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FRANCO SILVI/ANSA
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Economia

Disoccupati, chi ha diritto all’assegno di ricollocazione

Fino a 5mila euro da spendere in programmi di formazione professionale. Ecco il nuovo sostegno (per ora in fase di sperimentazione) per i senza lavoro

Per adesso sono soltanto in 30mila ma c’è da augurarsi che crescano nel numero. Si tratta dei disoccupati che possono beneficiare dell’assegno di ricollocazione, un nuovo ammortizzatore sociale ispirato ai modelli di welfare del Nord Europa e creato con il Jobs Act, la riforma del lavoro del governo Renzi. Dopo essere rimasto solo sulla carta per quasi due anni, l’assegno di ricollocazione è stato realmente introdotto in Italia nelle scorse settimane, seppur in via sperimentale.

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Come funziona? E’ un contributo in denaro che lo Stato dà ai lavoratori disoccupati, i quali possono poi spenderlo in programmi di formazione professionale che li aiutano a trovare un nuovo impiego e a reinserirsi nel mondo produttivo. Ecco, di seguito, una panoramica su chi ha diritto all’assegno di ricollocazione e con quali modalità può beneficiarne (CLICCA SU AVANTI).

Chi ne ha diritto

Con la sperimentazione inaugurata nelle scorse settimane dal governo, il nuovo assegno di ricollocazione andrà a beneficio di ex-lavoratori dipendenti disoccupati da più di 4 mesi (che beneficiano del sussidio Naspi). Per adesso, tuttavia, la platea dei destinatari è limitata a sole 20mila persone che l’Inps estrarrà a sorte tra gli aventi diritto.

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Come funziona

Firmando un contratto di ricollocazione (o ricollocamento) il lavoratore disoccupato che riceve l'indennità di disoccupazione prevista dalla legge inizia contemporaneamente un percorso di formazione e reinserimento professionale (outplacement), attraverso un programma coordinato dall’Anpl (l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro). Il dipendente che ha sottoscritto il contratto di ricollocazione beneficia di uno stanziamento in denaro (voucher) che dovrà poi essere speso in un percorso di formazione presso un centro per l’impiego o un'agenzia di lavoro privata.

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Libertà di scelta

La scelta dell'agenzia spetta allo stesso lavoratore, che dunque sarà incentivato a scegliere quella che ritiene migliore o che meglio risponde alle sue esigenze. L'unica condizione da rispettare è che si tratti di un ente e di una società accreditati presso la Regione o la pubblica amministrazione. Il voucher da destinare alle attività di outplacement si compone di due parti: una fissa, che viene erogata all’agenzia per l’attività svolta e una variabile (tra 250 e 5mila euro), ben più consistente, che invece è liquidata alla stessa agenzia soltanto quando si completa il reinserimento nel mondo produttivo del dipendente licenziato. Se il lavoratore resta disoccupato, l'agenzia non ha diritto al contributo finale, che rappresenta dunque una sorta di premio per il risultato conseguito.

Quota fissa e variabile

Per evitare che le agenzie di formazione e collocamento professionale siano spinte ad accogliere soltanto i lavoratori più facilmente ricollocabili (come i giovani o quelli con una formazione professionale di alto livello), di solito l'importo del premio che ricevono è inversamente proporzionale alla probabilità di trovare un nuovo impiego per il dipendente licenziato. Maggiori sono le chance che il lavoratore ha di ricollocarsi, minore è l'importo del contributo. L’agenzia beneficia comunque di una quota fissa (Fee4Service) che rappresenta ovviamente un corrispettivo del servizio svolto. Quest’ultima (che arriva fino a un massimo di 100 euro circa) viene riconosciuta tuttavia soltanto quando la sede di un’agenzia di collocamento riesce a ricollocare nel tempo una soglia minima di disoccupati presi in carico (stabilita con diversi criteri). Tale sistema, come spiega il sociologo del lavoro Francesco Giubileo su Lavoce.info, è studiato per evitare che l’agenzia “parcheggi” i lavoratori in corsi di formazione inutili, soltanto per ottenere il contributo.

Il tutor e le tipologie di contratto

L’agenzia che cerca di ricollocare il lavoratore disoccupato può trovare per lui un contratto a tempo indeterminato o un’assunzione a termine, purché di durata superiore a 6 mesi. Il lavoratore che inizia il percorso di ricollocamento viene affidato a un tutor dell'agenzia che svolge anche delle funzioni di controllo: verifica cioè se il licenziato segue regolarmente i corsi di formazione e se è disposto davvero ad accettare le offerte di impiego. Qualora si rifiuti, perde il diritto all'indennità di disoccupazione.

Il nodo risorse

Una volta terminata a fese di sperimentazione, se i risultati saranno positivi, l’assegno di ricollocazione verrà esteso a una platea molto più vasta di lavoratori. Il problema sarà però trovare le risorse disponibili. Se ricollocare un disoccupato può costare fino a 5mila euro, per esempio, assistere 1 milione di persone può comportare una spesa per lo Stato sino a 5 miliardi di euro.

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