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Cipro: l’Europa l’ha salvata (forse) così

Prevista una tassa una tantum sui depositi e si teme la fuga dalle banche

"Ho una soluzione per la crisi" dice il cartello di quest'uomo davanti al parlamento di Nicosia, Cipro – Credits: EPA/FILIP SINGER

Una piccola isola mediterranea rischia di far precipitare l’euro, fermare la corsa delle borse europee iniziata lo scorso giugno e seminare zizzania nelle relazioni tra Mosca e Bruxelles.

Cipro dopo un anno dovrà risolvere lo stesso dilemma che lo affligge da tre anni: purgarsi per il bene dell’Eurozona (di cui fa parte) o allearsi col diavolo (leggi Putin)?

Nel 2011 Nicosia scelse la Russia che le offrì un prestito di 2,5 miliardi di euro a un tasso agevolato (4,5%). Lo scorso giugno, invece, sembra aver optato per l’austerity imposta dalla troika.

Dop una lunga trattativa, il Parlamento cipriota deciderà oggi se approvare o no il piano di aiuti necessario a salvare le banche dell'isola dalla bancarotta, travolte dalla bolla immobiliare (causata dai magnati russi) e dalle perdite seguite alla ristrutturazione del debito della vicina Atene.

La decisione è attesa oggi alle 15 e comunque prima della riapertura degli sportelli domani, approfittando così del giorno festivo (a Cipro oggi si celebra l’equivalente ortodosso del mercoledì delle Ceneri).

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In cambio di aiuti da Bruxelles per 10 miliardi di euro, necessari a salvare gli istituti, Nicosia si è impegnata ad applicare un prelievo forzoso (entro domani mattina) sui depositi del 6,75% per somme fino a 100.000 euro e del 9,9% oltre questa cifra, che porteranno alle casse dello Stato circa 7 miliardi di euro.

Aliquote da capogiro, ma di poca cosa in confronto al taglio del 40% chiesto dalla Germania e dall’Fmi per i conti superiori ai 100.000 euro.

I timori dei russi
Che la mossa non piaccia affatto al mercato (l’unico precedente in Europa è l’una tantum voluta da Amato nel 1992 ), che teme possa diventare un precedente nei paesi periferici dell’Eurozona, lo si capisce dal profondo rosso segnato dai listini in apertura delle contrattazioni: si va dal -1,48% di Londra al -2,75% di Madrid.

Non solo. Il provvedimento spaventa anche la Russia perché non riguarderà solo i cittadini ciprioti (che saranno parzialmente compensati con azioni della loro banca di valore pari all’imposta pagata), ma soprattutto gli stranieri.

E circa la metà dei correntisti nell’isola, diventata negli anni un paradiso fiscale per le imprese, ha passaporto russo e britannico.

Così Mosca ha già fatto sapere di non essere diposta a concedere un nuovo prestito a Nicosia, dopo i 2,5 miliardi di euro già ricevuti due anni fa, nonostante l'isola mediterranea sia diventata per molti milionari russi una seconda patria (sarebbero oltre 50.000).

Non solo. Putin oggi è tornato alla carica, definendo pubblicamente il prelievo forzoso di Cipro "ingiusto e pericoloso". Il ministro delle finanze cipriota Michalis Sarris, inoltre, secondo fonti ministeriali russe, è atteso a Mosca mercoledì per discutere la possibile ristrutturazione del prestito concesso nel 2011, mentre i quotidiani ciprioti parlano addirittura di possibili negoziati tra Pechino e Nicosia, che evidentemente è alla ricerca di un altro partner internazionale di peso.

Le preoccupazioni di Cipro e della Germania
Tutto risale a giugno dello scorso anno, quando Cipro ha chiesto all'Unione europea 17,5 miliardi di aiuti: 10 per il settore bancario, 6 per ripagare il debito pubblico e 1 per finanziare la spesa statale.

Dopo otto mesi, nei giorni scorsi si è giunti a un piano secondo cui 10 miliardi sarebbero arrivati da Bruxelles, mentre gli altri 7 da un prelievo forzoso sui conti.

Una soluzione chiesta dalla Germania, i cui servizi segreti fecero notare mesi fa come "principali beneficiari degli aiuti sarebbero stati gli uomini d'affari e i mafiosi russi che hanno investito denaro sporco a Cipro", stando a un rapporto pubblicato a febbraio da Der Spiegel. Le banche tedesche, inoltre, sono tra le più esposte verso Cipro in Europa, per un totale di quasi 6 miliardi di euro.

La preoccupazione per il governo di Nicosia è invece un'altra: la corsa in massa dei correntisti agli sportelli per ritirare i loro risparmi, in caso di mancata approvazione del piano.

Non a caso l'esecutivo ha pensato di chiudere le banche anche domani e dopodomani, anche se la fuga è già iniziata: negli ultimi sette giorni sono espatriati 4,5 miliardi di euro, mentre da inizio anno la cifra sale a 20 miliardi di euro su un totale di 68 miliardi di euro custoditi dalle banche cipriote rispetto a un Pil di soli 17 miliardi.

Tra i correntisti in fuga, poi, figurano anche alcuni esponenti vicini al governo, che approfittando della loro posizion e di qualche soffiata avrebbero spostato per tempo i loro capitali, stando almeno ad alcune indiscrezioni comparse sui quotidiani dell'isola.

"Una scelta dolorosa, ma è l’unica che consentirà di salvare la nostra economia", ha detto il presidente Nikos Anastasiades presentando il piano ai cittadini. Già,perché l'alternativa sarebbe stata la chiusura di una delle maggiori banche dell’isola, la Laiki Bank (Banca Popolare): rifiutare l’offerta dell’Eurozona avrebbe significato l’immediata chiusura dei rubinetti da parte della Bce verso gli istituti isolani.

E in questo caso altro che prelievo forzoso: i clienti non avrebbero più avuto accesso ai propri conti e depositi e gli istituti stessi sarebbero andati in bancarotta, con il conseguente fallimento di centinaia di pmi locali e un impatto devastante sull’occupazione dell’isola.

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