Fondo salvabanche: i motivi dello scontro Ue - Banca d'Italia

Botta e risposta su chi avrebbe fermato l'uso del Fondo interbancario. La Ue: prospettate tre soluzioni. Bankitalia: lo stop da Bruxelles

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La sede di Banca d'Italia a Roma – Credits: ANSA

Redazione Economia

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Sulla procedura adottata dall'Italia per salvare le quattro banche sull'orlo del fallimento è duello a distanza tra Banca d'Italia e Commissione europea.

Dopo l'ondata di polemiche suscitate dal provvedimento adottato per salvare Banca Marche, Etruria, Carife e Carichieti, Via Nazionale è intervenuta oggi per spiegare che il progetto di far scendere in campo il Fondo Interbancario di Tutela dei depositi, che avrebbe evitato il sacrificio di molti risparmiatori, fu stoppato dalla Commissione Ue contro il suo volere.

Ma da Bruxelles un documento della Commissione ha invece rivelato che all'Italia a metà novembre furono prospettate tre possibili soluzioni, due delle quali sarebbero comunque andate a colpire le tasche di chi possedeva obbligazioni subordinate, e alla fine, secondo un portavoce della stessa Commissione, furono comunque le autorità italiane a optare per l'uso del Fondo di risoluzione.

L'intervento del Fondo Interbancario, ha messo in chiaro il capo della Vigilanza Carmelo Barbagallo davanti a una gremita commissione Finanze della Camera, "non è stato possibile per la preclusione manifestata da uffici della Commissione Europea, da noi non condivisa". Non condivisa perchè la Banca d'Italia era convinta che "l'intervento del Fondo, insieme alle risorse di altre banche, avrebbe consentito di porre i presupposti per il superamento delle crisi senza alcun sacrificio per i creditori delle quattro banche".

Le tre strade possibili

Tuttavia, ha tenuto a precisare Barbagallo, "ciò non è stato possibile" e dunque si è fatta "la scelta meno cruenta" anche perchè se si fosse arrivati al primo gennaio 2016 sarebbe scattato il bail-in e la situazione sarebbe stata "devastante". Ma a poche ore dall'intervento del capo della Vigilanza di Bankitalia, un documento di Bruxelles riporta nero su bianco che per la Ue c'erano tre possibili strade per salvare le 4 banche italiane: una con fondi privati, una usando il fondo di tutela dei depositi, che comunque avrebbe fatto scattare la risoluzione e le perdite per gli obbligazionisti subordinati, la terza (poi percorsa) usando il fondo salva-banche.

E gli uffici comunitari tengono a sottolineare che delle tre possibili strade prospettate la Commissione "non ne favorisce nessuna, fintanto che le regole Ue sono rispettate". Per altro, per ulteriore precisazione, il portavoce della Commissione fa sapere che "la decisione di far scattare la risoluzione delle 4 banche usando il fondo nazionale è stata presa dalle autorità italiane. Se vengono usati fondi di Stato per sostenere le banche, indipendentemente da dove essi provengano, si applicano le norme Ue compresa la condivisione degli oneri".

La critica dell'Abi

Una indiretta critica alla decisione delle autorità italiane è arrivata anche dall'Abi. Non solo dal direttore generale Giovanni Sabatini secondo il quale in base alle valutazioni giurisprudenziali dell'associazione il Fondo di tutela sarebbe potuto intervenire, ma anche dal presidente Antonio Patuelli che ha rassicurato gli obbligazionisti dei 4 istituti facendo loro sapere che potranno in ultima istanza ricorre al giudice per far valere i loro diritti.

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