Economia

Debito pubblico: come evitare la procedura d'infrazione

La Commissione europea ha definito "giustificata" l'apertura dell'iter per la messa in mora del nostro Paese

Giuseppe Conte

Barbara Massaro

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Una partita sì tecnica, ma soprattutto politica quella cui l'Italia è chiamata a partecipare per evitare che l'Unione europea avvii la procedura d'infrazione definita "giustificata" dalla commissione UE per tre motivi.

Cosa ha detto la Commissione

Da quanto si legge nella relazione finale l'Italia non avrebbe rispettato il risanamento minimo dei conti pubblici previsto dalle regole europee, inoltre il debito pubblico è andato ulteriormente peggiorando e infine l'Italia è responsabile di "un progresso limitato" nell'adottare le raccomandazioni-paese dell'anno scorso.

Dopo la messa in mora l'Italia ha un mese di tempo per rimettere in mano ai conti pubblici e cercare di rientrare entro i paletti imposti dall'Europa che chiede che, nel 2020, la spesa pubblica venga ridotta dello 0,1% con un aggiustamento strutturale dei conti pubblici pari allo 0,6% del Pil.

Se questa sterzata non dovesse avvenire il nostro Paese andrebbe incontro a multe che potrebbero arrivare a coprire lo 0,2% del Pil per una cifra che si aggira intorno ai 3,6 miliardi di euro e questo avrebbe conseguenze devastanti per tutti gli italiani.

Cosa succede ora

Per evitare che questo domino faccia cadere la prima pedina innestando una pericolosa spirale per l'Italia non resta che sedersi al tavolo di Bruxelles e trattare. La dead-line è quella del 9 luglio quando l'Ecofin confermerà o meno l'avvio della procedura d'infrazione.

Prima di allora, tra 2 settimane, si pronuncerà il Comitato economico e finanziario.

Poi toccherà all'Eurogruppo dire la sua il 13 giugno a Lussemburgo. L'ultima parola, però spetterà ai Ministri delle Finanze dell'Eurozona che, l'8 luglio, decideranno se aprire formalmente la procedura, che verrebbe poi confermata dall'Ecofin del 9 luglio.

A sedersi ancora una volta attorno al tavolo dell'Europa saranno il Premier Conte e il Ministro delle Finanze Tria che faranno il tutto per tutto per evitare l'apertura della procedura d'infrazione.

Cosa chiede l'Europa, come risponde l'Italia

L'Europa tuona e chiede con urgenza una manovra correttiva che permetta al debito italiano di non proseguire al galoppo come sta facendo da diversi anni, ma dall'altra parte dello scacchiere, in Italia, si gioca una partita tutta politica che mette in gioco la credibilità stessa dell'esecutivo giallo verde perché metterebbe in discussione la Legge di Bilancio italiana con tutte le sue promesse: da Quota 100 al reddito di cittadinanza e alla flat tax che sono i cavalli di battaglia e le promesse politico elettorali di Lega e Movimento 5 Stelle.

La Lega, in particolare, tramite il suo leader Matteo Salvini, si è detta inflessibile: "Siamo qua per togliere le tasse non per metterne di nuovo". E il collega al Lavoro del Ministro dell'Interno ha aggiunto: "Ora dobbiamo necessariamente affrontare il tema della legge di bilancio che non prevede solo accordi di maggioranza ma la compattezza del governo per riuscire ad affrontare una grande sfida".

Di Maio e Salvini leggono la questione soprattutto in termini politici e specialmente il numero uno della Lega, forte del successo alle elezioni europee, ha chiosato: "Il voto alle europee è stato chiaro le regole vanno cambiate. Non possiamo andare lì col cappello in mano".

Chi sarà a decidere

La tensione a Palazzo Chigi è palpabile e a poco sono valse le parole del premier Conte che ha ribadito che, in ogni caso, finché le regole sono queste, vanno rispettate per quelle che sono. 

Del resto il debito pubblico italiano sono anni che procede alla deriva sforando i limiti e abbattendo sistematicamente i paletti: l'esecutivo comunitario ha calcolato il divario tra gli impegni di riduzione del debito e gli obiettivi raggiunti. Si tratta di una forbice ampia stimata del 5,8% del PIL nel 2016, del 6,7% nel 2017, del 7,6% nel 2018, del 9% nel 2019, e infine del 9,2% sempre del PIL nel 2020.

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