E se la Grecia la salvasse l'America?

Per il Nobel Joseph Stiglitz la Grecia deve uscire dall'euro e affidarsi alla solidarietà statunitense per superare la crisi

Grecia

Vista sull'Acropoli – Credits: Christopher Furlong / Staff

Claudia Astarita

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Mentre continuano i colloqui tra Grecia ed Europa alla ricerca di un compromesso sulla questione debito, il Nobel per l'Economia americano Joseph Stiglitz lancia dalle colonne del Time la sua ricetta, che vede gli Stati Uniti in prima linea per salvare lo "stato dimenticato dall'Europa".

Anche la settimana scorsa gli appelli di Stiglitz che raccomandavano ai greci di votare no al referendum, uscire dall'euro e recuperare l'autonomia necessaria per tirarsi fuori dai guai da soli avevano fatto discutere. Oggi, però, l'economista americano è andato oltre, sottolineando come Washington dovrebbe contribuire in prima persona a sbrogliare questa intricatissima matassa europea per un motivo molto semplice: non è ammissibile che dopo essere stati così generosi con la Germania dopo averla sconfitta sul campo non vadano a soccorrere la Grecia dopo che quest'ultima è stata calpestata per ben due volte proprio da Berlino.

Del resto, dice Stiglitz, "continuare sulla linea dell'austerità significa alimentare una depressione senza fine", uno scenario che non conviene a nessuno. Infine, dopo aver ricordato che, nonostante tutto, dal punto di vista di crescita, occupazione, tagli alle spese Atene non si stava poi comportando così male, agglinge che l'uscita della Grecia dall'Euro non sarebbe poi la fine del mondo perché le monete, oggi, vanno e vengono, e anche se le fasi di transizione sono difficili, la ripresa dell'Argentina ha già abbondantemente dimostrato che nulla è impossibile. Non solo, secondo Stiglitz con tanta pazienza e buona volontà la Grecia potrebbe riuscire a rimettersi in piedi anche senza chiedere prestiti all'Europa o al Fondo Monetario Internazionale. Motivo in più per suscitare le simpatie degli americani e invogliarli a contribuire a questo salvataggio. Come? Concedendole "aiuti umanitari incondizionati, comprando i suoi prodotti, scegliendola come destinazione per le loro vacanze e dimostrando quella solidarietà e quella umanità che, evidentemente, i suoi partner europei non hanno".

 

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