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Le banche in Europa dovranno rafforzarsi ancora

Obiettivo: prepararsi alle incognite. Il braccio di sorveglianza della Bce è pronto a nuove richieste per proteggere gli istituti di credito

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Il logo dell'euro davanti alla sede della BCE – Credits: DANIEL ROLAND/AFP/Getty Images

Le banche dell’eurozona saranno presto chiamate a rafforzarsi. Il braccio di sorveglianza della Banca centrale europea (Bce), il Single supervisory mechanism (Ssm), è intenzionato, entro la fine dell’anno, a chiedere un ulteriore sforzo agli istituti di credito dell’euro area. Vale a dire, più capitale a protezione dei rischi derivanti dalle fluttuazioni economiche. Primo, perché la situazione dei mercati finanziari è mutata rispetto alla pubblicazione degli stress test. Secondo, perché gli attuali standard patrimoniali richiesti non tengono conto dei possibili shock improvvisi, come un peggioramento della crisi della Grecia. A usare il pugno di ferro è la tedesca Sabine Lautenschläger, vice capo dello Ssm.  

Quando il Comitato di Basilea, che nella pratica è il supervisore mondiale dell’universo bancario, comunicò che le banche globali dovevano adattarsi ai requisiti patrimoniali di Basilea III, ci fu grande soddisfazione. Ancora oggi, l’ex numero uno della Bce Jean Claude Trichet considera questo assetto di regole come un fondamentale passo avanti verso un futuro fatto di minori rischi per gli istituti di credito, e quindi per i cittadini. Tuttavia, l’evoluzione della crisi dell’eurozona ha messo in luce che le banche dell’area euro sono deboli e vulnerabili. È per questo che la Bce condotta da Mario Draghi ha lanciato il Comprehensive assessment, ovvero la più significativa operazione trasparenza sui bilanci bancari. Eppure, come spiegano fonti della Bce, questo non basta.

Dopo le richieste dello scorso novembre, la Bce è pronta a domandare un passo in più agli istituti di credito. Più capitale a protezione dai rischi, anche quelli più remoti, come l’uscita di un Paese dall’eurozona. Il pericolo di un Grexit, ovvero della secessione, forzata o no, accidentale o no, della Grecia dalla moneta unica cresce di più ogni giorno di stallo nelle negoziazioni. Più si tentenna, più si rischia, più aumenta l’esigenza di prevenire gli shock. Ed è per questo che la Bce si sta attrezzando.

La persona cruciale per il giro di vite in questione è la tedesca Lautenschläger. Nata nel 1964 a Stoccarda, si è laureata in legge e poi ha iniziato la sua carriera nel Bundesaufsichtsamt für das kreditwesen, ovvero l’ufficio federale di vigilanza bancaria. La sua personale svolta arriva il 1° maggio 2002, quando a seguito dell’introduzione dell’euro viene istituita l’autorità federale di vigilanza finanziaria, ovvero la Bundesanstalt für finanzdienstleistungsaufsicht (Bafin). La Lautenschläger diventa il capo delle relazioni pubbliche per poi salire di grado e sedersi sullo scranno più alto del dipartimento di vigilanza delle grandi banche operanti a livello internazionale.

Dal 2005 al 2008 è lei che controlla i coefficienti patrimoniali dei maggiori istituti di credito tedeschi, da Commerzbank a Deutsche Bank, nel mondo finanziario alle prese con la bolla del mercato immobiliare statunitense, che poi sfocerà nel crac di Lehman Brothers. E come capo di questa divisione è lei a dare la spinta maggiore per la creazione del Sonderfonds finanzmarktstabilisierung (Soffin), lo speciale fondo di stabilizzazione bancaria nato il 17 febbraio 2008, due giorni dopo il collasso di Lehman Brothers. Nello stesso anno, Lautenschläger diventa un membro del Cda della Bafin e prende il comando della direzione generale della vigilanza bancaria. Due posizioni che conserverà fino al 2011, quando, su esplicita richiesta del ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, finisce alla Bundesbank con la carica di vicepresidente.

Nel Single supervisory mechanism arriva nel febbraio 2014, dopo essere entrata nel comitato esecutivo della Bce un mese prima. Chi conosce bene le dinamiche dell’Eurotower riconosce nella Lautenschläger "una ottima visione di lungo periodo, un innato pragmatismo e una spiccata propensione alle regole. E questo si traduce anche nel suo approccio con i banchieri europei: se lei dice che c’è bisogno di nuovi capitali, allora al 90% è così". Una frase che diventa cruciale in questo periodo di incertezza relativo al destino della Grecia. Banche rafforzate contro l’incognita. È questo il concetto di fondo utilizzato dalla Lautenschläger.

Per capire cosa succederà bisogna comprendere in che modo Basilea III è introdotta in Europa. Il tutto avviene tramite la Capital requirements directive IV (Crd IV), che definisce in che modo le banche della zona euro devono agire sul proprio capitale. Ogni richiesta di rafforzamento è ad hoc, dato che solo ora la Bce ha in mano tutti i dati, comprendenti anche il grado di rischio, di tutte le banche sotto la supervisione unica. Vale a dire che un istituto di credito tedesco potrà avere minor capitale a protezione dal rischio sui titoli sovrani rispetto a un istituto italiano, o viceversa. Dipende da quanto è rischioso ciò che le banche hanno in pancia. E dipende, soprattutto, da quanto pesa il rischio Grexit sugli istituti di credito dei singoli Stati membri. Poco per il cuore dell’area euro, tanto per la periferia. Evitare il contagio, secondo l’ottica della Bce, è la priorità.

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