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Brexit, che cosa prevede il sostegno della Ue alle banche

La Commissione ha approvato garanzie statali fino a 150 miliardi. Ma è una misura preventiva

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Redazione Economia

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Da Bruxelles arriva un primo sostegno per le banche italiane in balìa delle turbolenze dei mercati nel dopo-Brexit. La Commissione europea ha approvato in via preventiva uno schema di garanzie statali che può arrivare fino a 150 miliardi di euro e che, se necessario, metterà il Governo in grado di intervenire in modo che le banche possano far fronte ad eventuali crisi di liquidità, evitando che siano i risparmiatori a pagarne le conseguenze.

Non si tratta della soluzione "finale" per le banche con problemi di capitale o dell'ingresso dello Stato come azionista, ma il solo annuncio del via libera di Bruxelles è bastato, ieri, a far salire la Borsa di Milano che in chiusura ha virato in positivo così come Londra, ai massimi dal 2015 grazie all'annuncio della BoE di prossimi tagli dei tassi. Lo schema, richiesto dall'Italia, è già usato in diversi Paesi.

È autorizzato fino al 31 dicembre 2016 e "copre misure di supporto alla liquidità in favore di banche solventi come misura precauzionale". Ma Bruxelles sottolinea che "non ci sono aspettative che sopravvenga la necessità di usarlo". Si tratta quindi di una misura cautelativa che può essere utilizzata solo da banche solvibili che devono far fronte ad esigenze di liquidità.

Non può quindi essere utilizzato come strumento di ricapitalizzazione. In pratica, lo schema di garanzia serve ad evitare che in caso di forti tensione sui mercati le banche non riescano a far fronte alle richieste dei depositanti o alle scadenze. Se serve liquidità, le banche potranno quindi emettere nuovo debito senior (quindi non convertibile in azioni delle banca come ad esempio i Monti Bond) che sarà garantito dallo Stato.

Un approvvigionamento meno oneroso per gli istituti, perchè a differenza delle aste della Bce, che pure fornisce a tasso zero o sotto zero, non comporta la fornitura di titoli come collaterale. La garanzia diviene così aggiuntuiva rispetto a quella di Francoforte. Fonti del Tesoro spiegano che "davanti alle turbolenze dei mercati finanziari dei giorni scorsi, il Governo ha ritenuto opportuno ipotizzare tutti gli scenari, anche i più improbabili, per essere pronto a intervenire a tutela dei risparmiatori".

È quindi solo "per ragioni di cautela" che il Governo ha preparato le misure necessarie ad affrontare "qualsiasi scenario", anche se al momento non si vedono "le condizioni perché tali scenari possano realizzarsi". La risposta dei mercati è stata positiva, ma le banche italiane aspettano di vedere costi e modalità dello schema prima di pronunciarsi.

Secondo fonti finanziarie, "al di là di quanto e se verranno attivate tali garanzie", l'opzione "rappresenta una rete di sicurezza utile riconosciuta subito anche in Borsa". E ci sono "diversi istituti che potrebbero attivare lo schema che ha il vantaggio di non dover fornire, come si fa nelle operazioni presso la Bce, delle obbligazioni (collateral) in garanzia". Titoli che alcuni istituti hanno già conferito al Quantitative easing della stessa Bce o che vogliono mantenere in portafoglio.

Lo schema avrà un costo seppur teorico per lo Stato: l'ammontare della garanzia eventualmente attivata, che avrà una finestra di 6 mesi, inciderà sul debito pubblico ma non sul deficit. Con la decisione di ieri non si chiude la trattativa con Bruxelles sulle banche: in sottofondo resta il tentativo di individuare altre strade, sempre all'interno delle regole europee, per aiutare gli istituti con sofferenze di capitale.

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