Draghi: perchè la Banca Centrale Europea non riduce il QE

È troppo presto per allentare sul piano di acquisto di titoli da parte di Francoforte: inflazione troppo bassa e ripresa ancora lenta

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Mario Draghi, presidente della BCE - 19 gennaio 2017 – Credits: DANIEL ROLAND/AFP/Getty Images

Redazione Economia

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È ancora troppo presto per ridurre il quantitative easing: è il giudizio del presidente della Bce, Mario Draghi, al termine del direttivo dell'Eurotower. L'inflazione in Europa non mostra ancora "un trend convincente al rialzo" e per questo il direttivo dell'istituto lascia i tassi invariati, e va avanti con le misure straordinarie decise lo scorso 8 dicembre, che prevedono un prolungamento del Qe, oltre marzo, "fino alla fine del 2017 e anche oltre se necessario" ma scalato da 80 a 60 miliardi di euro al mese a partire da aprile.

QE e Tapering
Inoltre la Bce non esclude, se lo scenario dovesse peggiorare, un rafforzamento dello stesso programma di acquisti. Draghi ha sostanzialmente eluso il fuoco di fila dei "falchi", capeggiati dalla Germania, che avrebbero voluto avviare il tapering, il ritiro del Qe. A chi, nel corso della conferenza stampa, gli ha chiesto del tapering, o della possibilità di ridurre le misure straordinarie di stimolo all'economia, se lo scenario dovesse migliorare, Draghi ha risposto, senza scomporsi: "Non ne abbiamo discusso", "ma è una problema che è giusto porsi".

"Sono certo - ha poi precisato Draghi - che arriverà il momento in cui dovremo discutere del tapering e in quel caso avremo una discussione e un'analisi molto profonda e molto attenta in proposito. Ma non siamo ancora a quel punto".

Trump e Brexit
Su Trump e la Brexit Draghi ha mantenuto un profilo basso, limitandosi a dire che è ancora troppo presto per rilasciare commenti. Sulla sostenibilità del debito italiano ha chiarito che "nessun Paese dell'Eurozona ha un debito insostenibile".

Sul decreto salva-banche da 20 miliardi di euro del governo italiano e sulle critiche del ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan all'eccessiva rigidità della vigilanza Bce sulla vicenda Mps, ha evitato di pronunciarsi. "Come sapete - ha detto - abbiamo rigidi principi di separazione e non chiederei mai a Daniele Nouy (responsabile della vigilanza Bce, ndr) di commentare sulla politica monetaria".

La deroga al QE
Con una nota tecnica a parte l'istituto di Francoforte ha poi chiarito che deroga alla regola del quantitative easing, che non permette l'acquisto da parte della stessa Bce di attività con un rendimento inferiore a quello del tasso di deposito, attualmente pari al -0,4%, varrà solo per i titoli di Stato. Le vecchie norme continueranno quindi a valere per gli acquisti di covered bond e asset backed securities.

La deroga era stata decisa dal direttivo di Francoforte lo scorso dicembre in quanto la continua discesa sotto zero dei tassi dei bond di alcuni Paesi rischiava, a regole immutate, di lasciare la Bce senza titoli da comprare. Gli acquisti del Qe sono infatti proporzionali al Pil di ciascun Paese e il principale beneficiario del programma è, di conseguenza, la Germania. Al momento i rendimenti dei titoli di Stato tedeschi sono inferiori al tasso sui depositi nelle scadenze inferiori ai sei anni. Il rendimento del Bund a cinque anni è, ad esempio, pari al -0,44%. Costi di finanziamento inferiori al -0,4% si registrano inoltre, per le scadenze inferiori ai cinque anni, in Austria, Paesi Bassi e Finlandia. (AGI/ANSA)

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