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Draghi vince la sua scommessa: “Il Qe funziona, ecco perché”

La Bce mantiene dritta la barra della politica monetaria. Si vedono i primi effetti degli stimoli fiscali, sia su crescita economica sia sull’inflazione

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Fabrizio Goria

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Con il Quantitative easing (Qe) che inizia a dare i suoi frutti, la Banca centrale europea (Bce) ha preferito mantenere invariata la sua politica monetaria. Tutto prevedibile, come rammentavano prima del vertice odierno gli analisti finanziari all’unisono. E chi si attendeva delle parole di fuoco sulla Grecia, come suggerito da Die Welt, è stato smentito. Nessun commento rilevante su Atene, dato che le negoziazioni sono alle fasi finali. 

Niente coriandoli

L’ultimo meeting del Consiglio direttivo dell’istituzione guidata da Mario Draghi doveva essere il classico summit di transizione, ma sarà ricordato come quello della grande protesta. Josephine Witt, infatti, saltò sul desco di Draghi per tirare dei coriandoli e criticare le politiche monetarie dell’Eurotower. Era metà aprile. Dopo sei settimane, invece, il grigiore dei numeri ha ripreso il posto rispetto agli annunci rilevanti, come quello del Qe del 22 gennaio scorso, e alle manifestazioni rocambolesche come quella della Witt. 

 

I numeri della crescita...

Numeri, quindi. Come quelli relativi alle nuove previsioni della Bce, che sanciscono la parziale ripresa delle attività economiche in modo più o meno omogeneo in tutta l’area euro. La notizia è che non c’è alcuna modifica rilevante rispetto alle stime di marzo. Chi pensava in un quadro più roseo, sull’onda del Qe, è stato smentito. L’economia dell’area euro crescerà di un punto e mezzo percentuale nell’anno in corso, dell’1,9% nel prossimo e del 2,0% nel 2017. Solo quest’ultimo dato è stato rivisto al ribasso di un decimale nel confronto con le previsioni dello scorso marzo, ma come ha detto il numero uno della Bce, “lo scenario è destinato a mutare in meglio”. Spiegano dallo staff di Draghi che è più importante, ora come ora, che sia finita l’emergenza finanziaria che aveva caratterizzato l’operato della Bce negli ultimi anni, ovvero la rottura del meccanismo di trasmissione della politica monetaria. Vale a dire quel fenomeno secondo il quale più la Bce tagliava i tassi d’interesse e più introduceva misure di alleggerimento monetario, più il credito bancario si contraeva. Ora questo fenomeno si sta riducendo e l’economia reale inizierà a giovare degli stimoli del Qe, che andranno avanti, come da attese, fino al settembre 2016, per complessivi 1.080 miliardi di euro di acquisti di titoli pubblici e privati. 

... e quelli dell’inflazione

Ma i numeri dicono anche le misure introdotte dalla Bce durante la riunione di gennaio hanno iniziato a entrare in circolo. “La ripresa sta migliorando”, ha detto Draghi. E lo si nota pure dal tasso d’inflazione, il vero target della Bce. In maggio, infatti, l’indice generale dei prezzi al consumo nella zona euro è tornato a salire, dello 0,3%, su base annua. Un buon segnale, ha ricordato Draghi. Nessuna modifica sostanziale, però, alle previsioni. L’inflazione sarà all’1,5% nel 2016 e all’1,8% nel 2017, in linea con le stime di marzo, e sarà allo 0,3% nell’anno in scorso, tre decimali in più rispetto a tre mesi fa. È ancora lontano l’obiettivo del 2% su base annua, anche se Draghi ha confermato che non ci saranno deviazioni dalla politica monetaria e ogni stima sarà rispettata. “A giudicare da come sta lavorando il Qe ci attendiamo che le parole di Draghi trovino riscontro nella realtà”, ha fatto notare in una nota flash J.P. Morgan. Dati, quelli sull’inflazione, che hanno fatto reagire gli operatori finanziari, i quali hanno messo sotto pressione il Bund tedesco. 

La ripresa sta migliorando e si sta allargando a tutta l’area euro Mario Draghi

L’incognita Grecia

Capitolo a parte è stato quello relativo alla Grecia. Sulla riunione di oggi non poteva non aleggiare lo spettro di Atene, complice l’offerta, preparata dai creditori internazionali, di una bozza di accordo che prevede termini più accomodanti sul fronte del surplus primario, per venire leggermente incontro alle esigenze politiche del primo ministro ellenico Alexis Tsipras. Per ora la Bce mantiene il suo ruolo indipendente e distaccato dalla politica più stretta. Vale a dire che partecipa alle riunioni del Brussels Group, contribuendo a indicare il quadro economico all’interno del quale si possono fare le proposte di intesa, e nel mentre mantiene in vigore l’Emergency liquidity assistance (Ela), a oggi l’unico canale di liquidità di sostegno al sistema bancario ellenico. A chi domandava delucidazioni sul destino di Atene, Draghi ha risposto in modo diplomatico, ricordando che non avrebbe fatto commenti. La riunione di oggi non era il luogo per questo genere di argomenti. Ma ha anche spiegato che nel prossimo meeting, previsto per il 17 giugno (si tratterà di una riunione che non prevede decisioni di politica monetaria, ndr) si discuterà l’haircut applicato agli asset collaterali alle operazioni di liquidità emergenziale condotte attraverso l’Ela. Un messaggio chiaro a Tsipras e al suo governo. In assenza di un accordo nelle prossime ore, la risposta della Bce potrebbe arrivare ben presto. 

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