La crisi in Europa vista dalla Bce

Abbassate le stime sull'inflazione allo 0,7% nel 2014 e all'1,2% nel 2015, la banca centrale ribadisce l'importanza di riforme strutturali e rassicura su tassi bassi e misure straordinarie di intervento

La sede della Bce a Francoforte – Credits: PA/BORIS ROESSLER

Andrea Telara

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Nel giorno in cui i numeri dicono che il prodotto interno lordo tedesco è sceso dello 0,2% nel secondo trimestre 2014 rispetto al trimestre precedente (peggio delle attese a -0,1%) mentre in Francia l'economia si è fermata per il secondo trimestre consecutivo, la Bce abbassa le sue stime 
sull'inflazione nell'Eurozona nel 2014 e 2015. Le ultime
 previsioni, come si legge nel Bollettino mensile di 
agosto diffuso dalla Banca Centrale Europea, la collocano allo 0,7% nel 2014, 
all'1,2% nel 2015 e all'1,5% nel 2016, leggermente in ribasso
 rispetto allo 0,9% e all'1,3% inizialmente stimate per
 quest'anno e per il prossimo e invariata per il 2016. La 
previsione media di lungo termine è all'1,86%, in aumento dello
 0,02% rispetto alla precedente indagine.


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I rischi per le prospettive 
economiche dell'area "restano orientati al ribasso". In 
particolare, "i maggiori rischi geopolitici nonchè gli 
andamenti nei Paesi emergenti e nei mercati finanziari mondiali potrebbero essere in grado di influenzare 
negativamente le condizioni economiche, anche tramite effetti 
sui prezzi dell'energia e sulla domanda mondiale di beni e servizi provenienti dall'area dell'euro"

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Un altro rischio al ribasso "è connesso - secondo la Bce - a riforme strutturali 
insufficienti nei Paesi dell'area nonchè a una domanda 
interna inferiore alle attese".


Il Consiglio direttivo della Bce "manterrà un elevato grado di 
accomodamento monetario" e i tassi di interesse di 
riferimento della Bce "si attesteranno sui livelli correnti 
per un prolungato periodo di tempo, in considerazione delle attuali prospettive di inflazione". Inoltre, "il  
Consiglio direttivo è unanime nel suo impegno a ricorrere 
anche a strumenti non convenzionali nel quadro del proprio 
mandato qualora si rendesse ancora necessario affrontare 
rischi connessi con un periodo di bassa inflazione  
eccessivamente prolungato".

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Le riforme 
strutturali nell'Eurozona "dovrebbero mirare innanzitutto a 
promuovere gli investimenti privati e la creazione di posti di lavoro" e il risanamento di bilancio "va impostato in modo  da favorire l'espansione economica" dicono dalla Bce spiegando che sul fronte delle 
finanze pubbliche, "un complessivo risanamento ha contribuito 
in anni recenti alla riduzione degli squilibri di bilancio. 
Importanti riforme strutturali hanno potenziato la 
competitività e la capacità di aggiustamento dei mercati 
nazionali del lavoro e dei beni e servizi".

"È ora 
necessario - sostiene la Bce - che questi sforzi acquisiscano 
slancio per incrementare il potenziale di crescita dell'area 
dell'euro. Al fine di ripristinare finanze pubbliche sane, i 
Paesi dell'area dell'euro dovrebbero procedere in linea con 
il Patto di stabilità e crescita senza vanificare i 
progressi conseguiti nel riequilibrio dei conti pubblici". La 
piena e coerente applicazione dell'attuale quadro di sorveglianza macroeconomica e dei conti pubblici dell'area dell'euro, conclude la Bce, "è indispensabile per ridurre 
gli elevati rapporti debito/pil, aumentare la crescita 
potenziale e rafforzare la capacità di tenuta dell'area agli 
shock". 


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