Economia

Economia, deficit, pil e debito: quali i vincoli dell'Europa e cosa comportano

Condizionano la nostra economia ma spesso non sappiamo cosa sono. La guida sui vincoli di finanza voluti da Bruxelles e che dobbiamo rispettare

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Barbara Massaro

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I vincoli europei in fatto di conti pubblici sono essenzialmente due: il debito pubblico e il rapporto deficit/Pil.

Cosa prevede il patto di stabilità

Si tratta delle norme contenute nel cosiddetto Patto di Stabilità, l'accordo stipulato nel 1997 inerente al reciproco controllo delle politiche di bilancio nazionali ai fini di mantenere il diritto di restare in Europa.

Per tutti gli stati membi è obbligatorio, pertanto, che il debito pubblico nazionale non superi il 60% del Pil.

Il problema è che questo rapporto percentuale andava bene a inizio anni '90, ai tempi del Trattato di Maastricht, quando più o meno tutti gli stati membri riuscivano a stare sotto la soglia del 60%, obiettivo oggi quanto mai lontano per tante nazioni e non solo per l'Italia.

I numeri assurdi dell'Europa

In questo momento nel nostro Paese, ad esempio, il debito pubblico è al 134%; in Grecia al 181%, in Portogallo al 123% e in Belgio, al 105,1%. Numeri che fanno riflettere e che impongono all'Europa di ripensare profondamente alla proprie regole (Conte sostiene di essere a Bruxelles per rivedere il Patto di Stabilità, ma visto il ribadito servilismo nei confronti dell'Europa la rivoluzione della quale ci sarebbe bisogno è quanto mai lontana).

Quando i vari stati membri non rispettano i paletti europei, poi, scattano avvertimenti, ammonizioni, ammende e multe che vanno a intaccare ancora di più il prodotto interno lordo della nazione che in questo modo fa sempre più fatica a restare a galla ed essclude la possibilità di crescere.

La regola del 3%

L'altro tema chiave è quello del rapporto deficit/pil con quella soglia del 3% impossibile da rispettare.

Come nel caso del deficit pubblico all'epoca della stipula dei trattati quel 3% sembrava un numero più che accettabile. Oggi, invece, non è più così e i singoli Stati fanno i salti mortali per stare al di sotto di soglie che sembrano ammissibili solo per Francia e Germania, le "padrone di casa" che dettano le regole in Europa.

Inoltre ogni singolo Stato contratta con l'Europa la possibilità di sforare di un tot tali vincoli pagando però interessi e accumulando debiti su debiti che arricchiscono il pachiedermico baraccone UE, ma ingabbiano la crescita. Sembra un continuo tiro alla fune tra le Nazioni più deboli e la macchina centrale che a volte concede e a volte ammonisce ma che comunque blocca crescita e sviluppo nazionali.

Le clausole di salvaguardia

Se, poi, non vengono rispettati i patti scattano le cosiddette clausole di salvaguardial'Europa, in pratica, si arroga il diritto di imporre aumenti fiscali al Paese in questione (di recente si è parlato di clausole di salvaguardia sul tema dell'aumento dell'IVA) perché questi torni entro i paletti.

Il Fiscal Compact

Oltre al Patto di Stabilità c'è poi il cosiddetto Fiscal Compact, quell'accordo che prevede una serie di norme comuni e vincoli di natura economica che hanno come obiettivo il contenimento del debito pubblico nazionale di ciascun paese. Il pratica si tratta di quella norma che impone austerity e blocca - ancora una volta -la crescita e lo sviluppo.

Oltre alle regole già imposte dal Patto di stabilità, il Fiscal Compact introduce altri due elementi da rispettare ovvero il pareggio di bilancio (cioè un sostanziale equilibrio tra entrate e uscite) e il vincolo dello 0,5 di deficit strutturale rispetto al PIL.

Anche in questo caso si tratta di vincoli e balzelli che le economie degli stati membri devono tributare a Bruxelles cedendo, oltre a soldi, anche una buona fetta della sovranità nazionale.

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