Economia

Minibot e Crediti d'impresa: il problema è a monte

Non si tratta tanto di come pagare i debiti della pubblica amministrazione, ma piuttosto di capire perché i tempi sono così lunghi

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Barbara Massaro

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Non si tratta tanto di un problema di liquidità, quanto piuttosto di burocrazia. E' intorno all'elefantiaca macchina burocratica italiana che si gioca la partita più difficile per dar forma a quello snellimento amministrativo che faciliterebbe anche una maggiore velocità nel saldo dei fornitori da parte della pubblica amministrazione.

Che, quindi, le aziende esigano la risoluzione del credito attraverso bot, minibot o quelle linee di credito rese, per legge, disponibili da Cassa Depositi e Prestiti è tutto sommato relativo proprio perché il problema è a monte.

Il nocciolo della questione

"Le procedure di liquidazione di una fattura - spiega a Panorama.it Gianluca Garbi, amministratore delegato di Banca Sistema - prevedono una serie di controlli da parte delle pubbliche amministrazioni che discendono da n. normative - legge sugli appalti, anti corruzione, anti mafia, eccetera - pertanto prima che un funzionario pubblico decida di firmare il decreto di pagamento vuole assicurarsi che tutte le verifiche siano state fatte in maniera corretta e si tratta di verifiche che hanno dei tempi lunghi".

E poi aggiunge: "Quello della riscossione dei crediti da parte delle imprese è quindi un tema burocratico che non ha nulla a che vedere con un problema di liquidità. Il problema è che le PA hanno tempi burocratici che discendono da una serie di normative stratificate nel tempo ognuna fatta per validissime ragioni, ma tutte queste cose incrementano tempi e controlli per arrivare alla liquidazione della fattura. Una volta che la fattura viene liquidata passa alla ragioneria dell'ente che nel giro di poco effettua il pagamento".

Non è un problema di liquidità

Non solo: "Se da un lato i ritardi dei pagamenti rappresentano un problema perché l'impresa deve anticipare la liquidità dall'altro non sono una novità e le imprese fornitrici conoscono i tempi lunghi degli enti locali e, normalmente, adeguano i prezzi delle forniture tenendo conto dei costi economici derivati da questi ritardi e quindi alzando il prezzo della fornitura stessa.

Questo giustifica perché sul territorio nazionale ci siano situazioni in cui identici prodotti hanno prezzi diversi se venduti a questo o quell'ente. Lo stesso prodotto se venduto a un soggetto che mi paga a 30 giorni avrà un prezzo, a un soggetto che mi paga a 160 giorni ne avrà un altro. Si tratta di una corretta prezzatura del tempo d'attesa da parte delle aziende".

Come funziona il saldo del credito

Ancora Garbi spiega che l'attuale esecutivo ha istituito specifiche linee di credito che da Cassa Depositi e Prestiti vengono attivate verso gli enti locali. "Tutti i crediti - dichiara Garbi - che hanno finito il loro processo di liquidazione possono essere pagati attingendo alle linee di credito che CdP. Il vero problema è la differenza di percezione del credito tra aziende fornitrici e Stato".

Secondo i dati della CGIA di Mestre, infatti, i crediti d'impresa valgono 53 miliardi di euro di fatture insolute della PA, mentre i dati che arrivano dal Mef parlano di circa 20 miliardi. E gli altri 30?

L'AD di Banca Sistema ha la risposta: "Se io ente pubblico ricevo la fattura la metto in liquidazione, ma la pago dopo aver finito il processo di liquidazione e dopo aver accertato che la fattura sia certa liquida ed esegibile e quindi pagabile. Invece i fornitori riferiscono la cifra al lordo".

E poi aggiunge: "La differenza di quei 30 miliardi che ballano non verranno pagati nemmeno se emettono super euro, monete del Monopoly o gettoni d'oro perchè finché non finisce il processo interno di liquidazione non ci sarà mai nessun funzionario pubblico che si prenderà la responsabilità di pagare un qualcosa senza sapere che quella cosa effettivamente deve essere pagata".

Il timore della svalutazione del credito

"La preoccupazione, ma io spero di essere smentito - continua Garbi - è che se io pago un debito con un altro debito (cioè con un bot) io mi aspetto che il debito che mi viene pagato non venga svalutato e che io il giorno stesso possa vendere i bot e possa portare a casa gli euro che l'ente debitore mi doveva.

Se io, invece, accetto i bot ma il giorno stesso valgono l'80% del valore del debito allora non si sta parlando di un pagamento dei debiti della PA, ma si sta chiedendo un saldo e stralcio dell'ammontare dei debiti. Il tema è che qualunque strumento di pagamento scelto dalla PA deve avere un mercato e deve essere possibile liquidarlo il giorno dopo".

E fare questo è possibile, conclude Garbi: "Perché i crediti possano essere cartolarizzati, però, devono essere certi, equi ed esigibili. Parlare di cartolarizzazione di crediti non può prescindere dal processo di controllo del credito. Questo processo deve arrivare a termine, a quel punto il debito si può cartolarizzare, ovvero cedere e le banche li comprano tranquillamente". 

C'è infine un'altra possibilità: "Lo Stato potrebbe decidere di essere lui a pagare: emette i bot, prende la liquidità di cui avrebbe bisogno e paga. Quello, però, di cui l'Italia avrebbe davvero bisogno è di una sburocratizzazione dei tempi di riscossione anche se la maggior parte delle normative che allungano così tanto i tempi sono state fatte con uno scopo diverso ovvero quello di ridurre i fenomeni corruttivi, di infiltrazione mafiose e così via. Leggi sacrosante, ma che generano il cortocircuito cui stiamo assistendo".

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