Governo Letta: dove sono i soldi per il programma?

Ridurre la pressione fiscale senza aumentare l'indebitamento. È questa la sfida di un piano che se portasse i risultati sperati sarebbe da premio Nobel

Il presidente del Consiglio Enrico Letta dopo il giuramento mentre riceve la campanella dal premier uscente Mario Monti (Credits: DANIELE SCUDIERI / Imagoeconomica)

Sergio Luciano

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“Dove tagliare la spesa pubblica improduttiva per finanziare sgravi fiscali e investimenti, nel discorso del presidente Letta, non lo si dice. Ma la Corte dei conti l'ha detto. Speriamo che Letta lo sappia”: è caustico, e quindi vuole restare anonimo, il sottosegretario uscente che commenta così il discorso del nuovo premier per la parte, ricca e confortante, dedicata alle misure per il rilancio dell'economia .

E in effetti la Corte dei Conti, inascoltata, nella relazione per il 2012 aveva indicato al governo Monti tre linee guida: ottimizzare gli acquisti di forniture di beni e servizi, insomma varare una maxi-spending-review che andasse molte oltre la “fettina” attualmente presidiata dalla Consip; riesumare i “fondi perduti”, sia dei ministeri che soprattutto degli enti locali; svuotare i cassetti (e ottimizzare le gestioni) delle ex aziende municipalizzate.

“Insomma, quello che abbiamo sentito è un bellissimo programma, totalmente condivisibile. Ma, nel contesto dato, mi suscita due perplessità”, conclude l'Anonimo. “Innanzitutto, che per realizzarlo occorrono cinque anni, e invece non sappiamo dove starà il Paese tra cinque mesi. E poi che non basta assolutamente annunciare tanti vantaggi, a cominciare dall'Imu di giugno, senza indicare com'è possibile ottenerli. Salvo dire, come pure Letta ha detto, che bisogna ridurre la pressione fiscale senza aumentare l'indebitamento”.

Già: è questo il vincolo fondamentale indicato dal premier nel suo discorso. Un vincolo pesante come un macigno. Che contrasta con l'ambizione delle misure promesse: dallo stop al pagamento della rata Imu del prossimo giugno sulla prima casa (in vista di una riforma complessiva che includa anche la confusissima e odiosa Tares) al blocco dell'aumento dell'Iva dal 21 al 22%; dal rifinanziamento della cassa integrazione guadagni agli incentivi per chi assume i giovani o assume a tempo indeterminato al reddito minimo per le famiglie più bisognose, fino alla sanatoria degli esodati. A voler sommare il costo virtuale di tutti questi interventi per intero, si arriva a vette impensabili. E dove si andranno a prendere i soldi?

I calcoli a spanne circolano già sui tavoli della Ragioneria, ovviamente. Congelare i pagamenti della rata Imu di giugno richiederà 4 miliardi su base annua per compensare i mancati incassi. Per evitare l'aumento dell'Iva dal 21 al 22% servono altri 2 miliardi, il rinvio della Tares un altro miliardo... La cassa integrazione straordinaria assorbirebbe 1,5 miliardi, e gli esodati...innanzitutto c'è da quantificarli bene (130 mila o 350 mila?), poi nessuno osa anticipare stime sui costi, ma è giusto parlare di valori a doppia cifra.

Senza trascurare le “briciole”: 4-500 milioni per finanziare i contratti di servizio dello Stato con Fs, Anas e Poste (circa 400 milioni) e almeno 300 milioni per le missioni militari all'estero. Nell'insieme, qualcosa come dieci miliardi di euro.

Auguri al premier Letta: se riuscirà a fare la metà delle cose promesse oggio, la nostra economia ripartità. E lui si sarà meritato un Nobel.

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