Difendere l’italianità, falso mito all’Ansaldo

La nazionalità non conta, l’importante è spiegare progetti e investimenti

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(Credits: ANSA/LUCA ZENNARO)

Giorgio Biscardini

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Vendita dell’Ansaldo: si ripropone lo sciagurato derby tra i difensori dell’italianità a tutti i costi e i fan del libero mercato globalizzato. Premessa: io non tifo per nessuna di queste due squadre. Se fossi Corrado Passera però chiederei ai soggetti interessati all’acquisto non tanto il loro passaporto, ma tre semplici cose. 1) Che progetto industriale avete da qui a 10 anni? 2) Quanti soldi pensate di investire in Italia? 3) Che cosa chiedete al nostro Paese se decidete di metterci i soldi?

Questo perché ci sono imprenditori italiani illuminati, ma anche altri con forte propensione alla speculazione. E ci sono stranieri che propongono seri programmi di sviluppo sul nostro territorio, ma anche altri che mirano a svuotare le aziende perché sono a caccia del loro brand o dei loro prodotti. No, dunque, alle guerre di religione sulla nazionalità delle imprese: vengano vendute a chi ha il piano industriale più convincente. La storia, fallimentare, delle acquisizioni in Italia in questi ultimi anni non può non averci insegnato nulla.

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