Cipro: ecco perchè la crisi è un mix esplosivo

Denaro sporco, fuga di capitali, relazioni internazionali e l’equilibrio del Parlamento tedesco pesano sul salvataggio

Il Ministro delle Finanze cipriota Michael Sarris lascia il Palazzo Presidenziale lunedì scorso (Yiannis Kourtoglou/AFP/Getty Images)

Stefania Medetti

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Per ora, i colloqui si sono conclusi con un nulla di fatto. E la conferenza stampa del Ministro delle Finanze cipriota Michael Sarris, in missione diplomatica a Mosca, è stata cancellata ieri pomeriggio all’ultimo minuto . All’indomani della bocciatura dei prelievi forzosi sui conti correnti bancari, Sarris era volato in Russia per chiedere un’estensione di cinque anni del prestito da 2,5 miliardi di euro concesso da Mosca nel 2011 e una riduzione del 4,5% del tasso di interesse. Il Paese, infatti, è disperatamente alla ricerca di fondi per colmare il buco da 5,8 miliardi di euro che lo separa dai dieci miliardi di euro del salvataggio da parte della Bce.

Il fatto che Cipro si sia rivolto a Mosca per sbloccare un prestito a Bruxelles affonda le ragioni nella storia ventennale che lega i due Paesi e che ha portato i russi a essere titolari di circa venti miliardi di euro depositati nelle banche cipriote , pari a circa il 25% dei depositi totali. Una cifra addirittura superiore al Pil dell’isola che conta 900mila abitanti e che si attesta su 17 miliardi di euro.

L’elenco degli investitori russi a Cirpo è quasi una fotocopia dei più ricchi uomini del Paese. Roman Abramovich, per esempio, controlla la sua Evraz attraverso Lanebrook, una società con sede a Cipro. Il magnate delle miniere Mikhail Prokhorov ha registrato Intergeo Management a Cipro nel 2008 e, ancora Vladimir Lisin, la cui fortuna è stimata in 15,9 miliardi di dollari, controlla due terzi della sua impresa più importante attraverso una holding di Cipro. Molti dei fondi depositati nelle banche cipriote ritornano in Russia (1,4 miliardi di euro nel 2008) come investimenti tanto che Cipro, fa sapere la Banca Centrale Russa, è la principale fonte di investimenti stranieri in Russia.

Non sono solo imprenditori attratti da condizioni fiscali più favorevoli a muovere su Cipro (le tasse per le imprese sono pari al 10%), ma anche dubbi personaggi che utilizzano le banche cipriote per ripulire denaro sporco, una storia che risale agli anni Novanta. I russi, faceva sapere The Independent già nel 1994, avevano cominciato un paio di anni prima ad arrivare – letteralmente – con valige piene di dollari. “Diciamocelo chiaramente – aveva commentato un banchiere di Nicosia -, se la Russia è sull’orlo della bancarotta, non può generare tutto questo contante. Dunque, tutti i soldi che arrivano da Mosca provengono da traffici illeciti, come la vendita di armi».

E questo complica la questione. La Banca Centrale Europea, ha spiegato in un servizio The Spiegel , si trova in una difficile posizione, perchè il salvataggio delle banche di Cipro favorirebbe gli oligarchi russi. Secondo il report dei servizi segreti tedeschi sul lavaggio del denaro sporco a Cipro, se Bruxelles concederà i fondi richiesti, i contribuenti tedeschi si troverebbero nella paradossale situazione di proteggere gli asset illegali dei magnati russi. Le conseguenze di questa politica potrebbero arrivare a mettere in discussione gli equilibri all’interno del Parlamento tedesco.

Ma non finisce qui, perchè se il prelievo forzoso su conti superiori a centomila euro avrebbe eroso i depositi russi per circa tre miliardi euro, è pur vero che si tratta sempre di investitori che hanno aggirato la tassazione in Russia. Ed è per questa ragione che il Cremlino potrebbe utilizzare un eventuale aiuto nel tentativo di far rientrare in patria i capitali, fa notare The Wall Street Journal . Per convincere i russi, dunque, Cipro ha messo sul piatto alcuni diritti per le concessioni energetiche sull’isola e i media russi hanno riferito che Gazprombank potrebbe fornire il supporto finanziario necessario in cambio dei diritti a esplorare le riserve di gas naturale offshore. Ma Gazprom nega e non è chiaro se l’ipotesi sia commercialmente fattibile, considerato che la Turchia contesta a Cipro la possibilità di sviluppare questi diritti.

Oggi, infine, arriva a Mosca per dei colloqui anche il presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso, che sfoggia ottimismo, ricordando che l’Unione ha affrontato finora nodi più difficili. Ma la sua presenza dimostra che le ramificazioni della “questione Cipro” vanno molto lontano di quanto il suo ottimismo vorrebbe far credere.

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