Le famiglie italiane indebitate per oltre 500 miliardi

È il risultato di un'indagine della Cgia di Mestre che rivela come il dato sia cresciuto del 36,5% in quattro anni

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Antonella Bersani

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Gli italiani sono ricchi e possono reggere l’austerity, dicevano i tedeschi. Peccato che i dati che arrivano dall’andamento dei consumi, dall’erosione del risparmio e da ultimo dall’ente statistico della Cgia di Mestre sono tali da far vacillare anche la certezza (o luogo comune?) circa la solida razionalità teutonica. Negli ultimi 4 anni infatti, ci dice la Cgia di Mestre, l’indebitamento delle famiglie italiane è aumentato del 36,5 per cento.

Vuol dire che siamo più poveri? Di solito, l’indebitamento aumenta quando il denaro circola, quando le finanziarie pagano, le banche erogano i mutui e comunque quando il debitore crede con fiducia di potere ripagare i prestiti. Da un anno a questa parte però si nota una inversione di tendenza: il debito si riduce, passando dai 506, 2 del 2011 ai 501, 58 miliardi di oggi in valore assoluto  “e questo significa che gli italiani spaventati dallo spread, dalla crisi del lavoro e dal futuro preferiscono intaccare i risparmi e ammortizzare il debito relativo alla casa, alle ristrutturazioni  o a qualche altro bene di consumo per coprirsi le spalle e riservarsi rate meno care” spiega il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi.

Quello che adesso rischia di sfuggire a una prima analisi superficiale è l’effetto che un tale comportamento può avere sull’economia del Paese e il clima di sfiducia. In poche parole: erodere i risparmi significa il venire meno della principale ricchezza italiana , quella delle scorte bancarie dei suoi abitanti. Meno scorte significa meno spesa e di conseguenza economia nazionale stagnante. Un dato che già conosciamo. Soltanto pochi giorni fa l’Istat ha dimostrato quanto grave sia la crisi dei consumi. Gli italiani non spendono e le aziende produttrici chiudono. E i posti di lavoro saltano. E i risparmi spariscono.

L’ultima relazione di Bankitalia ha calcolato infatti che il risparmio degli italiani nel 2011 è sceso a 63 miliardi. L’Istat ci dice che nel 2012 la spesa media mensile è calata del 2,8 per cento , che cresce la percentuale di chi preferisce fare acquisti all’hard discount (dal 10,3 al 12,5%) e che ormai non si taglia più soltanto sui divertimento o sulle vacanze ma anche sull’acquisto del pane, della carne e del latte. “La volontà di liberarsi dei debiti per paura del futuro ha concorso a contrarre il reddito disponibile delle famiglie che, nel 2012, ha provocato un vero e proprio tracollo dei consumi: -4,3%” continua ancora Bortolusso “Niente a che vedere con quanto era successo negli anni precedenti: +0,1% nel 2011;  +1,5% nel 2010 e al -1,5% toccato nel 2009”.

Secondo le analisi della Cgia, l’indebitamento medio delle famiglie italiane è oggi di 19.387 euro, mentre le province più esposte con il sistema bancario sono quelle lombarde: al primo posto troviamo Lodi, con un dato medio per famiglia pari a 27.831 euro, seguono Monza-Brianza, con 27.628 euro, Milano, con 27.407 euro e Varese, con 25.968 euro. Niente a che vedere con gli importi che caratterizzano le realtà provinciali meno esposte con il sistema bancario: Vibo Valentia, con 9.094 euro, Enna, con 8.551 euro e l’Ogliastra, con 8.408 euro.

La statistica in questo caso ci dice che il debito resta alto proprio nelle città in cui i redditi sono più ricchi e l’occupazione più diffusa, ma non va inteso come un dato preoccupante. Piuttosto l’allarme che la Cgia lancia è un altro, quello che alle statistiche ufficiali sfugga l’aumento del debito sommerso: quei prestiti ufficiosi che rappresentano l’ultima spiaggia delle famiglie più bisognose. “La maggiore incidenza del debito sul reddito – è infatti la conclusione del segretario  - la riscontriamo nelle famiglie economicamente più deboli: è chiaro che con il progressivo aumento della disoccupazione e la conseguente riduzione del reddito disponibile questa situazione è destinata a peggiorare. Non dimentichiamo, inoltre, che in Italia esiste un ampio mercato del prestito informale che non transita per i canali ufficiali. Vista la forte contrazione degli impieghi bancari avvenuta in questi ultimi anni,  non è a escludere  che questo fenomeno sia in espansione, con il pericolo che la piaga dell’usura si diffonda a macchia d’olio.”

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