Elsa Fornero: è simpatica, diamole addosso

Tra gaffe e lacrime, ha scontentato imprese e Cgil: buon segno?

Sergio Luciano

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Dal suo esordio al governo ha collezionato più gaffe di Mister Bean. Ma anche per questo si è imposta come l’unico, vero «character» della compagine. Anche simpatico: se non altro per essersi attirata, caso unico, l’ira congiunta e opposta sia della Cgil che della Confindustria. In fondo, un buon segno.

Prima topica, da elefante nella cristalleria: dichiara al Corriere della sera che Luciano Lama «avrebbe appoggiato il cambiamento» dello Statuto dei lavoratori. Apriti cielo: Susanna Camusso sanziona il suo indebito «accaparramento» di memoria morale: «Ha la passione per i licenziamenti» dice. Per la capa della Cgil, però, è uno smacco: perché a fare svettare il nome Fornero nella scelta dei ministri era stata proprio la preferenza per lei del sindacato rosso rispetto all’alternativa Carlo Dell’Aringa...

Tra i primi passi a Montecitorio, quello falso di chiedere a Gianfranco Fini l’autoriforma delle pensioni dei parlamentari, col passaggio al metodo contributivo: una stoccata anticasta, ma fuori tempo. Alla conferenza stampa di presentazione della riforma delle pensioni, quando parla dei tagli a quelle minime, le lacrime: non premeditate (dirà che pensava a suo padre) ma molto televisive e internettiane, con mezzo milione di visualizzazioni su Youtube. Il ciclone la travolge sul caso degli esodati, «dimenticati» dalla riforma. Dapprima, la mozione di sfiducia della Lega. Poi, ben più grave, l’attacco bipartisan di Cesare Damiano (Pd) e Giuliano Cazzola (Pdl), due che ci capiscono e che ne sgretolano la difesa burocratica. Poi, ancora, la reprimenda fallita contro Antonio Mastrapasqua, presidente dell’Inps, «reo» di avere rivelato in una relazione ufficiale al Parlamento che la platea dei potenziali esodati è di ben 390 mila italiani: «Se l’Inps fosse un’azienda privata» sibila lei «il capo dovrebbe dimettersi» ma il Palazzo fa quadrato attorno al bersaglio. Coltellata alla schiena: il mite Giorgio Squinzi, leader della Confindustria, che spappola la riforma del lavoro: «È una boiata». Infine, a Rimini, platea ciellina, annuncia: «Proporrò di ridurre il cuneo fiscale sul lavoro». Silenzio del premier.

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