Draghi all'Italia: più sforzi sul debito

Nel bollettino mensile della Banca Centrale Europea elogi per la riduzione del deficit, ma anche la richiesta di un maggiore impegno per ridurre il rapporto debito-Pil

Mario Draghi, capo della Banca Centrale Europea (Credit: Sean Gallup-Getty Images)

Per la Bce il reddito degli italiani è calato ininterrottamente dal 2009 al 2013. È solo una delle pessime notizie contenute nel bollettino mensile della Banca Centrale Europea che è stato diffuso ieri. Ma anche i conti pubblici non navigano in buone acque. Nonostante il calo dello spread dei titoli italiani con i bund tedeschi, che potrebbe far risparmiare all’Italia alcuni miliardi sui circa 90 che si pagano ogni anno per interessi, la Bce avverte che il governo Renzi deve accrescere gli sforzi per il risanamento del bilancio dello Stato. E, anche se definisce “una correzione sostenibile” per quanto riguarda il rientro dal deficit eccessivo (lo sbilanciamento tra entrate ed uscite su base annua), chiede di “imprimere uno stabile andamento discendente al cospicuo debito in rapporto al Pil”.

Riguardo alla politica monetaria la Bce conferma la bontà delle misure decise nell'ultima riunione del direttivo tra le quali la fissazione di tassi negativi per i soldi che le banche decidono di depositare presso la Bce (costringendole, quindi, a pagare una tassa ogni volta che decidono di depositare a Francoforte la propria liquidità invece di investirla) e, soprattutto, l'acquisto di Abs, strumenti finanziari emessi dalle imprese e detenuti dalle banche in cambio di credito. L'insieme di queste decisioni di politica monetaria "contribuirà a riportare i tassi d'inflazione in prossimità del 2%", è scritto. L'obiettivo di inflazione al 2% certamente non farà piacere ai tedeschi della Bundesbank, tutori dell'ideologia della forza dell'euro rispetto alle altre divise e contrari alla crescita dell'inflazione. E Draghi sembra volerli provocare: nel bollettino, infatti, è scritto che la Banca centrale è pronta a sfoderare altre misure "non convenzionali" se "si rendesse ancora necessario affrontare rischi connessi con un periodo di bassa inflazione eccessivamente prolungato". Ma, avverte ancora una volta, tutte le decisioni sono (e saranno) prese all'unanimità dei componenti il direttivo, compresi, quindi, il rappresentante di Berlino. 

Quello di aumentare la liquidità sul mercato, che, con i tassi d'interesse vicino allo zero, è una delle poche armi in mano a una banca centrale per cercare di far partire l'economia, dovrebbe riuscire ad aumentare il ritmo di crescita che è in atto, seppur "graduale" e "più debole delle attese" che lascia la disoccupazione "elevata". Per questo Francoforte ha tagliato la stima della crescita economica in Eurolandia dall1,2% all'1% per il 2014. Anche per questo motivo appare difficile che la previsione del governo italiano di una crescita pari allo 0,8% per il 2014, formulata all'inizio dell'anno, possa essere raggiunta, visto che la stessa Bce prevede un peggioramento delle condizioni. Per il 2015 le cose dovrebbero andare meglio: la crescita è data a un più 1,7% (rispetto al precedente 1,5%) mentre per il 2016 è confermata una crescita dell'1,8%. Per quanto riguarda la disoccupazione: la previsione per il 2014 è dell'11,8%, dell'11,5% nel 2015 e dell'11% nel 2016, in miglioramento. Purtroppo gli ultimi dati italiani parlano di un tasso di senza lavoro molto superiore: 13,6%. 

Tornando al reddito nazionale: il bollettino spiega che Germania, Francia, Paesi Bassi, Austria e Finlandia "hanno registrato una robusta crescita del reddito fin dal 2010 mentre in Italia, Spagna, Grecia, Irlanda, Portogallo e Slovenia "si è verificato un protratto calo del reddito dal 2009 fino al terzo trimestre del 2013" mentre ora è "stabilizzato".

Infine i prestiti delle banche alle imprese: ad aprile il calo tendenziale è stato del 2,7%, un calo inferiore a quello registrato a marzo (-3,1%) mentre i prestiti alle famiglie sono aumentati dello 0,4%. 

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