Patrimoniale: il modello Cipro non sia d'esempio in Europa

Secondo l'economista Stefano Caselli il prelievo forzoso sui conti correnti autorizzato da Nicosia non è applicabile in paesi come l'Italia e la Spagna

Un dipendente di Laiki Bank sconfitto dalla crisi cipriota (Credits: PATRICK BAZ/AFP/Getty Images)

Massimo Morici

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La patrimoniale, ribattezzata per l'occasione "modello Cipro" , ora fa paura sul serio. Con l’accordo raggiunto domenica notte è caduto il tabù dell’intoccabilità dei conti correnti e dei conti deposito: per evitare i crac delle banche o dei paesi, i governi potranno mettere le mani sui risparmi dei cittadini.

In altre parole, l'Europa ha detto sì ai prelievi forzosi. Lo ha ribadito anche il presidente dell’Eurogruppo, l’olandese Jeroen Dijsselbloem, specificando però che si valuterà caso per caso. Panorama.it ne ha parlato con Stefano Caselli , vice rettore dell’università Bocconi.

L’accordo per salvare Cipro ha calmato solo in parte i mercati: si temono prelievi forzosi in altri paesi?

In Europa ogni storia è diversa dall’altra e le decisioni prese vanno contestualizzate. Nel caso di Cipro stiamo parlando di un paese molto piccolo (pesa appena per lo 0,2% del Pil dell’Eurozona, ndr) in cui si sono avuti gli effetti sia di una gestione disinvolta delle finanze sia del fatto che nel tempo si è trasformata nel centro offshore del mercato russo; in particolare due banche si prestavano a questa funzione. L'isola, insomma, ha poche caratteristiche comuni con gli altri paesi membri e facendo parte dell’area comune per evitare l’effetto contagio si è scelta una terapia d’urto.

Le parole del presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem, parzialmente ritrattate, però sono state chiare: Cipro sarà un esempio per l’Eurozona, anche se si valuterà caso per caso.

La dichiarazione del presidente, anche se ne capisco lo spirito, è stata forse fatta con troppa disinvoltura e leggerezza. Che il debito vada ristrutturato nell'Europa periferica, è un problema sotto gli occhi di tutti. Ma non si possono proporre soluzioni del genere in grandi paesi come la Spagna, la Francia o l’Italia.

Eppure il tedesco Die Welt ha scritto oggi che il pericolo maggiore arriva proprio dal nostro paese. Gli italiani, tra l'altro, hanno già vissuto un prelievo forzoso nel 1992. Saranno i nostri risparmiatori i prossimi a subire una patrimoniale sui conti correnti?

Credo di no. L’impatto della manovra Amato di vent’anni fa, inoltre, fu decisamente più limitato e neanche lontanamente paragonabile con il modello Cipro (allora in Italia fu del 6 per mille, ndr).

Mentre il prelievo sui conti bancari ciprioti potrebbe arrivare al 40% per i depositi più ricchi. Lo ha detto oggi il ministro delle Finanze cipriota, Michael Sarris.

Appunto, sono due manovre, quella cipriota e quella di Amato, non paragonabili. Il grosso, poi, allora Amato lo prese con l’Ici, come del resto ha fatto il governo tecnico con l’Imu.

Dunque i risparmiatori italiani possono dormire notti tranquille?

Parliamoci chiaro: quando si parla di modello Cipro dovremmo usare un’altra parola, cioè patrimoniale. È chiaro che prima o poi bisognerà mettere mano al debito dell’Eurozona, ma le misure adottate a Nicosia sono troppo forti e quindi non replicabili. Tuttavia, bisognerà studiare comunque altre soluzioni per ridurre il debito.

La patrimoniale in salsa cipriota colpisce i conti superiori a 100.000 euro, che in gran parte sono intestati a cittadini russi. È una ritorsione contro Mosca?

Non farei troppa dietrologia. Il fatto è che i soldi andavano trovati, in un modo o in un altro. E si è scelto di punire i conti più i ricchi. Che poi fossero intestati a russi o britannici poco importa.

Il primo ministro russo Dmitrij Medvedev ha fatto notare ai giornalisti europei come Cipro non sia l’unico paese offshore nell’area euro, a partire dal Lussemburgo.

Quello della presenza di paesi con una tassazione agevolata su redditi, imprese e risparmi all’interno dell’Eurozona è senz’altro un problema che va risolto. La differenza, però, è che Cipro è saltata in aria dal punto di vista finanziario. E se non fosse appartenuta all’area euro, nessuno se ne sarebbe accorto.

C’è chi la vede come una vittoria della Germania (e della Merkel). Si è parlato di un’esposizione di quasi 6 miliardi delle banche tedesche verso l’isola. Condivide questa lettura?

Non mi piace questa logica da stadio. I paesi dell’Eurozona, aderendo alla divisa comune, sanno benissimo che in alcuni casi bisogna intervenire per evitare un contagio. Oggi prendersela con la Germania risulta più facile, anche perché è l’unico paese che può parlare: Hollande ha i suoi problemi, Rajoy pure, mentre in noi in Italia non abbiamo ancora un primo ministro…

Prima l’Irlanda, poi la Grecia e le banche spagnole. Ora Cipro. Quanto potrà resistere ancora questa Europa?

Bisogna rivedere il patto di famiglia: i grandi devono sedersi a un tavolo, guardarsi negli occhi e dirsi una volta per tutte se vogliono gli Stati Uniti d’Europa oppure no. Tornare indietro alle valute nazionali non è possibile, pena la distruzione dell'Europa stessa. C’è bisogno, invece, di una politica comune più forte e meno miope dal punto di vista sociale, fiscale e industriale. E quello che mi preoccupa è soprattutto il piano sociale: ci siamo spaventati per Cipro, ma mi chiedo perché nessuno parli dell’Ungheria, la cui democrazia è a rischio.

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