio il "superciclo delle consultazioni elettorali" europee. Ciò significa che i rischi ci accompagneranno per tutto l'anno e forse per il 2018, spingendo Draghi a prolungare le politiche accomodanti fino al 2019.

"I sondaggi danno i principali partiti populisti in forte vantaggio. Nessuno per ora di essi è dato per vincitore, ma se dovessero raccogliere molti consensi, l'incertezza e la turbolenza che ne deriverebbero potrebbero innervosire gli investitori e determinare così un'impennata dei rendimenti" spiega David Stanley, gestore di T.Rowe Price, asset manager statunitense.

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La palla passa a Draghi
Non mancano gli ottimisti. "Lo scenario centrale prevede per l’Ue un passaggio elettorale che nei due principali paesi dovrebbe abbastanza agevolmente superare il rischio di un voto populista, con l’elezione di governi in Francia e Germania solidamente ancorati alla tradizione europea. Con anche la Spagna dotata di un nuovo governo a guida popolare dallo scorso dicembre, si aprirebbe dunque nell’ultima parte del 2017 uno spazio di stabilità per l’Europa" si legge nella nota del comitato di investimenti di Timeo Neutral, società di investimento lussemburghese.

Tuttavia, è assai probabile che l'euroscetticismo resterà in auge ancora per un po'. Oltre all'ascesa dei movimenti populisti, infatti, bisogna riconoscere il rischio di una deviazione o di una reazione populista all’interno di un partito tradizionale: "È accaduto con i Tory e nei prossimi anni potrebbe portare a un referendum sull'Unione Europea in uno dei paesi chiave, soprattutto se la crescita rimanesse anemica" si legge in una recente analisi di Lombard Odier, gestore di patrimoni elvetico.

Draghi, da parte sua, negli ultimi giorni è stato chiarissimo, ricordando che "l'euro è irrevocabile”: lo dicono i Trattati, ma anche il "mercato unico" che non sopravviverebbe a "svalutazioni competitive" di monete nazionali in un ipotetico sistema a SME 2.

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