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Bce: continua la ripresa dell'area Euro

L'Italia però deve consolidare di più i conti pubblici. L'Istat intanto registra una "fiducia incerta" dell'economia nazionale

Il bollettino economico della Bce diffuso giovedì sottolinea che:

- la ripresa nell'area dell'euro prosegue, trainata dalla domanda interna, mentre la domanda estera resta debole;
- si riducono comunque i rischi per la crescita;
- l'inflazione, vicina allo zero, dovrebbe risalire nella seconda metà dell'anno;
- se rallentano ulteriormente i paesi emergenti, l'impatto sull'economia mondiale potrebbe essere preoccupante.

I conti pubblici italiani
Secondo la Bce, poi, l'Italia negli ultimi anni non ha fatto abbastanza per consolidare i propri conti pubblici sulla base delle regole del 'fiscal compact'.

La Bce sottolinea che in Italia e in Belgio "la correzione strutturale nel 2014 e nel 2015 è stata significativamente inferiore a quella richiesta dalla regola del debito".

"Lo scostamento rispetto ai requisiti derivanti dalla regola del debito rimane significativo sia in Belgio sia in Italia al netto dell'impatto della bassa inflazione e della crescita negativa", prosegue Francoforte, "l'aggiustamento effettivo nel 2013 è sostanzialmente in linea con il requisito previsto dalla regola del debito corretta per l'impatto della crescita negativa e della bassa inflazione, tuttavia l'aggiustamento strutturale nel periodo 2014/2015 è significativamente inferiore a quello medio richiesto in base alla regola del debito (circa lo 0,7 per cento del Pil)".

Su un fronte più ampio, la Bce rileva un miglioramento della congiuntura, con un "attenuarsi" delle turbolenze finanziarie che hanno caratterizzato l'inizio dell'anno e "segnali di una stabilizzazione" dell'attività economica mondiale.

La ripresa dell'area euro
La ripresa economica nell'area dell'euro, intanto, "sta proseguendo, trainata dalla domanda interna, mentre la domanda estera rimane debole" a causa del rallentamento dei mercati emergenti, sebbene pesi anche l'insufficienteapplicazione di riforme strutturali da parte dei governi.

Le riforme mercato lavoro hanno indebolito salari
Il bollettino della Bce nota anche che le riforme del mercato del lavoro (come il jobs Act in Italia) introdotte a partire dalla crisi potrebbero aver modificato il meccanismo di formazione dei salari, e "vi sono in effetti indicazioni che le rigidità salariali al ribasso sono divenute progressivamente più deboli con il protrarsi della crisi".

La Bce quindi riconosce di fatto che le riforme stanno frenando i salari nel momento in cui l'Eurotower giudica "indispensabile" impedire che l'inflazione a zero si trasformi, tramite le aspettative, in mancati adeguamenti salariali, contribuendo così ai rischi di deflazione. Francoforte nota, in ogni caso, che con la ripresa "è probabile che si intensificheranno le pressioni al rialzo sui salari" e che in base alle previsioni "le retribuzioni per occupato dovrebbero crescere moderatamente nel 2016, portandosi al 2,1% nel 2018".


I prezzi ristagnano
I prezzi, intanto, continuano a non imboccare una tendenza al rialzo: "L'inflazione complessiva nell'area dell'euro si è mantenuta attorno allo zero negli ultimi mesi ed è probabile che il tasso d'inflazione si collochi su valori lievemente negativi nei prossimi mesi e che poi riprenda a salire nella seconda metà del 2016; successivamente dovrebbe registrare un ulteriore recupero nel 2017 e nel 2018, sorretto dalle misure di politica monetaria della Bce e dalla ripresa economica".

I tassi di interesse devono stare bassi
In questo contesto la Bce rimane pronta a "ricorrere a tutti gli strumenti disponibili nell'ambito del proprio mandato": "È essenziale mantenere un grado appropriato di accomodamento monetario per il tempo necessario a sostenere il vigore dellàa' quindi rassegnarsi a tassi di interesse bassissimi ancora a lungo.

Istat: la fiducia  un po' incerta dell'economia italiana
Intanto l'Istat, nel bollettino mensile segnala un clima di incertezza nell'economia italiana.
"In un contesto europeo caratterizzato da una crescita significativa del Pil - scrive l'Istat - l'economia italiana presenta segnali positivi" ma "l'evoluzione del clima di fiducia rimane incerta e l'indicatore composito anticipatore dell'economia italiana" che "ha subito una battuta d'arresto a febbraio" segnala "rischi di un rallentamento dell'attività economica nel breve periodo".

La nota mensile dell'Istat rileva "rischi di un rallentamento dell'attività economica nel breve periodo". Questo, dice l'Istituto di statistica, in "In un contesto europeo caratterizzato da una crescita significativa del Pil", nel quale anche l'economia italiana presenta segnali positivi.

Tuttavia da noi "l'evoluzione del clima di fiducia rimane incerta e l'indicatore composito anticipatore dell'economia italiana" […] "ha subito una battuta d'arresto a febbraio".

I segnali positivi, spiega l'Istat sono "associati al miglioramento della produzione industriale, al consolidamento dell'occupazione permanente, alla riduzione della disoccupazione e alla crescita del potere di acquisto delle famiglie".

Nei primi mesi dell'anno, però "la dinamica dell'indice composito del clima di fiducia delle imprese italiane si mantiene altalenante. In aprile si è registrato un sensibile miglioramento della fiducia nei servizi di mercato e nelle costruzioni cui si è accompagnato un aumento moderato nella manifattura; per contro il commercio al dettaglio ha segnato un ulteriore peggioramento dopo la flessione in marzo".

E "a febbraio l'indicatore composito anticipatore dell'economia italiana ha segnato una battuta d'arresto, suggerendo un rallentamento nel ritmo di crescita dell'attività economica nel breve termine".

Anche "la dinamica dei prezzi per i prossimi mesi si prefigura estremamente debole, in linea con le attese di ribassi dei listini industriali".

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