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Banche italiane e bail-in: l'effetto della sentenza della Corte Ue

La nuova procedura di salvataggio degli istituti è legale anche se gli Stati membri in casi eccezionali non sono obbligati a seguirla

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Il commissario Ue alla concorrenza, Margrethe Vestager – Credits: Epa Photo/Ansa

L'Europa è difficile da decifrare, soprattutto di fronte a un argomento che scotta come la crisi delle banche. Lo dimostra la sentenza con cui la Corte di Giustizia Ue ha bocciato il ricorso della Corte Costituzionale slovena in merito all'operazione che ha permesso di salvare cinque istituti nel 2013 grazie all'azzeramento del capitale di soci e dei creditori che avevano comprato titoli subordinati.

La Slovenia ha anticipato di tre anni l'entrata in vigore delle nuovo sistema di risoluzione delle crisi bancarie, l'ormai noto, anche ai non addetti ai lavori, bail-in adottato quest'anno dall'Unione europea e purtroppo sperimentato in Italia alla fine dello scorso anno da migliaia di clienti di Banca Marche, Banca Etruria, Carife e Carichieti.

Dissolte le speranze per i risparmiatori sloveni coinvolti, l'Europa unita si scopre bizantina, perché secondo i giudici europei il bail-in è legale, ma gli Stati membri dell'Unione non sono obbligati a far pesare i costi del salvataggio di una banca su azionisti e creditori subordinati prima di un intervento pubblico.

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Le ragioni della Corte Ue
La causa ha origine nei ricorsi degli sloveni che videro sacrificati i loro risparmi nel 2013 quando Lubiana intervenne per salvare le banche con 3 miliardi di euro: la Banca centrale slovena accertò che cinque istituti erano sottocapitalizzati e decise di procedere, con il benestare della Commissione europea, liquidando il capitale degli azionisti e dei titoli subordinati.

I giudici Ue hanno precisato oggi che l'operazione di allora era valida, ma non dispensa la Commissione dall'obbligo in futuro di esaminare "le specifiche circostanze eccezionali che uno stato membro invoca": detto altrimenti, il principio della ripartizione degli oneri tra azionisti e creditori subordinati per ricevere l'autorizzazione della Commissione a procedere con gli aiuti di Stato per una banca sottocapitalizzata non viola il diritto dell'Unione, anche se questa richiesta non può essere vincolante.

Quindi, gli Stati membri (Italia compresa), scrivono i giudici della Ue, "conservano la facoltà di notificare a Bruxelles progetti di aiuti pubblici che non soddisfano i criteri" e la Commissione può "autorizzarli in circostanze eccezionali".

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Gli effetti sulla crisi bancaria italiana
Secondo la Corte di Giustizia Ue, uno Stato membro non è "obbligato a imporre alle banche in difficoltà, prima della concessione di un aiuto di Stato, di convertire in capitale i titoli subordinati o di svalutarli, né di impiegare integralmente tali titoli per assorbire le perdite".

Dunque l'Italia, di nuovo alle prese con il salvataggio di Mps, può tirare un sospiro di sollievo? Piano con gli entusiasmi, perché in tal caso "lo Stato membro, come le banche beneficiarie degli aiuti pubblico, si assume il rischio di vedersi opporre una decisione della Commissione che dichiara l'incompatibilità di tali aiuti con il mercato interno": in altre parole, dovrà vedersela con l'Antitrust Ue. La Commissione, infatti, potrebbe aprire un'inchiesta formale per stabilire se uno Stato ha infranto le norme sulla concorrenza non imponendo perdite a creditori subordinati.

La sentenza, a detta di alcuni esperti, apre comunque uno spiraglio in più al governo Renzi nelle trattative con Bruxelles per il salvataggio pubblico della banca senese e anche di altre banche in difficoltà.

In merito, la danese Margrethe Vestager, commissaria europea alla Concorrenza, ha precisato che la decisione della Corte di Giustizia europea "non inciderà sulla trattativa per le banche italiane". La conclusione delle discussioni con l'Italia è "relativamente vicina", ha aggiunto, aggiungendo che "in questi casi ci sono due parti e un numero sorprendente di dettagli" da definire.

Staremo a vedere: l'esito degli stress test è atteso fra una settimana, il 29 luglio.

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