Europa e Stati Uniti trovano l'accordo: scongiurata la guerra commerciale

Mentre Trump si bea del successo della "tariffa zero" Bruxelles prende tempo per continuare a negoziare senza temere l'imposizione di nuovi dazi

Donald Trump

Il presidente Usa Donald Trump allo discorso sullo stato dell'Unione - Washington, 30 gennaio 2018 – Credits: WIN MCNAMEE/AFP/Getty Images

Claudia Astarita

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Sembrerebbe scongiurata l'ipotesi di una guerra commerciale tra Unione Europea e Stati Uniti, grazie all'incontro (per ora) risolutore tra Jean-Claude Juncker e Donald Trump.

Cosa vuol dire "tariffe zero"

In una conferenza stampa congiunta, i due leader hanno assicurato che si impegneranno per l'azzeramento dei dazi esistenti sui prodotti industriali non legati all'automotive e di ridurli per promuovere gli scambi su prodotti chimici, prodotti farmaceutici, prodotti medici e soia, oltre che sui servizi. Il tutto riassumibile nello slogan "tariffe zero" che Trump ha fatto da qualche tempo proprio, sfidando i partner europei a una liberalizzazione totale dei commerci.

Perché è necessario riformare l'Omc

Juncker e Trump hanno inoltre convenuto di avviare una profonda riforma dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, nei cui confronti la Casa Bianca ha declinato un crescendo di critiche negli ultimi mesi, e Trump si è garantito l'impegno europeo di acquistare più gas liquido naturale, questione che era stata al centro di recenti polemiche con la Germania a margine dell'ultimo vertice NATO. Relativamente all'Omc, Bruxelles e Washington si sono impegnate a modificare il modo in cui vengono gestite le pratiche commerciali sleali, i furti di proprietà intellettuale, i trasferimenti tecnologici forzati, i sussidi industriali, le distorsioni create dalle imprese di stato e la sovracapacità.

Stati Uniti: un successo di immagine

Da parte statunitense, la soddisfazione è evidente: nei tweet con cui il Presidente Trump riassume efficacemente il proprio pensiero, si è passati da toni di sfida (Both the U.S. and the E.U. drop all Tariffs, Barriers and Subsidies!, ossia "Che Usa e Ue cancellino tutti i dazi, le barriere commerciali e i sussidi!") e di accusa (They truly have taken advantage of the U.S., but not for long!, "Si sono approfittati davvero degli Stati Uniti, ma non per molto ancora!") a vere e proprie dichiarazioni d'amore (Obviously the European Union and the United States love each other!, "Ovviamente l'Unione Europea e gli Stati Uniti di amano!”).

Europa: un successo di numeri

Tuttavia, probabilmente è Juncker ad aver portato a casa il risultato migliore. Non solo il delicatissimo tema dei sussidi è stato accantonato, ma è rientrata la minaccia di dazi del 25% sulle automobili europee: si è infatti concordato che le due parti si asterranno dall'imporre nuovi dazi per tutto il tempo del negoziato sui punti concordati. Lo stesso Trump, del resto, ha definito la sua controparte un abile negoziatore.

Le due parti si sono anche accordate per accrescere il commercio nei servizi, chimica, farmaceutica e prodotti medicali e soia, che come conseguenza della guerra commerciale iniziata contro la Cina è diventata un tema molto importante per Trump. Infine, Bruxelles e Washington si sono prese l'impego di avviare un dialogo sugli standard per facilitare il commercio abbattendo tanti di quegli ostacoli burocratici e amministrativi che ora lo limitano.

Un bilancio in chiaroscuro

Ciononostante, è presto per festeggiare, anche le borse hanno celebrato l'accordo puntando in maniera decisa sulle azioni delle case automobilistiche europee. L'accordo Ue-Usa, infatti, non è definito che in linea di massima e le trattative sono destinate a essere difficili e faticose, per entrambe le sponde dell'Atlantico. Interessante notare come il Segretario al Commercio americano Wilbur Ross abbia indicato il successo dell'incontro con Juncker come la dimostrazione che l'approccio negoziale duro adottato negli scorsi mesi fosse quello giusto, e quanto Trump sia autenticamente convinto della necessità di giungere a un livello di tariffe zero fra Usa e Ue, come aveva già affermato al G7 di Charlevoix. Gli Stati Uniti, ha concluso Ross, si muovono "in buona fede", ma hanno ben chiaro l'obiettivo che vogliono raggiungere.

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