Debito pubblico: perché l'Italia torna sotto il tiro della Ue

Il tema sarà al centro del dibattito a fine anno quando termineranno gli acquisti della Bce. E nel 2019 scade il mandato di Draghi

Massimo Morici

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Una visuale del palazzo della Commissione Europea di Bruxelles, 29 marzo 2007 – Credits: ANSA/ARCHIVIO/OLIVIER HOSLET/DRN

Bruxelles ha atteso due giorni prima di esprimersi sul risultato delle elezioni politiche in Italia. E lo ha fatto per bocca del francese Pierre Moscovici, il commissario agli Affari economici, e del lettone Valdis Dombrovskis, vicepresidente della commissione. I due "eurocrati" hanno rotto il silenzio elettorale esprimendo però più di un dubbio sul futuro dell'Italia e riportando al centro del dibattito il tema della sostenibilità del debito pubblico italiano.

Passato un po' in sordina durante la campagna elettorale, dove invece l'hanno fatta da padrone proposte che, se attuate, porteranno il nostro paese a sforare i parametri europei sui conti pubblici, a Bruxelles (Commissione Ue) e a Francoforte (Bce) l'eccessivo indebitamento di alcuni stati europei - tra cui l'Italia, dove il rapporto debito/Pil ha superato il 130%, più del doppio della soglia europea (60%) - è il tema centrale per il futuro dell'Eurozona.

I prossimi impegni in Europa

Uno dei primi compiti che attendono il nuovo Governo, quando e se sarà formato, sarà quello di partecipare al negoziato per la riforma dell'area euro, l'ultimo capitolo di una serie di riforme attuate dopo la crisi del 2011 e il fallimento della Grecia. La trattativa (in parte segreta) vede al centro dei giochi la Germania e la Francia e potrebbe terminare nelle prossime settimane con un documento di proposte della Commissione, il cui cardine dovrebbe essere rappresentato dal Fondo monetario europeo.

I diktat di Bruxelles dopo il voto

Moscovici a gennaio aveva parlato di un potenziale rischio per la Ue dalle elezioni italiane. Uno scenario che poi si è parzialmente avverato con la vittoria di due partiti euroscettici (anche se i toni ultimamente si erano smorzati) come Lega e M5S. Il commissario ha detto di aspettarsi che il futuro governo permetta all'Italia di "confermare il suo impegno europeo di sempre". Più duro, invece, è stato il suo collega Dombrovskis che è tornato a ricordare agli italiani che il loro debito pubblico è "il secondo più elevato dell'Ue" e che la crescita del loro paese "è ancora molto sotto la media europea".

Più tempo per il Def

La Ue ha già visto paesi in stallo politico (Olanda, Belgio e Spagna) e la Commissione terrà conto del calendario politico e istituzionale dopo il voto. Di fronte a "governi ad interim"  - potrebbe essere il caso di un Gentiloni bis, in attesa della formazione di una nuova maggioranza o di nuove elezioni - Bruxelles è disposta a dare più tempo all'Italia per presentare il Def e il Programma Nazionale di Riforme, i documenti più importanti che contengono le misure di politica economica adottate da un esecutivo, che però devono restare all'interno dei paletti posti dalla Ue.

La fine del sostegno di Draghi

Il nostro debito pubblico di quasi 2.300 miliardi di euro, insomma, è destinato a tornare presto al centro del dibattito: l'Italia dal prossimo anno non potrà più contare sullo scudo fornito dagli acquisti mensili sul mercato dei titoli di Stato effettuati dalla Bce (il QE iniziato nel 2015 terminerà a fine anno), che si limiterà a riacquistare quelli in scadenza; e al posto di Mario Draghi, il cui mandato scade a ottobre 2019, siederà probabilmente un banchiere centrale tedesco o di un altro paese core.

Insomma, non sarà facile per i partiti che formeranno il nuovo governo attuare le promesse fatte in campagna elettorale, visto che l’Europa ci chiederà quasi sicuramente ancora più disciplina fiscale. Senza contare che, in caso di difficoltà, il meccanismo allo studio a Bruxelles prevede l’intervento del fondo monetario europeo verso il paese in difficoltà in cambio di ulteriori riforme.

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