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Crisi di Cipro, gli scenari possibili

Salvataggio della Bce, ingerenze della Russia o sorprendente uscita dall'euro. Ecco cosa aspettarsi dalla vicenda di Nicosia

La bandiera della Repubblica di Cipro (Credits:Ansa)

Ai risparmiatori ciprioti, piccoli e grandi, è arrivato un messaggio chiaro: “tranquilli, il prelievo sui conti correnti non ci sarà”. Il governo di Nicosia ha così voluto rinunciare a una misura efficace ma molto controversa che avrebbe dovuto dare il via libera al piano di aiuti europei da 10 miliardi di euro.

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IL PRELIEVO (SCAMPATO) SUI DEPOSITI

Sono però ancora tutte da stabilire le vie di uscita alternative, che verranno intraprese per traghettare la Repubblica di Cipro fuori dalla crisi. Il paese mediterraneo, uno degli ultimi a entrare in Eurolandia, ha infatti bisogno di soldi per salvare il proprio sistema creditizio, finito sull'orlo del crack per tutta una serie di errori commessi negli anni passati, in primis la forte esposizione verso il debito pubblico della Grecia. Per risolvere tutti i problemi, le autorità di Nicosia avevano pensato inizialmente alla soluzione più drastica e facile, cioè mettere le mani nelle tasche dei risparmiatori, sottraendo una quota dei loro depositi bancari. Dopo una reazione-shock sui mercati e soprattutto tra gli stessi risparmiatori, Cipro e l'Europa hanno però deciso di fare marcia indietro: il prelievo forzoso sui conti correnti non ci sarà, nemmeno quello (ideato in un secondo momento) che prevedeva una soglia di esenzione per i depositanti con meno di 25mila euro.

UN PASTICCIO EUROPEO.

Per Angelo Baglioni, professore di economia politica della Cattolica e collaboratore de Lavoce.info, questo dietrofront è di per sé un fatto positivo. Il prelievo forzoso avrebbe infatti rappresentato una palese e grave violazione della direttiva europea sui depositi bancari, che stabilisce la protezione assoluta dei correntisti fino a un massimo di 100mila euro. Inoltre, con delle misure di tale portata, per Baglioni si sarebbe creato un brutto precedente, capace di minare alla base la fiducia dei risparmiatori all'interno dei confini di Eurolandia. Fatte queste considerazioni, tuttavia,  l'economista della Cattolica ritiene che la vicenda di Cipro resti comunque “un pasticcio europeo, avvenuto nel segno dell'improvvisazione”.

ASPETTANDO DRAGHI.

Non è  chiaro, infatti, come Nicosia e le autorità di Bruxelles troveranno le risorse per risolvere tutti i problemi che ancora sono sul piatto. Il primo scenario che si apre all'orizzonte è un intervento salvifico della Banca Centrale Europea (Bce) e del suo governatore Mario Draghi . Questo, almeno, è quello che pensa  Patrice Gautry, capo economista di Union Bancaire Privée (Ubp), secondo la quale Draghi aprirà presto i rubinetti “ fino a ridurre i tassi d'interesse per diminuire i costi di rifinanziamento delle banche cipriote in difficoltà”.

INGERENZE RUSSE.

In attesa delle mosse della Bce, va comunque riconosciuta una cosa: con la crisi di Cipro si è aperta l'ennesima falla nella già traballante architettura dell'Unione Monetaria europea. Nelle banche cipriote, infatti, è depositato il tesoro di molti magnati russi, che vi hanno fatto confluire i propri capitali approfittando in passato di sistemi di controllo abbastanza blandi (circa il 40% di tutti i depositi del paese appartengono a russi). Non appena la crisi si è acuita, le autorità di Mosca si sono date un gran da fare per difendere propri interessi nazionali e quelli degli oligarchi esportatori di soldi. Oggi, infatti, il ministro delle finanze cipriota Michalis Sarris è volato proprio a Mosca, per negoziare l'estensione del prestito da 2,5 miliardi di euro già concesso dalla Russia a Nicosia nel 2011. Il che, non rappresenta certo un messaggio confortante per l'Europa e per la sua capacità di coesione. Questi negoziati dimostrano infatti che il capo di una potenza straniera, cioè il presidente Russo Vladimir Putin, potrebbe essere disponibile a mettere mano al portafoglio, per dare a Cipro gli aiuti che l'austera Europa non vuole invece concedere.

USCITA DALL'EURO?

Negli equilibri geo-politici del Vecchio Continente, l'attivismo russo rappresenta dunque una ingerenza tutt'altro che trascurabile. I leader europei lo sanno bene e lo sanno pure gli esponenti della comunità finanziaria. Non a caso, gli esperti della casa d'affari Jp Morgan hanno parlato ieri esplicitamente di un rischio di uscita di Cipro da Eurolandia. Il che, secondo Baglioni, sarebbe un evento traumatico dagli effetti per ora incalcolabili.  E' vero che l'economia cipriota ha un peso marginale in Europa, ma un abbandono dell'Unione Monetaria da parte di Nicosia (azl pari del prelievo forzoso sui depositi) rappresenterebbe pericoloso precedente, capace di mettere in discussione un principio: quello dell'irreversibilità dell'euro. Se Cipro riuscisse a liberarsi della moneta unica, perché altre nazioni periferiche non potrebbero fare altrettanto?

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