Crisi, i tre nodi da sciogliere per l'Italia

Per il consulente Cesare Mainardi, numero uno mondiale della Booz, il Paese deve capire che ruolo vuole avere

Cesare Mainardi, 50 anni, guida la società di consulenza Booz&Co. da un anno

Mattia Ferraresi

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Il problema non è dove vogliamo andare, ma cosa vogliamo essere. Si potrebbe sintetizzare così la filosofia strategica di Cesare Mainardi, ceo della Booz & Co., una delle più importanti società di consulenza al mondo. Nato e cresciuto a Roma, Mainardi si è trasferito negli Stati Uniti per studiare all’università e non è mai tornato sui suoi passi. Nel suo ultimo libro, Il vantaggio essenziale, scritto con Paul Leiwand e pubblicato in Italia dalla Franco Angeli, approfondisce il concetto di «coerenza strategica» che sta alla base di ogni storia di successo aziendale: il segreto non è occupare nuovi segmenti di mercato, inseguire mode e fenomeni passeggeri, trasformarsi in continuazione, ma trovare la propria identità e costruire su quella una strategia coerente.

Parlando con Panorama nel quartier generale della Booz & Co. a New York, Mainardi spiega che secondo i dati che ha elaborato negli anni «oltre la metà dei manager non ha fiducia nella propria strategia. Il motivo, spesso, è che le aziende cedono alla tentazione di buttarsi nei mercati che funzionano di più in un certo momento invece di domandarsi quali siano le loro qualità intrinseche, cosa possono fare meglio di chiunque altro. Questo è il vantaggio essenziale, il punto di partenza di una strategia di successo». E i criteri che valgono nel mondo del business, continua Mainardi, valgono anche per gli stati.

L’Italia, per esempio, «dovrebbe chiedersi seriamente cosa vuole essere, qual è il suo posto nel mondo, che contributo originale può dare. Tengo molto al Paese in cui sono nato, ma temo che non ci sia in Italia una discussione seria su questo livello. Abbiamo un grande passato e grandi talenti, però la nostra identità oggi ci sfugge; ed è la coscienza della nostra identità e del nostro ruolo che informa tutte le scelte, anche il modo in cui si taglia il budget».

Il ceo della Booz & Co. illustra le resistenze italiane ai cambiamenti con un aneddoto: «Qualche anno fa al World economic forum ho partecipato a un incontro sull’Italia con manager ed esperti di policy internazionali e italiani. Gli stranieri elencavano i soliti problemi del sistema, gli italiani erano sostanzialmente d’accordo con le analisi, però poi concludevano dicendo: non siamo messi poi così male. Ecco, “non siamo messi poi così male” non è una strategia per cambiare e per tornare a crescere».

Certo, l’impalcatura economica e giuridica non aiuta, e Mainardi sostiene che «un ambiente fiscale favorevole alle aziende, un sistema giudiziario funzionante e celere, regole del lavoro compatibili con il mercato ci aiuterebbero a uscire da questa situazione di stallo». Ma anche le riforme sono in qualche modo subordinate alla ricerca di quel «vantaggio essenziale» che è all’origine del successo.

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