Economia

Crescita del pil, cosa serve ancora all'economia italiana

La ripresa del Paese è trainata dall’export e dai consumi. Gli investimenti continuano invece ad arrancare, almeno in certi settori come l’immobiliare

Fabbrica automobilistica

Andrea Telara

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L'ultimo ad alzare le stime, in ordine di tempo, è stato il Centro studi di Confindustria. Allineandosi alle previsioni degli organismi internazionali, anche gli analisti di Viale dell'Astronomia hanno rivisto leggermente al rialzo le stime sulla crescita del pil in Italia, portandole all'1,5%, due decimi di punto in più rispetto a quanto calcolato in precedenza.

Anche per Confindustria, insomma, l'economia italiana viaggia meno lenta delle attese, anche se non certo a ritmi impetuosi. Ma cos'è che oggi spinge il pil più in alto del previsto? Un'analisi dettagliata sulle ragioni della crescita le ha fatte qulache settimana fa l'economista Francesco Daveri dalle pagine del sito web Lavoce.info.

Export col turbo

In particolare, Daveri ha analizato varie voci di cui si compone oggi il prodotto interno lordo italiano e le ha messe a rapporto con quelle del 2008, il terribile anno in cui è iniziata la crisi economica internazionale. Se confrontiamo il quadro di 9 anni fa con quello di oggi, vediamo infatti che i consumi sono tornati più o meno allo stesso livello precedente alla crisi (sono attorno al 98%).

Un'altra voce che incide in maniera significativa sul pil, le esportazioni, è addirittura superiore del 7% rispetto al 2008. Segno evidente che il made in Italy è andato forte e molte aziende della Penisola hanno fatto soldi all'estero, per compensare l'andamento un po' asfittico del mercato interno.


Investimenti a singhiozzo

C'è invece una voce dell'economia italiana che, seppur in ripresa, continua a essere ben al di sotto dei livelli pre-crisi. Si tratta degli investimenti, una componente del pil che oggi è pari al 78% di quella che si registrava invece nel 2008. La colpa, sostiene Daveri, è in primis dell'andamento flebile del mercato immobiliare ?dove sono tornate le compravendite, ma senza una ripartenza dei prezzi dopo il crollo degli ultimi anni?.

Sull'andamento flebile del mercato del mattone, soprattutto nel segmento degli immobili non residenziali (negozi, uffici, capannoni), per Daveri pesano negativamente alcuni disincentivi regolatori, oltre alle tasse e al macigno dei tanti immobili vuoti o invenuti che non esistevano negli anni passati.

C'è dunque da augurarsi che il settore immobiliare torni a dare qualche soddisfazione agli italiani visto che, nello stesso tempo, il governo sta tentando di stimolare gli altri investimenti, quelli indutriali, con misure temporanee come il piano per l'industry 4.0, che però è destinato a giungere al termine. Alla fine, insomma, bisogna sperare sempre in lui: il vecchio e caro mattone che un tempo piaceva tanto ai nostri connazionali.


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