Cipro, le banche riaperte e i capitali congelati: un'altra picconata contro l'euro

Le misure adottate a Nicosia rappresentano l'ennesima crepa nella fragile architettura dell'Unione Monetaria

Uno sportello bancomat a Cipro (Credits:Epa Photo/Ansa)

Andrea Telara

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Sportelli bancari riaperti, senza grandi code ma sotto la sorveglianza dalle guardie armate, per evitare tensioni. Si è aperta così, oggi, la prima giornata post-crisi a Cipro, dove il governo ha ormai  messo in cantiere un piano di salvataggio del sistema creditizio nazionale, con un mega-prelievo forzoso sui conti correnti sopra  i 100mila euro. Mentre la borsa cipriota resterà chiusa fino a martedì 2 aprile, il governo di Nicosia ha adottato misure drastiche per evitare la fuga di capitali dal paese: i trasferimenti di denaro dall'estero verso Cipro, infatti, sono temporaneamente limitati a un massimo di 5mila euro al mese e chi lascia l'isola non può portare con sé più di 1.000 euro in contanti.

IL PRELIEVO (SCAMPATO) SUI PICCOLI DEPOSITI

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Si tratta di provvedimenti che, almeno a sentire le autorità di Nicosia e quelle di Bruxelles, dovrebbero presto riportare la situazione alla normalità. Nel breve periodo, anche la comunità finanziaria internazionale tirerà forse un sospiro di sollievo, visto che la crisi cipriota poteva prendere una piega ancor peggiore. Tirando le somme, però, le soluzioni adottate lasciano con molto amaro in bocca, almeno chi ha a cuore le sorti di Eurolandia.

Il piano di salvataggio di Cipro è infatti l'ennesima picconata sulla sempre più fragile architettura dell'Unione Monetaria europea, che dal 2010 ha mostrato troppe crepe. Dalla crisi greca, i cittadini del Vecchio Continente hanno imparato che anche un paese di Eurolandia può andare in default ed essere costretto a un'umiliante cura “lacrime e sangue”. Ora, con le vicenda di Nicosia, vengono meno altri due pilastri di Eurolandia. Il primo è l'inviolabilità dei conti correnti, che sulla carta doveva diventare uno dei capisaldi dell'Unione Monetaria e del suo sistema creditizio. Alla prima crisi, invece, le garanzie sui depositi bancari sono state accantonate in un lampo, seppur tra mille polemiche e contestazioni di piazza.

Il secondo pilastro che oggi scricchiola è il principio della libera circolazione dei capitali nel Vecchio Continente, che è sancita nero su bianco dal Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea. A dire il vero, alcuni articoli dello stesso trattato stabiliscono che i movimenti di denaro tra un paese e l'altro possono subire anche delle restrizioni temporanee, purché siano proporzionate e non discriminatorie e avvengano per motivi straordinari e di interesse pubblico. In effetti, la situazione di Cipro richiedeva interventi straordinari. Tuttavia, secondo Salman Ahmed, strategist della casa d'investimenti  Lombard Odier, la soluzione scelta per salvare il paese rappresenta comunque un duro colpo per lo status, già precario, della moneta unica. Alla comunità internazionale e a quella finanziaria, infatti, è arrivato un messaggio molto chiaro: qualora fosse necessario, i governi europei possono creare e interpretare le regole dei trattati  a loro piacimento, anche se servono soltanto per un salvataggio di non troppi miliardi di euro, destinato a un  piccolo paese che, sulla carta geografica del pianeta, è poco più grande di un puntino.

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