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Bce: ecco perché l'Europa crescerà meno del previsto

Nel 2015 il pil dell'Eurozona migliorerà dell'1,4% e non dell'1,5%. Possibile un aumento più lento dell'inflazione. Pesa la crisi cinese

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La sede della Bce a Francoforte – Credits: AFP PHOTO / DANIEL ROLAND

Come previsto la Banca Centrale Europea ha lasciato invariati i tassi di interesse allo 0,05%. La vera notizia invece, è il clima di moderata sfiducia trapelato dalle parole del Presidente della Bce, Mario Draghi che ha abbassato le stime di crescita economica per l'Eurozona, rispetto a giugno, da qui al 2017: quest'anno la previsione è stata ridotta all'1,4% dal precedente 1,5%, quella per il 2016 passa dall'1,9% di giugno all'1,7% e quella per il 2017 dal 2% all'1,8%.

Questo, ha spiegato Draghi, è dovuto principalmente alla minore domanda esterna causata dal rallentamento dei mercati emergenti. "Le informazioni disponibili indicano che la ripresa continua, anche se un po' più debole rispetto alle previsioni, mentre ci sarà un aumento più lento dei tassi di inflazione rispetto alle precedenti aspettative".

Nonostante tutto, Draghi ha però specificato che la Bce è pronta a intervenire, se necessario, indicando che il piano di Quantitative easing è flessibile. Non solo: gli acquisti di asset della Bce per 60 miliardi di euro al mese "hanno un impatto positivo sui costi e la disponibilità del credito" ha rassicurato Draghi e "sono destinati a proseguire fino alla fine di settembre 2016 o oltre se necessario a raggiungere l'obiettivo sull'inflazione inferiore ma prossima al 2% nel medio periodo".

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L'inflazione

I tassi di inflazione mensile nell'Eurozona "potrebbero ritornare a diventare negativi nei prossimi mesi" ha spiegato Draghi sebbene la Bce ritienga che si tratti di un "effetto transitorio dovuto soprattutto al calo di prezzo del greggio". Il tasso previsto per il 2015 da Francoforte scende quindi dallo 0,3% allo 0,1%, quello per il 2016 dall'1,5% all'1,1% e quello per il 2017 dall'1,8% all'1,7%.

Gli acquisti

Il consiglio direttivo della Bce ha poi deciso di aumentare dal 25% al 33% il limite della quantità di un'emissione di titoli di stato dell'Eurozona acquistabili dalla Bce nell'ambito del quantitative easing iniziato a marzo. "Il nostro programma di acquisto di asset continua a procedere senza intoppi", ha spiegato Draghi, sottolineando che l'innalzamento del limite è dovuto alle recenti turbolenze sui mercati.

L'aumento della soglia, ha spiegato Draghi, "sarà soggetto a una valutazione caso per caso" in quanto "l'Eurosistema non deve avere un potere di veto di minoranza". "Il programma di acquisto di titoli consente flessibilità e gli acquisti mensili da 60 miliardi di euro verranno attuati completamente", ha aggiunto Draghi, spiegando che le operazioni "stanno avendo un impatto favorevole sui costi e la disponibilità di credito per le famiglie e le imprese".

Il peso della Cina e delle economie emergenti

La crisi cinese ha effetti sul clima di fiducia, come dimostrato dalle turbolenze sui mercati azionari e sui canali commerciali, indebolendo altri paesi, ha spiegato Draghi che ha però assicurato che al momento "non sono stati osservati problemi di stabilità finanziaria nè è stato rilevato un sostanziale aumento dell'indebitamento nel settore bancario".

"Ho preso atto della decisione della Cina sui tassi di cambio", ha detto ancora Draghi, "il governo cinese dovrà continuare ad applicare le riforme per assicurare la convertibilità dello yuan".

Nella fase attuale "le economie emergenti pesano sulla crescita globale" e, in particolare, sul rallentamento dell'Eurozona, ha detto Draghi spiegando che la revisione al ribasso del Pil dell'area euro "è dovuto innanzitutto a una più bassa domanda esterna" e che gli accresciuti rischi al ribasso "sono legati al contesto esterno".

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