Euro

Benvenuti in Europa, dove le banche (in crisi nera) si svendono a 1 euro

Lo spagnolo Banco Popular dopo Mps e altri istituti portoghesi e greci: perché diversi gruppi finanziari del Vecchio Continente sono nella bufera

Banco-Popular

Andrea Telara

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In Spagna, alla fine, si è riusciti a risolvere il tutto con un'operazione lampo. Per salvare il Banco Popular, gruppo finanziario iberico da giorni sull'orlo del baratro, è bastato un intervento del connazionale Banco Santander che lo ha rilevato al prezzo simbolico di un euro, mettendo contemporaneamente in cantiere un aumento di capitale di ben 7 miliardi necessario a irrobustirne il patrimonio. Dunque, per il Banco Popular non c'è stato il lungo calvario attraversato invece da altri istituti di credito europei, a cominciare da il terzetto italiano composto da Monte dei Paschi di Siena, Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca,  da mesi in preda a una crisi profonda da cui non sono ancora venuti fuori.

I non performing loans (npl)

Tra il dissesto delle banche italiane e quelle del loro “omologo” iberico, però, c'è un denominatore comune che, a ben guardare, mette assieme anche altri istituti del Sud Europa, dalla Grecia al Portogallo. Questo denominatore comune è racchiuso in una sigla di tre lettere, npl (non performing loans), espressione utilizzata nel gergo finanziario per indicare i crediti deteriorati, cioè i prestiti sofferenti che hanno buone probabilità di non essere mai rimborsati. Diverse banche italiane, spagnole, portoghesi e greche hanno ancora i bilanci pieni zeppi di npl, di prestiti “marci” che devono esser smaltiti il prima possibile per  stare in linea con quanto prescrivono le regole stabilite dall'Unione Bancaria europea.

La cirisi economica

I crediti  deteriorati lordi del Banco Popular, terza banca spagnola con 15mila dipendenti, ammontano per esempio a circa 35 miliardi di euro. Quelli del Monte dei Paschi di Siena arrivano a 27 miliardi  mentre in molti istituti di credito della Grecia le sofferenze superano addirittura il 30-50% dei crediti lordi. La colpa è in buona parte della crisi economica che nel Sud Europa ha colpito duro nell'ultimo decennio e ha messo in ginocchio molte aziende indebitate, impedendo loro di onorare alla scadenza i propri impegni con il sistema bancario.

Gli stress test

A parte la crisi, però, forse c'è qualcosa che non funziona bene negli ingranaggi del sistema creditizio continentale e del sistema di vigilanza che lo controlla. E' un po' strano infatti che lo scorso anno il Banco Popular sia riuscito a passare gli stress test, cioè gli esami con cui l'Eba (l'autorità bancaria europea) scandaglia  il patrimonio dei maggiori istituti di credito e ordina poi a quelli più vulnerabili di ricapitalizzarsi. Il  Banco Popular è stato promosso, seppur per un pelo, a differenza di Mps che negli ultimi stress test è stato bocciato e ha dovuto programmare una mega-ricapitalizzazione ancora in cantiere.

Le cartolarizzazioni

A parte le stranezze degli stress test, c'è poi un altro aspetto da considerare. Se gli npl sono il bubbone che ammorba da tempo molte banche europee, non si può dire che si sia fatto abbastanza per rimuoverlo. Proprio poche settimane fa è arrivato un monito dagli economisti dell'Ocse che hanno invitato il Vecchio Continente a impegnarsi di più per risolvere il problema dei non performing loans, come è stato fatto in America dove le banche si sono rimesse in piedi e ora sostengono l'economia nazionale.

Per superare questo problema bisognerebbe però sviluppare le cartolarizzazioni, cioè le operazioni con cui gli npl vengono impacchettati, scorporati dai bilanci delle banche e trasformati in titoli finanziari da rivendere sul mercato. Fino a che non si arriverà a questo traguardo, c'è ancora il rischio di ritrovarsi di fronte a una nuova crisi di qualche banca importante, da svendere a un euro a qualche “benevolo” compratore.

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