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Crisi greca: e se la strategia di Tsipras fosse la bancarotta?

Più passa il tempo, più Atene rischia e mette alle strette i creditori internazionali. In cassa ci sarebbero solo 90 milioni di euro

Passano i giorni e la Grecia non esce dal limbo. Manca una piattaforma di dialogo con il Brussels Group composto da Fondo monetario internazionale (Fmi), Banca centrale europea (Bce), Commissione Ue e European stability mechanism (Esm). Manca un accordo sul terzo piano di salvataggio, ormai inevitabile. Mancano soprattutto i soldi nelle casse dello Stato, dopo i rimborsi al Fmi e il pagamento di stipendi e pensioni. E allora per il premier greco Alexis Tsipras e il suo ministro delle Finanze Yanis Varoufakis potrebbe essere arrivato il momento dell’accelerazione della strategia attuale. Portare il Paese sull’orlo del fallimento sovrano, il secondo in tre anni, per poi mettere all’angolo i creditori internazionali, Europa su tutti, al fine di ottenere un nuovo programma di sostegno senza le riforme strutturali finora richieste. Un piano che però si potrebbe rivelare un boomerang. 

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La strategia del default

A Bruxelles ne sono ormai convinti, anche dopo l’ultimo Eurogruppo di lunedì scorso. Senza mezzi termini, a Panorama.it un funzionario della Commissione Ue spiega che “è ragionevole ritenere che sia questa la strategia di Tsipras e Varoufakis: non intavolare alcuna discussione con le autorità internazionali sul piano di riforme, per poi arrivare con le casse statali vuote e utilizzare da un lato l’emergenza nelle finanze pubbliche e dall’altro il ritorno del Paese in recessione per spingere per l’approvazione di un nuovo piano di aiuti, senza però gli aggiustamenti strutturali promessi”.

Nessun commento arriva, di contro, dagli offici di Syriza, il partito di Tsipras, i quali hanno declinato di rispondere alle domande sulla veridicità di questa strategia. In realtà, potrebbe esserci anche una variante, come si vocifera negli ambienti bancari. Spingere per arrivare all’insolvenza in modo da isolare l’ala più radicale di Syriza, invocare una sorta di governo di unità nazionale e poi negoziare con il Brussels Group. Razionalmente, una mossa corretta. Elettoralmente, un tradimento. 

Nelle casse della Grecia sono rimasti circa 90 milioni di euro Fonti europee

Le incombenze 

Quello che è noto è che dalle casse della Grecia continuano a uscire soldi su soldi. A inizio della scorsa settimana è stato ripagato uno dei prestiti del Fmi, per un controvalore di circa 760 milioni di euro. E oggi sono stati pagati stipendi e pensioni pubblici, per un ammontare di 1,5 miliardi di euro, come riporta Bloomberg. Il peggio non è ancora passato, perché nei prossimi giorni ci sarà una nuova escalation di rimborsi al Fmi.

Si inizia il 5 giugno, con 307 milioni di euro, per continuare il 12 giugno, con 345 milioni, poi il 16 giugno, 575 milioni, e infine il 19 giugno, quando la Grecia dovrà versare all’istituzione di Washington 345 milioni.  Sommati, sono 1,572 miliardi di euro, a cui però bisogna aggiungere i 460 milioni di euro da rimborsare il 13 luglio, più tutti i rimborsi da erogare alla Bce e le rinegoziazioni dei titoli di Stato a breve termine, i T-Bill.

Sommando tutto, entro la fine di luglio bisogna sborsare più di 6 miliardi di euro, senza scordare il pagamento di salari pubblici e pensioni, circa 1,5 miliardi al mese. E secondo fonti europee vicine al dossier greco, nelle casse elleniche sono rimasti solo 90 milioni di euro. Non è un mistero che Atene abbia utilizzato parte delle riserve presso il Fmi per ripagare i 760 milioni di euro proprio al Fmi. E non è nemmeno un mistero che il pagamento di stipendi e pensioni dei dipendenti pubblici sia stato erogato dopo il rastrellamento della liquidità di casse degli enti locali, circa 2,5 miliardi di euro.

Il troppo ottimismo di Tsipras

È forse troppo ottimista, nel caso di Tsipras, sperare che i partner internazionali, di fronte al rischio di un nuovo fallimento della Grecia o della possibile uscita “accidentale” del Paese dall’eurozona, si facciano carico di un terzo piano di salvataggio senza alcuna condizionalità data dalle riforme strutturali. Questo perché il livello di sopportazione dei partner internazionali nei confronti della Grecia è sempre più basso.

Frustrazione e disillusione sono ormai i due sentimenti più vivi ogniqualvolta parlano i funzionari di Fmi, Bce, Esm e Commissione Ue. L’impressione è che Tsipras proverà ad alzare il tiro, ipotizzando il default del Paese, già durante il prossimo vertice europeo di Riga, previsto per il 21 e 22 di maggio. Ma intanto, come ha spiegato il portavoce del governo ellenico Gabriel Sakellaridis, si stanno già ponendo le basi per un nuovo summit straordinario dei ministri economico-finanziario dell’area euro, da inserire in calendario entro fine maggio. Proprio prima dei due mesi più duri per le casse di Atene. 

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